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Vecciarelli: “La Difesa sia faro di tecnologia e innovazione, recuperare leadership”

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Il Generale Farina: "Con il binomio Difesa-industria possiamo essere al passo degli altri Paesi"
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ROMA – “In passato siamo stati faro di innovazione e tecnologia, a mio avviso ora stiamo perdendo campo. Dobbiamo chiederci se possiamo essere ancora faro per il futuro”. Lo dice il Generale Enzo Vecciarelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa intervenuto al webinar ‘Sinergie esercito e industrie Difesa’ nella biblioteca Militare centrale di Palazzo Esercito a Roma.

Dobbiamo recuperare quella leadership che sta passando nelle mani della società civile– osserva Vecciarelli -le loro esigenze stanno per esser concretizzate meglio e ad un costo inferiore”. Secondo Vecciarelli bisogna “identificare le nostre esigenze, sopperendo con la qualità alla quantità”. Qualora l’industria nazionale “ci garantisse solidità, allora saremmo faro di riferimento e motore dello sviluppo economico”, altrimenti “se non riuscissimo a consolidare coi fatti questo significato ne emergerebbe una visione altisonante e stereotipata”. Per il futuro, conclude Vecciarelli, “abbiamo bisogno di una rete sicura entro cui far nascere le piattaforme, che saranno sempre più piccole”.

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FARINA: “SINERGIA CON L’INDUSTRIA PER STARE AL PASSO COI TEMPI”

“Innovazione e cambiamento hanno sempre caratterizzato il rapporto tra industria e difesa. Di diverso ora c’è la velocità, la rapidità con cui dobbiamo rispondere ai cambiamenti della tecnologia e alle relative minacce. È opportuno dominare il processo del cambiamento. Con il binomio Difesa-industria possiamo essere al passo degli altri Paesi”. Lo dice il Generale Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, intervenuto al webinar. “È un percorso iniziato tempo fa e che prosegue oggi- spiega Farina- grazie al supporto del ministero e del governo, che portano avanti i temi della Difesa, siamo riusciti ad avere una prospettiva importante, con volumi finanziari che possono supportare nei prossimi anni queste capacità”. Per le sinergie future, ipotizza Farina, ci sarebbe anche la possibilità di avere “un distacco su autorizzazione governativa di nostri ufficiali, particolarmente capaci, che possono essere inseriti nell’industria e poi riportati successivamente nella Difesa”, conclude.

SANDRI: “‘PROSPECTA’ VALORIZZA PROGETTI DI RICERCA”

“Si chiama ‘Prospecta’ ed è un documento che cerca di concretizzare gli importanti risultati raggiunti” nella sinergia tra forze armate e industria, “un prezioso strumento che contiene informazioni su ciò di cui la forza armata ha bisogno per fronteggiare le nuove sfide facendo sistema con l’industria”, sottolinea il Colonnello Paolo Sandri, Capo Ufficio Innovazione dell’Esercito. Il documento sintetizza obiettivi operativi ad tecnologia delle forze armate per i prossimi quindici anni e permetterà all’industria di valorizzare le proprie idee e progetti di ricerca. Obiettivo: individuare le strategie necessarie per sfruttare al meglio gli investimenti, “attraverso un approccio più agile di difesa e tecnologia, è un’agenda che fonde i contributi nei campi di ricerca e innovazione”, spiega Sandri. Attraverso esperienza e know how vengono analizzate tecnologie e rischi legati all’uomo-macchina. “Sulla scorta di esempi virtuosi, non ultimi alcuni in Sardegna- termina Sandri- vorremmo distribuire ‘Prospecta’ a tutti i comandanti territoriali per stimolare ulteriori iniziative. Il documento non ha punti di arrivo ma rafforza di pari passo l’investigazione congiunta di tutte le forze”.

VICARI: “VISIONE E PRAGMATISMO NEL RAPPORTO CON INDUSTRIA”

“La scala dei tempi è cambiata, non ci dobbiamo far trovare impreparati nel rapporto tra difesa e industria. Costantemente si pone il problema dell’ammodernamento dei sistemi, sono aspetti che impattano sui costi e sulle difficoltà di impiego dei sistemi stessi”, spiega il Colonnello Andrea Vicari, Capo Ufficio Pianificazione Generale dell’Esercito.
“Le priorità dell’esercito- ricorda Vicari- sono comando e controllo, ingaggio, e protezione delle forze. Per poter adottare uno sviluppo omogeneo di tutte le componenti, che deve essere orientato a risolvere i problemi di chi piu è esposto, bisogna cambiare paradigma e non dobbiamo essere schiavi della tecnologia”. Secondo Vicari “dobbiamo sempre chiederci se, una volta applicata la tecnologia, a quel soldato semplifichiamo o complichiamo la vita”. Per questo, osserva il Colonnello, “servono visione e pragmatismo. La scala di ricerca e sviluppo deve essere compatibile con la scala dei tempi”.

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