A Canosa di Puglia l’altare dell’avvento abbraccia i migranti

Il parroco lo impacchetta con le coperte termiche usate per soccorsi
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BARI – “Mamma, don Michele ha impacchettato l’altare come un regalo da mettere sotto l’albero”. Questo il commento di Marco, 5 anni e capelli riccioluti, che risuona nella parrocchia Maria Ss. Assunta di Canosa di Puglia, pochi minuti prima che inizi la celebrazione eucaristica dedicata ai più piccoli. I presenti sorridono ma il sacerdote, don Michele Malcangio risponde: “Marco, qualche minuto di pazienza e ti dirò cosa e perché l’ho fatto”. E così, dopo segno di croce, preghiere, letture e Vangelo, il parroco rivolgendosi ai bambini chiede: “Sapete che sono queste cose dorate?”. La risposta è banale: “Carte regalo”. Il sacerdote sorride: “In un certo senso, perché ciò che queste carte regalano è un abbraccio. Sono coperte termiche. Le avete mai viste?”. Una voce timida replica: “Sì. Io l’ho vista addosso a un bimbo e alla sua mamma di colore che scendevano da una barca”. “Brava”, veloce sentenzia don Michele che chiarisce perché ha scelto delle coperte termiche – “da due euro”, specifica – per salutare l’arrivo del periodo di Avvento, lo stesso che conduce al Natale.

“Quando qualcuno arriva noi lo abbracciamo per la gioia che ci provoca la sua venuta, vero?- dice don Michele- E quando abbracciamo, noi avvolgiamo l’altra persona, come una coperta. Bene, il Vangelo ci dice che l’Avvento è accoglienza, calore. E queste coperte che vediamo in Tv quando sbarcano i migranti o quando qualcuno resta senza una casa al freddo, sono il simbolo di un abbraccio a chi resta solo, senza calore”.

La comunità parrocchiale ascolta, silenziosa. “Il tempo di preparazione al Natale vi auguro sia questo: accoglienza e abbraccio. E queste coperte dorate e argento che impacchettano l’altare sono qui per ricordarci che accogliere è la nostra missione sempre, non solo a ridosso del Natale”. L’idea è stata ispirata dal tema scelto dal vescovo della diocesi di Andria, monsignor Luigi Mansi, per l’anno pastorale: ‘Si prese cura’, ricordando il buon samaritano. “C’è tanta indifferenza. C’è tanta rabbia repressa che esplode per un nulla e invade le strade virtuali e reali”, afferma all’agenzia Dire don Michele. E continua: “Quelle coperte sono ormai un simbolo e metterle qui, sull’altare mi è sembrato il modo più semplice per far riflettere che tutto ciò che sbrilluccica non è solo sinonimo di prezioso materialismo. Sono dorate ma costano pochissimo, come un gesto di affetto perché non ci vuole molto a impreziosisce la vita. Con la stessa coperta termica abbiamo abbracciato l’altare perché accogliamo Cristo ma non possiamo dimenticare che ci ha detto: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”.

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