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Vatileaks, Chaouqui: “Mai dato documenti ai giornalisti”

"Se dovesse finire male mi ritengo una martire e pretendo di scontare la pena, non accetterò la grazia"
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ROMA – “Non ho mai passato un documento riservato ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi”. Così Francesca Immacolata Chaouqui, considerato uno dei ‘corvi’ nel caso Vatileaks 2, a La Zanzara su Radio 24. “Non ho mai consegnato nulla a nessuno- spiega Chaouqui- che non fosse interno alla Santa Sede e non fosse un mio superiore. Mai dato un documento a Nuzzi o Fittipaldi, mentre Monsignor Balda ammette di averlo fatto”. Perché lei parlava coi giornalisti, avendo un incarico così delicato?: “Io parlo con i giornalisti perché di lavoro faccio questo, parlo con chi mi paga, nel senso che ho una mia vita da seguire fuori perché il lavoro della commissione in Vaticano era gratis. Se volevo pagare un mutuo doveva proseguire con il mio lavoro di comunicatrice. Ma non parlavo del Vaticano, mai parlato con loro del Vaticano, assolutamente no”. E Luigi Bisignani, che rapporti ha? “Ho sentito Bisignani in questi giorni, spesso mi chiama per chiedermi come sta mio figlio e non parliamo del processo. Non nascondo l’amicizia con lui, non sono ipocrita come altri”.

chaouqui

“Paura del carcere? No, è un sentimento che non conosco. Se mi condannano voglio scontare la pena nelle prigioni del Vaticano”, spiega Chaouqui. “Non c’è una singola prova per condannarmi- dice la Chaouqui- ma se dovesse finire male mi ritengo una martire e pretendo di scontare la pena, non accetterò la grazia, mi ritengo prigioniero politico”. “Mi auguro- continua- che il Papa mi faccia scontare la pena perché devono assumersi la responsabilità di aver condannato una persona innocente. Ripeto: se mi condannano rimarrò in Vaticano, dovranno portarmi via in catene, vado io di mia spontanea volontà dalle guardie svizzere”.

 

 

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