giovedì 15 Ottobre 2026

Le arpe di Vincenzo Zitello incantano il festival di Tricesimo

Uno dei più bravi arpisti italiani, Zitello può considerarsi un apripista ed un riferimento per tutti coloro che desiderano immergersi nella cultura mistica del mondo celtico

UDINE – Vincenzo Zitello lo dice perfettamente: “L’arpa è la porta su un mondo che noi non riusciamo più a vedere“. E questa porta si apre impercettibilmente in ogni suo concerto. Classe 1957, emiliano trapiantato in Lombardia, ma con il cuore che batte tra la Bretagna e il ‘continente celtico’, Zitello è uno dei segreti musicali italiani più nascosti, ma preziosi. Quattordici album, tra cui Orfeo (appena uscito) ed una montagna di collaborazioni illustri (Battiato, Fossati, Alice…) fanno di questo artista un apripista ed un riferimento per tutti coloro che desiderano immergersi nella cultura mistica del mondo celtico e nelle tradizioni musicali che toccano le corde dello spirito.

Salito sul palco di altissima qualità del Madame Guitar Festival 2026 di Tricesimo, promosso con abilità da Marco Miconi a due passi da Udine, Zitello ha incantato il pubblico con un’ora di musica per due arpe, alternando ed in alcuni casi suonandole insieme l’arpa bardica e l’arpa celtica, due strumenti che si distinguono la prima per un suono limpido e cristallino, la seconda per sonorità morbide e calde. Nella sua serata live, Zitello alterna brani della tradizione irlandese, ad altri dall’archivio sonoro sudamericano, insieme a brani firmati dallo stesso Zitello, come il giocoso Ninna Anna, dedicato alla figlia e tratto da Atlas, bellissimo album del 2007.

Nella scaletta della serata non poteva mancare Ys, dedicato al “maestro Alan Stivell, l’uomo che mi ha cambiato la vita”. Autentica leggenda fondativa delle mitologie bretoni, Ys racconta di una città sommersa per intervento demoniaco, ed è la canzone guida del disco più famoso di Stivell (maestro dello strumento di cui abbiamo già parlato qui), Renaissance de la harpe celtique, il disco che nel 1971 ha fatto conoscere al mondo la tradizione celtico-bretone. E questo è anche il disco che ha “convertito” Zitello – che fino a quel punto stava approfondendo il violino e la viola – alla cultura artistica dell’arpa celtica.

Al culmine di una carriera segnata da album divenuti pezzi da collezione (soprattutto Kerygma, 1989, La via, 1994, ed Anima Mundi, 2019), Zitello ha appena pubblicato il nuovo Orfeo, come meditazione sonora legata alla danza: ed è un disco in cui l’arpa diviene trama sotterranea di una musicalità sinfonia complessa, polifonica e stimolante. Dice lo stesso musicista: “Il disco è legato alla danza come strumento di lettura del contemporaneo. Oggi la vita non è molto semplice, per quella serie infinita di tragedie che sono ogni giorno sotto i nostri occhi: ed allora ho voluto fare questo lavoro legato alla danza intesa come rapporto tra la vita e la morte, tra l’essere e lo spazio che si vive, tra la nascita e la morte. E’ una riflessione sinfonica sull’essenza del movimento”.

Orfeo è un disco ricchissimo di strumentazione, “molto classico”, dice Zitello, con fiati, percussioni, archi e limitati riferimenti etnici. E questa, ormai da tempo, è una delle cifre distintive dell’arpista italiano: con lui si passa dal sudamericano all’indiano, dal celtico al mediterraneo, come se con l’andare degli anni diventasse sempre più ampia la tavolozza di colori che Zitello sceglie di utilizzare. Lui dice: “Le suggestioni che si esprimono e si comunicano attraverso l’arpa sono molteplici, così come antichissima è la sua presenza storica. La troviamo in Mesopotamia, e poi in Irlanda ed in Sudamerica, portata dai gesuiti tirolesi. E’ uno strumento che fa un percorso collegato all’uomo, ai suoi spostamenti ed allo sviluppo della sua civiltà. Oggi- conclude Zitello- mi piace pensare che la mia interpretazione di questo strumento sia un collegamento che si genera tra la storia ed il futuro”.

E così, nel buio della scena teatrale, nell’enfasi di suoni che emozionano, nelle due arpe che come colonne sostengono un tempio sonico, si liberano nelle note di Zitello un linguaggio ed un’energia che continuano a portare chi ascolta in una dimensione nuova: la sua arpa apre la porta, ed il mondo si svela. Nuovamente.

Leggi anche