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Etiopia, l’Onu: “Nel Tigray irreperibili 20.000 rifugiati eritrei”

L'Unhcr dopo la distruzione di due campi nel corso del conflitto
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di Brando Ricci

ROMA –  Sono almeno 20.000 i rifugiati eritrei di cui si sono perse le tracce dopo che due campi profughi nella regione etiope del Tigray sono stati distrutti durante il conflitto che ha avuto luogo nella regione lo scorso novembre. A denunciarlo è l’Alto commissariato della Nazioni Unite per i rifugiati, (Unhcr). Stando a quanto ha affermato l’agenzia dell’Onu, i profughi dispersi sono scappati dai campi di Hitsats e Shimelba, rimasti distrutti nelle ostilità tra forze armate etiopi e truppe leali al Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf), il partito che controllava la regione. Circa 3.000 delle persone che erano ospitate nelle due strutture hanno trovato riparo nel campo di Mai Aini, più a sud sempre nel Tigray. La scorsa settimana si è recato in visita nella struttura, il cui accesso agli operatori umanitari è stato ristabilito il mese scorso, anche il direttore dell’Unhcr, l’italiano Filippo Grandi. Il dirigente dell’Onu, che ha definito la situazione nel Tigray “molto grave e molto urgente”, ha riferito che molti rifugiati hanno raccontato di “essere rimasti coinvolti negli scontri a fuoco, e anche rapiti e rimpatriati a forza in Eritrea” da membri delle forze armate di Asmara. Grandi ha per tanto esortato il governo del primo ministro Abiy Ahmed a impegnarsi di piu’ per “rendere al minimo ed eliminare l’impatto sui civili di questa situazione”. L’offensiva che ha coinvolto il Tigray, che si trova al confine con l’Eritrea e con il Sudan, è iniziata lo scorso 4 novembre ed e’ stata dichiarata conclusa da Addis Abeba il 28 dello stesso mese con la presa del capoluogo Macallè. Stando ai dati Onu, il conflitto ha prodotto oltre 100.000 rifugiati, di cui circa 60.000 sarebbero fuggiti in Sudan.

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