RIMINI – Quella mattina Manuela Bianchi ha suonato alla sua porta per dirgli che c’era una persona forse morta nel vano ascensore del garage e che poteva essere sua madre. È il giorno della quinta udienza del processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, al tribunale di Rimini, e – conclusa la deposizione di Loris Bianchi, iniziata la settimana scorsa- in tarda mattinata è il turno di Ion Nastas, ragazzo moldavo, vicino di casa della vittima.
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QUELL’URLO SENTITO LA NOTTE PRIMA DEL RITROVAMENTO DELL’ANZIANA
Nastas è il primo dei dieci residenti del condominio di via del Ciclamino chiamati al banco dei testimoni nel processo che vede come unico imputato Louis Dassilva, altro vicino di casa della 78enne brutalmente accoltellata tre anni fa ed ex amante della nuora della vittima. L’inquilino del primo piano ha quindi raccontato cosa è successo la mattina del 4 ottobre 2023, quando è stato rinvenuto il corpo dell’anziana nel garage sotterraneo del condominio da Manuela Bianchi, nuova di Pierina. La sua testimonianza era volta a cercare conferme o a portare alla luce incongruenze rispetto le dichiarazioni rese della donna nell’incidente probatorio su quanto successe quella mattina.
Il testimone ha rivelato che la sera del 3 ottobre aveva effettivamente udito un grido: “Sentii urlare ma pensai fossero dei ragazzi che giocavano”, ha detto alla corte. Quindi ha riferito che l’indomani, intorno alle 8.15-8.20, Manuela Bianchi ha suonato il suo campanello, dicendogli che al garage aveva visto il corpo di una donna, senza riconoscerla, e che poteva essere sua madre. I due insieme si sono diretti al piano -1 prendendo le scale.
“ODDIO È MIA SUOCERA”
Mentre scendevano i gradini, il moldavo ha spiegato di aver sentito attivarsi l’ascensore da cui poi è uscito Dassilva che “al tempo- ha precisato- non sapevo come si chiamasse”. Il senegalese si è quindi unito a loro due, mettendosi in mezzo. Il racconto è andato avanti accompagnato dall’ascolto delle due telefonate fatte da Manuela ai soccorsi con il cellulare del moldavo. Nel vano nel seminterrato non funzionava la luce, ha proseguito il testimone, per cui: “Ho illuminato lo spazio buio con la torcia del telefonino- ha detto Nastas- In quel momento Manuela si è protesa sul corpo dell’anziana e ha esclamato: ‘Oddio è mia suocera! Perché mi capitano tutte a me!’”. Infine il moldavo ha aggiungo che nelle occasioni in cui è stato nel garage, nessuno dei tre presenti ha toccato il cadavere di Pierina. Una versione diversa da quella riferita da Dassilva che ha invece ammesso di aver toccato il collo dell’anziana per verificare se fosse ancora in vita.
IL GIALLO DELLA GONNA STRAPPATA
Un emerso un altro dettaglio: Nastas ha riferito che Manuela Bianchi, quando è andata ad avvisarlo, gli aveva riferito di non aver riconosciuto chi fosse la donna riversa a terra, ma che avesse comunque notato che la sua gonna era stata strappata. Mentre il testimone ha spiegato che, una volta recatosi nell’androne, senza luce, era troppo buio e lui non si era accorto di questo particolare, prima di visionare il corpo con la luce del cellulare.
LA SVOLTA SULL’INCIDENTE DI GIULIANO SAPONI: COSA DICE LA PERIZIA DI PARTE
L’udienza di oggi arriva a pochi giorni di distanza da una decisione presa dalla magistratura riminese su una vicenda parallela, ma che potrebbe avere una qualche suggestiva connessione con il processo in corso, ovvero l’incidente stradale in cui è rimasto gravemente ferito, qualche mese prima dell’omicidio della madre, Giuliano Saponi, figlio di Pierina e marito di Manuela Bianchi.
L’episodio era stato derubricato come incidente stradale appunto. Qualche giorno fa invece la gip Raffaella Ceccarelli ha disposto nuove indagini, accogliendo l’opposizione presentata dagli avvocati Marco e Monica Lunedei, legali della famiglia Saponi, contro la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.
A portare al cambio di prospettiva sarebbero i risultati di una perizia di parte, commissionata dalla famiglia, secondo cui Saponi non sarebbe stato investito, mentre andava in bicicletta, da un veicolo in fuga, ma colpito di proposito con un oggetto contundente, simile a una mazza. Si sarebbe trattato quindi per i consulenti di parte di un vero e proprio agguato, non di un incidente, che lasciò poi Saponi in coma e soggetto a dei pesanti vuoti di memoria al suo risveglio. Nel provvedimento firmato dalla giudice, si invita la Procura a disporre nuovi accertamenti oppure a valutare un incidente probatorio con la nomina di un perito terzo, super partes, per fare luce definitivamente su quanto successo.




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