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A Roma cresce la protesta degli studenti, licei occupati dal centro alla periferia

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Ormai più di una ventina dall'inizio dell'autunno, tra le richieste degli studenti più inclusione nell'ambiente scolastico, maggior orientamento universitario e attenzione all'insegnamento dell'educazione civica, finanziaria e di genere
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di Marco Marchese e Chiara Adinolfi

mamiani roma occupato

ROMA – Al termine di una serie di assemblee studentesche, ieri in tarda serata anche gli alunni del liceo ‘Mamiani’, storico ginnasio di Roma, hanno occupato il loro istituto. Un’occupazione che non intende interrompere la didattica ma “portare avanti il percorso di mobilitazione volto a manifestare dissenso nei confronti di un sistema scolastico che non soddisfa le nostre esigenze”, spiegano i giovani in un comunicato. Dall’inizio dell’anno scolastico, la protesta studentesca ha coinvolto ormai circa 30 istituti romani.

LE RICHIESTE DEGLI STUDENTI

I giovani chiedono più inclusione nell’ambiente scolastico, contestando le “logiche elitarie della scuola per apparire prima nelle classifiche”; e poi più orientamento universitario, maggiore attenzione all’insegnamento dell’educazione civica, finanziaria e di genere. E maggiore socialità, con più spazi scolastici a disposizione degli studenti e pomeriggi ricreativi, e una didattica diversa, meno teorica, per “toccare con mano ciò che si studia”.

Oggi il programma delle lezioni alternative inizierà con un incontro sulle occupazioni nel ’68, poi una lezione sulle discriminazioni di genere e un dibattito sul film ‘Diaz’. Domani si parlerà di ginecologia e femminismo, giornalismo e migrazione.

Potranno entrare nella scuola solo gli studenti interni– scrivono gli organizzatori su Instagram- e ad ogni ingresso sarà richiesto il Green pass e si registreranno le presenze, per consentire il tracciamento.

“Troppo spesso le nostre mobilitazioni vengono trattate come un’istanza incontentabile di una classe privilegiata, da parte di un mondo adulto, che non tiene conto che la sfiducia nelle istituzioni e nel futuro, sono di gran lunga l’aspetto più grave- si legge nel comunicato diffuso dagli studenti- per rispondere al luogo comune che denuncia l’occupazione come atto fine a sé stesso, vogliamo dire che non è assolutamente così e infatti, con gli altri licei occupati, scriveremo al ministro dell’Istruzione”.

“Siamo consapevoli delle conseguenze che l’occupazione avrà sulla comunità dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola: a coloro che saranno colpiti porgiamo le nostre scuse- scrivono infine i ragazzi e le ragazze del ‘Mamiani’- ci impegneremo per una protesta pulita, nell’interesse, di tutti e per ciò chiediamo a tutti gli studenti il rispetto della nostra scuola”.

OCCUPATO IL LICEO CAVOUR

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E ieri dopo pranzo ad essere occupato è stato anche il centralissimo liceo ‘Cavour’: non succedeva da oltre sei anni. Come stanno facendo gli occupanti di tanti licei in queste settimane, gli studenti e le studentesse del ‘Cavour’ hanno spiegato le ragioni e le rivendicazioni della loro protesta in un approfondito documento politico.

Crediamo in una lotta trasversale e unitaria portata avanti non solo da studenti e studentesse ma da tutte le componenti scolastiche che come noi vivono contraddizioni e disinteresse nei confronti dell’istituzione democratica più importante del nostro Paese- scrivono- Questa protesta non nasce oggi, da anni ormai studenti e studentesse del nostro istituto, insieme alla comunità studentesca di tutta Italia, si mobilitano per contestare la gestione dell’istruzione pubblica italiana degli ultimi anni e per proporre una scuola a misura di studenti e studentesse, aperta, sicura, accessibile ed inclusiva, che sappia ascoltarci, formarci e supportarci. Abbiamo il diritto ed il dovere di avere un ruolo nel dibattito pubblico in qualità di studenti e studentesse e futuro di questo paese. Oggi vogliamo dire la nostra”.

Hanno deciso di farlo unendosi a quello che sta diventando un ampio movimento studentesco di protesta, che porta avanti rivendicazioni chiare e comuni. “Diciannove scuole occupate a Roma, una legge di bilancio in arrivo senza finanziamenti per l’istruzione e un piano di rilancio senza precedenti che ancora una volta non prevede un cambiamento sostanziale del modello scolastico, rendono necessaria oggi questa occupazione”, scrivono.

Spiegano poi le modalità di svolgimento dell’occupazione, durante la quale, assicurano, verranno rispettate tutte le misure per arginare i contagi. La scuola non si fermerà, ma al contrario gli studenti e le studentesse invitano tutti a partecipare ai corsi autogestiti, ai dibattiti e alle assemblee per “costruire una mentalità critica nei confronti della realtà che ci circonda e mettere in atto una dimostrazione del modello di scuola che richiediamo e sentiamo necessario”.

