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Rimpasto: riuscirà Conte a battere la voglia dei partiti?

giuseppe conte
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Quando la situazione si fa confusa, non si capisce bene quello che sta accadendo segui i soldi, dicevano i vecchi cronisti. E qui il ‘malloppo’ sono i 209 miliardi di fondi europei che dovrebbero arrivarci per rilanciare il nostro paese nel prossimo decennio.

Chiaro a questo punto la posta in palio: chi potrà gestirli, indirizzandoli da questa o quell’altra parte, non solo rivestirà un ruolo centrale oggi ma acquisterà una grande forza politica che potrà essere spesa all’occorrenza. Da una parte c’è il premier, Giuseppe Conte, che ha proposto di nominare una supercommissione di 300 esperti, capitanati da sei manager, che dovranno istruire e seguire le pratiche in stretto collegamento con lui e i ministri Gualtieri (Economia) e Patuanelli (Sviluppo economico); dall’altra le forze politiche, a partire da Italia Viva di Matteo Renzi ma pure Pd e pezzi del M5S che non ci stanno, che vogliono che sia tutto il Governo ad essere coinvolto con il Parlamento.

In queste ore è in corso un nuovo vertice tra i capigruppo parlamentari della maggioranza e lo stesso presidente del Consiglio. Non sarà un faccia a faccia sereno, anzi, in molti si aspettano che alla fine del confronto franco e schietto la commissione dei 300 verrà archiviata. Perché la sua istituzione doveva passare attraverso un emendamento alla legge di bilancio che nei prossimi giorni dovrà essere approvata in Parlamento. E non sarà una passeggiata tranquilla visto che già sono stati presentati oltre 3000 proposte di modifica (emendamenti) in gran parte avanzate da parlamentari delle forze di governo e che segnalano una certa irritazione nei confronti della gestione governativa.

In questo momento è soprattutto Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che se l’è legata al dito e che non perde occasione per punzecchiare il presidente del Consiglio. Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, oggi è salito al Colle dal presidente della Repubblica per dirgli che “non se ne può più… che il futuro degli italiani non lo possono decidere Conte, Casalino e qualche loro amico”.

Anche dentro il Pd crescono le critiche nei confronti del premier, per la sua gestione in solitaria: “Noi guardiamo, aspettiamo di vedere che cosa farà Conte e alla fine sarà lui che dovrà assumersi la responsabilità… C’è il rischio di finire nella palude”.

Anche nel M5S, stando a qualche voce ‘grillina’ raccolta in Parlamento, Di Maio è sempre più “insofferente”, ma non può esporsi adesso “perché prima deve tornare ufficialmente alla guida del M5S” ma subito dopo rivendicherà, come ha già fatto sapere in giro, “più peso politico”. Conte è avvisato. Nessuno pensa alla possibilità di una crisi politica in un momento così difficile. Ma una volta approvata la legge di Bilancio, magari con un’epidemia in diminuzione, a gennaio la ‘voglia matta’ potrebbe riprender corpo.

Toccherà a Renzi far saltare il tavolo di Conte? Nel Pd non ci credono, “perché Italia Viva ha il tre per cento di consensi, Renzi dove va?”. Sottovalutando una massima d’oro: l’anello più debole e anche il più forte, perché può spezzare la catena.

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