A Roma mancano poteri e risorse, e quindi i candidati

scalinata campidoglio
Si vota tra pochi mesi, ma la campagna elettorale è pressoché deserta
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ROMA – Se Roma avesse riconosciuti poteri e risorse ci sarebbe un fiorire veloce di candidati a sindaco. Si vota tra circa quattro mesi e, caso unico nella storia politica della città, gli schieramenti di centrosinistra e centrodestra, accreditati per giocarsi il destino della città al ballottaggio, ancora non hanno un nome da gettare nella mischia. Solo tante ipotesi, nulla più. Dalle suggestioni David Sassoli e Roberto Gualtieri per il Pd, agli antichi amori come Guido Bertolaso per Forza Italia, Lega e Fdi. Gli unici in campo, al momento, sono l’uscente Virginia Raggi e l’ex ministro Carlo Calenda. Agli altri, per il momento, manca il coraggio. Che deve essere in abbondanza, considerati i tanti capitoli aperti a cui trovare una soluzione, dai trasporti ai rifiuti, fino alla ripresa delle attività produttive spazzate via dal Covid. E invece ancora mancano i nomi, e soprattutto i programmi. Un sindaco da solo può rimettere in sesto la città? Molto difficile, forse ci vorrebbe una squadra di amministratori volenterosi, che lavori a Roma senza secondi fini politici, dalla mattina alla sera. Ma senza poteri e risorse nessuno ce la può fare. E il tavolo ‘tricamerale’ promosso da Raggi, un po’ troppo a ridosso delle elezioni, tra Campidoglio e Parlamento? Rischia di restare impantanato nella crisi di governo. Proprio domani, nel giorno in cui ricorrono i 150 anni della proclamazione di Roma a Capitale d’Italia, era in programma l’audizione di Raggi e dei gruppi consiliari in commissione Affari costituzionali della Camera. Tutto saltato per l’opposizione di Forza Italia e della Lega. Un’altra lite, oltre a quella in corso nella maggioranza di governo, che produrrà il risultato di lasciare tutto uguale a stesso. E allora sarà sempre più difficile trovare un sindaco super-eroe.

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