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Stati Uniti, Biden minaccia sanzioni economiche al Myanmar

Biden in qualità di vicepresidente dell'amministrazione dell'ex presidente Barack Obama era stato uno dei principali sostenitori del governo di Suu Kyi
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ROMA – Gli Stati Uniti hanno minacciato di tornare a imporre sanzioni economiche al Myanmar a fronte della “regressione nel processo verso la democrazia” provocata dal colpo di stato militare che si è verificato ieri. Lo ha reso noto il presidente Joe Biden, che in un comunicato ha inoltre affermato che Washington “sta prendendo atto di chi sta dalla parte del popolo birmano in queste ore difficili”. Nella giornata di ieri le forze armate birmane, il cosiddetto Tatmadaw, ha arrestato la presidente de facto Aung San Suu Kyi e diversi dirigenti del suo partito, la National League for Democracy (Nld), trasferendo i poteri al comandante in capo dell’esercito, Min Aung Hlaing, e dichiarando uno stato di emergenza dalla durata prevista di un anno.

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Biden, che in qualità di vicepresidente dell’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama era stato uno dei principali sostenitori del governo di Suu Kyi, ha definito il golpe “un assalto diretto alla transizione verso la democrazia e lo stato di diritto” del Paese sud-orientale. Biden, con un comunicato, ha ricordato che gli Usa “hanno rimosso le sanzioni al Myanmar nel corso della scorsa decade a fronte di progressi verso la democrazia”, ma che questa decisione “può essere rivista immediatamente”.

Sanzioni individuali e misure restrittive americane contro il massimo dirigente del Tatmadaw, nominato da ieri massima carica dello Stato, erano già in vigore dal 2019.
L’inquilino della Casa Bianca ha poi fatto appello alla comunità internazionale esortandola a “unirsi in una sola voce per fare pressione sui militari birmani affinchè lascino il potere e liberino gli attivisti che hanno arrestato“. La Casa Bianca si è già messa in moto in questo senso. Stando alla portavoce della presidenza Jen Psaki, Washington ha avuto nelle ultime ore colloqui “serrati” sul Myanmar con i suoi “alleati”.

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