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Vaccino, Bertolaso: “Entro giugno a tutti i lombardi, ma se mancano forniture…”

guido bertolaso
"Febbraio e marzo saranno ancora mesi difficili per gli approvvigionamenti, ma da aprile io credo che saremo inondati di vaccini"
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MILANO – “Vaccinare 10,5 milioni di lombardi entro la fine giugno è fattibile, e ce la faremo”. Parola di Guido Bertolaso, il superconsulente ingaggiato “a zero euro” (per sua stessa ammissione) dalla Regione Lombardia per gestire la campagna di vaccinazione anti-covid sul territorio, in quella che lo stesso Bertolaso definisce “la più grande operazione di protezione civile mai realizzata in Italia”.

Sette giorni su sette, 24 ore al giorno, per raggiungere l’obiettivo: “Febbraio e marzo saranno ancora mesi difficili per gli approvvigionamenti– sottolinea l’ex capo della protezione civile- ma da aprile io credo che saremo inondati di vaccini”. I problemi maggiori secondo Bertolaso verranno dal fatto che, essendoci 4 o 5 tipi di vaccini diversi, andrà organizzata al meglio la parte logistica “coinvolgendo tutti, dal governatore, all’usciere dell’ultimo Comune al confine con Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna”.

La presentazione ufficiale del superconsulente avviene a Palazzo Lombardia, dove Bertolaso spende alcune parole per appellarsi ai medici: “Non deve essere il soldo lo stimolo che spinge a voler vaccinare”, dice, ma “piacere, motivazione, dovere”, dopodiché “se ti danno due lire va bene”, ma non è quella la priorità.

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BERTOLASO: MI NEGANO CONSULENTI MA NON DOBBIAMO DIVIDERCI

“In questi mesi non siamo stati bravissimi, ma adesso che abbiamo vaccini ci dividiamo e ci mettiamo a discutere?”. A chiederselo il superconsulente lombardo Guido Bertolaso, incaricato dal governatore Attilio Fontana e dall’assessore regionale al Welfare Letizia Moratti, che racconta le difficoltà riscontrate, dopo la chiamata ricevuta dalla giunta regionale, nel reperire rinforzi da portare in Lombardia per il piano vaccinale anticovid.

Molti direttori generali dei ministeri hanno negato l’ok a ‘distaccare’ a Milano personale di fiducia dell’ex capo della protezione civile, ha raccontato Bertolaso, “perchè tu, Guido, sei in contrapposizione al governo”.

“Volevo dirvi che il coronavirus è democratico e non ha tessere di partito”, replica Bertolaso dicendosi stupito, e non ci deve essere alcuna contrapposizione in questo periodo: “Non vengo a vaccinare Moratti e Fontana ma 10,5 milioni di italiani residenti in Lombardia”.

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BERTOLASO: SERVE UN DL PER SPECIALIZZANDI E VOLONTARI

Serve “un decreto legge” che chiarisca sulle linee guida per attuare il piano nazionale di vaccinazione. La proposta ha la firma di Guido Bertolaso, nominato dalla Regione responsabile della campagna vaccinale della Lombardia. “Risolveremmo il problema degli specializzandi, quello dei medici in pensione, quello dello stoccaggio e quello dei volontari di protezione civile: in questo momento anche se stiamo affrontando la lotta alla pandemia, i volontari non sono autorizzati a svolgere protezione civile per questo tipo di finalità“, precisa Bertolaso, specificando che il volontario in queste situazioni non può lasciare il proprio lavoro e che non potrebbe essere autorizzato dal suo dirigente neanche se lo volesse.

Insomma, le difficoltà sono molteplici, dice infine Bertolaso, che ringrazia anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che lo chiamò quand’era in ospedale per essersi ammalato durante la prima ondata e che “sta gestendo la crisi da solo”. Tuttavia “io sono pronto come sempre a spendermi per il paese– chiosa- “anche se mi tirano per la giacchetta, resto sempre un uomo delle istituzioni e dello Stato”.

BERTOLASO: FORNITURE CERTE, ALTRIMENTI ANDIAMO IN CRISI

“Chi fa davvero protezione civile sa bene che oltre ad organizzare il piano canonico, deve avere piano B, C, D e prepararsi al peggio. Stiamo preparando scenari sia in caso di problemi di personale, sia in caso di mancanza di vaccini, il che sarebbe insormontabile“, aggiunge Bertolaso che insiste sulla celerità degli approvvigionamenti. “Bisogna avere forniture certe- sottolinea- perché se noi siamo soggetti a schizofrenia di queste imprese (Pfizer, AstraZeneca, etc.)capirete che anche l’organizzazione più precisa e teutonica può andare in difficoltà”.

BERTOLASO: USARE FIERA MILANO? AL MASSIMO UN’ALA

“Stiamo parlando di pere e mele”. Secondo il superconsulente lombardo al piano vaccinale Guido Bertolaso, la propria esperienza relativa all’ospedale in fiera non è minimamente paragonabile a questa nuova esperienza come gestore della campagna vaccinale anticovid.

“L’ospedale doveva rispondere a un’esigenza specifica per la seconda ondata, ed era un’iniziativa comunque, seppur voluta dalla Regione, realizzata con fondi privati”. Ora la struttura in Fiera “sta funzionando a pieno ritmo, in 3 mesi ha trattato oltre 250 casi di rianimazione, con Civitanova (nelle Marche, ndr) parliamo di oltre 500 persone trattate dalle due strutture. Qui è un’operazione di carattere nazionale, istituzionale”. Sulle strutture già individuate per la campagna, per l’ex capo della protezione civile è presto: “Diciamo che prevediamo strutture molto grandi sul tipo di un’ala del padiglione fiera e una serie di strutture modulari”, mentre altre sono in corso di identificazione.

“Abbiamo chiesto ai sindaci di proporre spazi”, aggiunge, chiarendo di aver bisogno delle proposte degli amministratori locali, i quali conoscono meglio le loro realtà.

BERTOLASO: IO CANDIDATO SINDACO? IN LOMBARDIA PER COSE PIU’ GRAVI

“Ne so quanto voi e comunque siamo in Lombardia e ci stiamo occupando di una cosa molto più grave di quello che lei sta dicendo“. Il neo superconsulente lombardo per il piano vaccinale anticovid, Guido Bertolaso, durante la propria presentazione a Palazzo Lombardia glissa così alla domanda se il suo impegno in Lombardia lo distolga definitivamente da una sua eventuale candidatura a sindaco di Roma con il centrodestra.

“Siamo tutti polarizzati per combattere e sconfiggere il virus, altri argomenti oggi non sembrano appropriati oggi“, aggiunge.

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