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Gli oculisti: “Non solo colliri, contro il glaucoma ci sono anche laser o chirurgia mininvasiva”

L'Associazione Italiana dei Medici Oculisti e Società Italiana Glaucoma a confronto sulle ‘terapie di mezzo’
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ROMA – ‘Oltre le gocce c’è di più…’. È questo il titolo scelto dal presidente della Società Italiana Glaucoma (S.I.GLA.), Stefano Gandolfi, e dal vicepresidente dell’Associazione Italiana dei Medici Oculisti, Lorenzo Galli, per il simposio congiunto che ha visto le due società confrontarsi per la prima volta sul glaucoma, o meglio su tutte quelle ‘terapie di mezzo’ che si collocano a metà strada tra la terapia medica e quella chirurgica e che puntano ad arginare il più possibile il progredire della patologia.

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L’incontro si è svolto oggi in occasione della seconda giornata del XII Congresso Nazionale di AIMO, in programma a Roma fino a domani (presso l’Hotel Villa Pamphili). “È la prima volta che queste due società ‘collaborano’ in modo paritetico ad un Congresso su un tema così importante come il glaucoma, per questo tengo intanto a ringraziare il presidente Gandolfi che si è reso disponibile- ha detto Galli- Quanto alla scelta del titolo, crediamo che non ci sia nulla di più azzeccato: quest’anno abbiamo deciso di puntare i riflettori su quelle terapie che si trovano un po’ nella ‘terra di mezzo’ tra la terapia medica e la terapia chirurgica, quindi in poche parole tra il collirio e la chirurgia. Insomma: oltre le gocce, appunto, c’è di più”.

Ad oggi, come è noto, non esistono ancora terapie in grado di arrestare il glaucoma, patologia causata dall’aumento della pressione interna dell’occhio e, in casi limitati, dalla riduzione dell’apporto di sangue al nervo ottico, che colpisce circa 1 milione e 200mila persone in Italia e rappresenta la seconda causa di disabilità visiva e di cecità nel nostro Paese. Secondo recenti stime, inoltre, il 50% dei pazienti non sa di averlo e il 20% corre il rischio di perdere la vista. “Purtroppo al momento non ci sono terapie risolutive contro il glaucoma– ha spiegato il dottor Galli- Per fortuna gli studi stanno andando avanti, anche se sono complessi poiché non si parla di una malattia, ma di un gruppo di malattie che spesso riconoscono cause diverse, quindi arrivare ad una terapia eziologica non è così immediato”.

Per controllare l’evoluzione del glaucoma e in qualche caso liberare il paziente dalla ‘schiavitù’ delle gocce a vita, però, oggi coesistono strumenti sempre più performanti da mettere in campo. “Un recente studio inglese- ha fatto sapere il vicepresidente di AIMO- mostra come i pazienti trattati con la terapia laser abbiano più benefici nel lungo periodo rispetto a quelli trattati con la terapia medica. D’altronde la terapia medica, che resta certamente una delle soluzioni, presenta alcuni problemi di compliance per il paziente, costretto a mettere ogni giorno della sua vita un collirio che alla lunga può modificare l’occhio, o meglio la congiuntiva, rendendo poi più complessa la chirurgia. Secondariamente i colliri, nei casi peggiori, presentano degli effetti collaterali talvolta importanti che vanno ad inficiare ancora una volta la compliance del paziente. Oltre le gocce, allora, ci sono diverse alternative da prendere in considerazione: dalla somministrazione long time di farmaci, attraverso le iniezioni intraoculari, al laser nelle sue varie declinazioni fino alla chirurgia mininvasiva, che si colloca un ‘passo prima‘ rispetto alla chirurgia tradizionale. Lo scopo è senz’altro quello di arrivare a modulare sempre meglio l’approccio che noi abbiamo verso il paziente per la ‘cura’ del glaucoma”.


IL FUTURO DELLE TERAPIE CONTRO IL GLAUCOMA

“Il futuro sarà rappresentato da terapie sempre più ‘sartoriali’, cioè personalizzate- ha spiegato il dottor Galli- per ogni paziente si sceglierà la terapia migliore per lui, in un approccio che potrà essere di collaborazione tra medico e paziente stesso. Il medico potrà proporre al paziente diverse terapie, mettendolo al corrente dei pregi e dei difetti di ciascuna. E questa sarà una rivoluzione, perché il glaucoma da sempre è un ambito ‘paternalistico’ in cui il medico tende a dire al paziente ‘fai questa terapia’, non avendo il paziente i mezzi per rendersi conto della sua particolare situazione, se non a seguito di una visita oculistica che intercetti il glaucoma, che come sappiamo non dà sintomi. Nel futuro, con terapie sempre più personalizzate, medico e paziente potranno invece ragionare insieme sulle diverse chances”.

LA CHIRURGIA MININVASIVA

Quanto alla chirurgia mininvasiva, Galli nel corso del suo intervento ha poi sottolineato come gli interventi siano ormai più rapidi rispetto al passato e con un miglior recupero. “Un intervento di chirurgia mininvasiva del glaucoma dura all’incirca 20 minuti- ha detto- si entra dentro l’occhio con un ago, senza andare in profondità, e si fa in anestesia locale. Un trattamento con il laser dura ancora meno, circa 10 minuti, e l’anestesia è superficiale, giusto il tempo di permettere al medico di posizionare una lente sull’occhio”. Si tratta d’altronde di tecniche che hanno “semplicemente” una funzionalità dal punto di vista dell’abbassamento pressorio e che però “in alcuni casi possono essere risolutive, senza la necessità di ricorrere poi alla chirurgia tradizionale”.

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

“Giocare d’anticipo sul glaucoma è importantissimo- ha ricordato il vicepresidente di AIMO- soprattutto nel contesto di una patologia come questa, a rischio di portare gravi danni, prima si arriva e meglio è. Il glaucoma appare nella maggior parte dei casi sopra la quarta decade, dunque per la fascia di età compresa tra i 40 e i 50 anni è consigliato un controllo oculistico biennale; dopo i 50 anni sarebbe invece auspicabile un controllo annuale. Se poi c’è familiarità con il glaucoma, quindi se qualcuno ha motivo di aspettarlo, intorno ai 30 anni si possono iniziare a fare controlli anche con cadenza annuale. Ma voglio rivolgere un ultimo e importante messaggio ai pazienti- ha concluso Galli- la visita deve essere rigorosamente oculistica, non è sufficiente una semplice misurazione della vista e deve essere un medico a valutare questi aspetti”.

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