Terremoto, Pezzopane di nuovo ‘assolta’: “Finisce un incubo, ora Zaia mi pagherà i soldi spesi in avvocati”

Finisce ora una vicenda giudiziaria iniziata nel 2009: in ballo c'era un risarcimento di 440mila euro chiesto dal leghista che accusò Pezzopane di diffamazione
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ROMA – “È stata per me una ‘persecuzione’ che è durata 10 anni. Una causa penale e civile con l’allora ministro leghista dell’Agricoltura Luca Zaia. Una causa che non trovava mai la parola fine. Ora , finalmente, la vicenda si è chiusa e sono felice e serena. Ringrazio la giustizia che ha accertato la verità dei fatti. La richiesta di risarcimento di Zaia, che accusava Pezzopane di diffamazione, è stata respinta: anzi, sarà l’ex ministro che dovrà risarcire le spese giudiziarie”. Lo dice Stefania Pezzopane, deputata Pd, dopo la sentenza di secondo grado che l’ha nuovamente ‘assolta’ dall’accusa di aver diffamato il governatore del Veneto: un contenzioso partito dal lontano 2009, quando lei era presidente della Provincia dell’Aquila e Zaia era ministro dell’Agricoltura.

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Tutto cominciò nel 2009

La vicenda ha inizio nel 2009, poco dopo il terremoto, quando Pezzopane viene invitata nel programma di Italia Uno “Chiambretti night”. In quella sede,  il 21 ottobre 2009, Pezzopane aveva stigmatizzato il comportamento del ministro, dicendo che aveva fatto “una visita fugace a Onna”, dove pochi giorni prima il terremoto aveva provocato decine di morti. Il leghista si infuria dicendo che si tratta di menzogne e intenta contro di lei una causa civile con una richiesta di danni. 

“Zaia arrivò in elicottero, fece un’intervista e se ne andò”

“All’epoca- ricorda Pezzopane- ero presidente della Provincia e terremotata io stessa, fui critica in riferimento alla visita del ministro ai terremotati di Onna. ‘Non mi è piaciuto un ministro – dissi – che è arrivato con l’elicottero: ha fatto un’intervista e poco dopo l’ha ripreso e se n’è andato. Insomma, poteva almeno dare una guardatina’”.

Zaia chiese 440 mila euro, uno per spettatore, da destinare ai terremotati

La parlamentare, oggi del Pd, aggiunge: “”Era il ministro Zaia, eravamo a Onna. L’ho visto proiettarsi verso una telecamera e poi riandarsene. Questo mi ha ferito molto perché vicino c’era tanto dolore”. Parole non gradite a Zaia che chiese il risarcimento (da destinare ai terremotati): oltre 440mila euro in relazione agli ascolti Auditel di quella trasmissione, uno per ogni spettatore.

“Fui però sostenuta dai cittadini nei pressi della tendopoli- prosegue Pezzopane- che commentarono anche loro negativamente avendo, come me, visto il ministro rilasciare dichiarazioni e allontanarsi senza dare solidarietà alla popolazione ricoverata nella tendopoli. Sono stata assistita dall’avvocato Piermichele De Matteis, e mi hanno riconosciuto di aver criticato un fatto vero: che fu data priorità ad altre cose rispetto alla visita nella tendopoli e alla solidarietà alle persone sofferenti. Il leghista Zaia – conclude Pezzopane- la settimana successiva intervenne via telefono alla trasmissione di Chiambretti ed ebbe modo di riferire pubblicamente la sua versione dei fatti. Ma nonostante questo si è accanìto per 10 anni contro di me. Ora si chiude questa assurda vicenda. E ringrazio la giustizia per come si è conclusa”.

La sentenza di primo grado

La sentenza di primo grado, del 12 luglio 2014, aveva riconosciuto come ingenerose le parole di Pezzopane contro Zaia, ma aveva escluso il risarcimento. Ed è per questo che Zaia aveva presentato appello in secondo grado. Queste le parole della sentenza di primo grado: “Sulla base di tale ricostruzione, è evidente innanzitutto che il ministro Zaia, con delega all’Agricoltura, non meritava le accuse di insensibilità che la presidente Pezzopane gli aveva rivolto in occasione della trasmissione televisiva Chiambretti Night e ed in particolare che non era vero che si era allontanato subito dopo aver rilasciato le interviste ai giornalisti: egli, infatti, dopo aver rilasciato le interviste si era intrattenuto a visitare un allevamento danneggiato dal sisma, si era poi recato presso la tendopoli per offrire la sua solidarietà alla popolazione colpita dal sisma, ed infine aveva visitato altri allevamenti e aziende agricole nelle vicinanze, per poi allontanarsi dopo diverse ore. Egli, quindi, non meritava di essere indicato come colui che, più di altri, aveva avuto un comportamento poco lodevole nell’occasione, come invece aveva affermato la Pezzopane nella sua intervista televisiva”. Mancava, però, per i giudici, l’elemento soggettivo del ‘dolo’ o della ‘colpa’ in Pezzopane, che aveva parlato non avendo nemmeno la cognizione che Zaia fosse rimasto a Onna altro tempo oltre a quello visto da lei. Non era consapevole, dunque, secondo i giudici, di raccontare fatti non veritieri. In virtù di questo, il Tribunale dell’Aquila aveva dunque escluso che ci fossero gli estremi per l’accoglimento della domanda risarcitoria. E lo ha fatto nuovamente in questi giorni nella sentenza di secondo grado.

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