Nel lungo documento seguono poi le analisi delle diverse criticità del modello scolastico che rifiutano. La dispersione scolastica aumentata con la pandemia, la didattica a distanza che “ha contribuito ad acuire le deficienze strutturali del sistema scuola”, il metodo d’insegnamento “troppo legato alle dinamiche della lezione frontale e a una trasmissione del sapere totalmente verticale, che vede lo studente come recipiente passivo di informazioni da ingurgitare acriticamente”. E ancora il sovraffollamento, le classi pollaio, lo stato disastroso dell’edilizia scolastica, l’esclusione della componente studentesca dalle scelte istituzionali.

Hanno occupato il loro istituto, quindi, per rivendicare il sogno di una scuola diversa, capace di adempiere al suo ruolo costituzionale. “Sogniamo una scuola libera e sicura, che possa essere un baluardo contro ogni forma di ignoranza, di odio e discriminazione, che sia sociale, economica o politica, una scuolache possa essere un porto sicuro, al riparo dal vento distruttivo della violenza, del bigottismo e della prepotenza, mali che ancora oggi, dopo il grande e complesso percorso storico, culturale e sociale che il nostro paese ha affrontato in questi decenni, troviamo ancora fin troppo diffusi. Riprendendo l’articolo III della nostra Costituzione, crediamo che la scuola pubblica sia uno degli strumenti più importanti che lo Stato ha in mano per eliminare quegli ostacoli di ordine economico e sociale che ancora esistono, e che impediscono il pieno sviluppo di uno stato e di tutti coloro che ne fanno parte”.

Consci dell’occasione storica e irripetibile offerta dal Pnrr, con questo movimento gli studenti vogliono finalmente poter dire la loro. “Essa rappresenta senza ombra di dubbio la più grande possibilità di cambiare la scuola negli ultimi decenni e noi non rimarremo a vedere passivamente come verrà utilizzata- concludono- Crediamo che sia arrivato il momento di avere coraggio, di uscire da una dimensione antica della scuola ancora legata a riforme novecentesche, e di iniziare tutti e tutte insieme a immaginare e costruire la scuola del futuro”.

DAL ‘KANT’ AL ‘GIORGI’: LA PROTESTA INVADE LA PERIFERIA

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E non sono solo i licei del centro ad essere interessati dall’ondata di occupazioni di queste settimane. Ieri sono stati occupati dagli studenti e dalle studentesse anche il liceo ‘Kant’ a Tor Pignattara, l’IIS ‘Giorgi-Woolf’ di viale Palmiro Togliatti e la succursale dell’IISS ‘J. Von Neumann’ a Monti Tiburtini.

Le motivazioni della protesta e le rivendicazioni degli studenti sono in linea con quelle dei loro compagni delle scuole già occupate, ormai più di una ventina dall’inizio dell’autunno. Un modello scolastico da cui non si sentono stimolati, le contraddizioni esplose con la pandemia, le conseguenze pesanti della didattica a distanza, gli edifici che cadono a pezzi dopo decenni di incuria e disinvestimenti, sono solo alcune delle motivazioni citate dagli studenti e dalle studentesse.

“La più grave mancanza del sistema scolastico italiano sta nell’incapacità di creare percorsi formativi che stimolino il pensiero critico degli studenti ed il loro interesse, inserendoli in un modello prescritto e antiquato che appare immutabile- scrivono nel comunicato gli studenti del ‘Kant’- esso è basato infatti su lezioni frontali e continue valutazioni, con cui si pretende di giudicare individui diversi l’uno dall’altro con un criterio standardizzato, creando una competizione malsana”. Un malessere che si è acuito pesantemente in questi “due anni di didattica a distanza e di isolamento che non hanno fatto altro che mettere in luce le difficoltà già esistenti”.

Un incubo che ora sentono avvicinarsi di nuovo: “La risposta delle istituzioni a questa situazione problematica è stata insufficiente, come lo è da sempre: siamo stati messi all’ultimo posto”, accusano gli studenti e le studentesse. Ci sono poi delle motivazioni che interessano più da vicino gli studenti di periferia, come spiega uno studente rappresentante dell’IIS ‘Giorgi-Woolf’ di viale Palmiro Togliatti. “Noi abbiamo le prostitute che lavorano davanti scuola, troviamo i preservativi usati davanti ai cancelli e siamo circondati dalla spazzatura”, racconta lo studente. Anche gli orari scaglionati per limitare gli affollamenti sui mezzi pubblici pesano particolarmente su studenti che spesso raggiungono la scuola da molto lontano. “Siamo stufi di uscire alle 4 e poi avere interrogazioni e compiti il giorno dopo- continua- di non avere il minimo spazio libero per la socialità, che è fondamentale. Perché sono convinto che si studi per vivere, ma non si vive per studiare, come ci stanno obbligando”. Il ragazzo, però, è contento di quello che è successo oggi. “È bello che tutti ci siamo assunti le responsabilità di questa protesta, nessuno si è tirato indietro, e quando la polizia ha chiesto i documenti, li abbiamo dati tutti”.

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