Burqa e niqab vietati da Maroni, battaglia in Tribunale

MILANO - La delibera anti burqa e niqab della Regione Lombardia finisce in tribunale. Tre associazioni -Asgi, Avvocati per Niente
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MILANO – La delibera anti burqa e niqab della Regione Lombardia finisce in tribunale. Tre associazioni -Asgi, Avvocati per Niente e Naga-, presentano oggi un ricorso per discriminazione al Tribunale di Milano. Secondo le associazioni, il provvedimento del Governatore Maroni è contrario all’articolo 117 della Costituzione, alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) e agli articoli 43 e 44 del Testo unico sull’immigrazione.

Dafghanistan-burqaato che la delibera regionale vieta di stare negli edifici pubblici con il volto coperto per motivi di sicurezza, gli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri sostengono che, in base all’articolo 117 della Costituzione, “la Regione non ha alcuna competenza a emanare disposizioni in materia di sicurezza pubblica e tanto basterebbe a dar conto dell’illegittimita’ della delibera”. Non solo, esiste gia’ una norma, la 152 del 1975 all’articolo 5, che regola la materia e prevede che per motivi religiosi è possibile coprirsi il volto anche in pubblico. “La delibera regionale pretenderebbe di riscrivere la norma nazionale” sottolineano gli avvocati delle associazioni. Un’assurdità dal punto di vista giuridico. Inoltre la delibera viola il diritto a professare liberamente la propria religione e il “diritto di accesso a servizi offerti al pubblico e a prestazioni sociali che attengono alla tutela della salute, della famiglia e della vita e che devono invece essere messe a disposizione della collettivita’ senza alcuna distinzione attinente la sfera personale dei destinatari”.

Dal ricorso emerge che la delibera di Maroni è un concentrato di violazioni non solo di altre leggi ma anche di sentenze già emesse dai tribunali italiani. In particolare, la sentenza del consiglio di Stato del 2008 in cui i giudici affermano che “un divieto assoluto vi è solo in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperta al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. Negli altri casi, l’utilizzo di mezzi potenzialmente idonei a rendere difficoltoso il riconoscimento e’ vietato solo se avviene “senza giustificato motivo”” e “il velo che copre il volto, o in particolare il “burqua” …. costituisce attuazione di una tradizione di determinate popolazioni e culture e il suo utilizzo non è generalmente diretto ad evitare il riconoscimento”.

burkaBenchè “la delibera non fornisca sul punto alcuna motivazione -scrivono gli avvocati Guariso e Neri- deve ritenersi che la connessione tra velo e sicurezza attenga esclusivamente alla questione della identificazione della persona (non certo alla questione del vestito in se stesso, posto che armi o qualsiasi altro oggetto rilevante ai fini della sicurezza possono assai piu’ agevolmente essere trasportate sotto un cappotto o qualsiasi altro vestito di una certa ampiezza). Orbene il fine della identificazione, come appunto ricorda la citata pronuncia del Consiglio di Stato puo’ agevolmente essere perseguito mediante la richiesta, caso per caso, di consentire l’identificazione rimuovendo il velo, richiesta alla quale qualunque privato, ove richiesto da un agente di pubblica sicurezza, deve ottemperare”. La delibera regionale è inoltre discriminatoria perchè impedisce alle donne che indossano il burqa o il niqab di accedere agli ospedali e anche nelle case Aler (quindi in teoria anche di entrare in casa propria se sono affittuarie di un alloggio popolare). Si è di fronte quindi alla violazione del “diritto alla pratica religiosa” e del “diritto di accesso a servizi offerti al pubblico e a prestazioni sociali che attengono alla tutela della salute, della famiglia e della vita e che devono invece essere messe a disposizione della collettivita’ senza alcuna distinzione attinente la sfera personale dei destinatari”. Chiedono che il giudice ordini al Governatore della Lombardia di revocare la delibera e di pubblicare la sentenza sul sito della Regione e nei luoghi pubblici dove ora e’ invece affisso il cartello che vieta alle persone di entrare se hanno il volto coperto con un burqa o un niqab.

(www.redattoresociale.it)

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