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All’Istituto dei Ciechi di Milano si studia l’arte con la tecnologia 3D

Il direttore scientifico dell’istituto Franco Lisi: “Noi dobbiamo rendere accessibile ciò che nella realtà non lo è”
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MILANO – Come permettere a una persona cieca o ipovedente di godere di un’opera d’arte o di studiare le forme di un’architettura? All’Istituto dei Ciechi di Milano hanno pensato di farlo (peraltro “con successo”) creando “delle repliche” grazie all’uso della stampante 3D. A raccontarlo alla ‘Dire’ è il direttore scientifico dell’istituto Franco Lisi, che spiega: “Noi dobbiamo rendere accessibile ciò che nella realtà non lo è” dal momento che “non possiamo toccare molte opere protette o soggette a deterioramento”. Ed è proprio per questo che “stiamo facendo appositi corsi di formazione per i nostri operatori”.

L’idea, infatti, è già realtà. Nel laboratorio didattico di via Vivaio, ad esempio, c’è una riproduzione 3D di un importante crocefisso. E l’opera d’arte, così, diventa fruibile. “L’innovazione- chiarisce Lisi- sta nel saper creare oggetti che rispondono alla capacità del tatto di discriminare i particolari, le linee, le forme”. Il punto cruciale, prosegue il direttore scientifico, ruota attorno al concetto secondo il quale la macchina aiuta a generare “accessibilità” e “inclusione scolastica” per “i nostri 450 ragazzi” grazie a “materiali didattici appositamente creati”.

Un orgoglio per il presidente della scuola Rodolfo Masto, il quale colloca il pluricentenario istituto tra i principali “riferimenti europei” per “la progettazione e la distribuzione di materiale didattico per ciechi”. Tale progetto, commenta, si inscriverebbe perfettamente in quella che definisce “un’attenzione particolare per la creazione degli ausili” cioè quegli strumenti cosiddetti tiflodidattici che “danno la possibilità alle persone non vedenti di conoscere la realtà” circostante: vanno immaginati come delle tavole su cui sono riprodotti in rilievo oggetti di uso comune ma anche edifici storici, il Duomo ad esempio.

L’introduzione della stampante 3D, quindi, consente non solo “di perfezionare questi strumenti” ma anche “di crearne altri, magari pensati per un’utenza molto speciale”: Masto ha in mente “quei ragazzi che, oltre a non vedere, hanno disabilità aggiuntive” e che l’istituto ospita (in 24) in un centro diurno inaugurato ieri alla presenza dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini.

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