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Case popolari, Rabaiotti: “Gestione unica MM-Aler come a San Siro”

gabriele rabaiotti
Intervista all'assessore alle Politiche sociali e Abitative di Milano: Erp va depoliticizzata, "se ci parliamo la gestione può essere virtuosa"
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di Nicolò Rubeis

MILANO – Un unico soggetto, proprietario e gestore, che metta insieme le case popolari di Milano, sia quelle gestite dal Comune e quindi dall’azienda controllata Mm, sia quelle in capo ad Aler, la società della Regione Lombardia per l’edilizia residenziale. A illustrare la proposta alla ‘Dire’, gia avallata dal sindaco meneghino, Giuseppe Sala, dopo l’affondo del capolista Pd alle comunali Pierfrancesco Maran (“Basta darci le colpe sull’Erp, le case Aler le prendiamo noi”), ci pensa l’assessore milanese alle Politiche Sociali e Abitative, Gabriele Rabaiotti: “Innanzitutto abbiamo un tema di parità di trattamento”, spiega. “Un inquilino non può trovarsi ad avere dei servizi, un meccanismo di gestione o una forma di attribuzione differenziati, anche per quanto riguarda le spese generali”, va avanti Rabaiotti.

Da qui nasce l’esigenza, per gli eventuali residenti, di avere una parità di trattamento, cosa possibile qualora “unificassimo il soggetto, proprietario e gestore. Così potremmo fare un’operazione di parità oggettiva, senza ombre o distinzioni“.

Un tema, quest’ultimo, alla base di un ragionamento più ampio che fa Rabaiotti: “Un soggetto composto ci aiuterebbe anche a fare una cosa difficilissima, ossia un unico piano di strategia sulla casa a Milano in grado di fare un’operazione potente su tutto il patrimonio”. Altrimenti “rischiamo che una società ha i soldi e l’altra no, una intende fare l’eco bonus e l’altra non è pronta, oppure una prende le risorse europee mentre quell’altra le sta aspettando”, commenta ancora Rabaiotti. In sostanza, “il progetto strategico sulla casa può partire se unifichiamo la proprietà e la gestione”.

Ci sono le condizioni per poterci provare? “Secondo me la risposta è sì”, dichiara convinto l’assessore ed ex presidente del Municipio 6. “Non ho ancora chiarissimo come debba essere fatto questo soggetto- dice- ma Aler e Comune stanno dialogando di più rispetto a prima”. A Lorenteggio, per esempio, “stiamo lavorando insieme su un programma molto complicato, al netto dei ritardi che ci sono”. Così come “abbiamo tentato questo nuovo progetto a San Siro che ha vinto anche il bando ministeriale ‘Pinqua’”. Lì, infatti, tramite un accordo reciproco, Aler ha concesso in uso al Comune, e quindi ad Mm, l’intero stabile di via Newton 15 e un’altra ventina di alloggi popolari.

Un patto che ha permesso a Palazzo Marino “di lavorare con Aler in un quartiere tradizionalmente legato all’azienda lombarda”. Passaggi che per Rabaiotti rappresentano i “preliminari” di un discorso sul quale fondare l’idea di un soggetto e di un’organizzazione unica. Depoliticizzando, se possibile, il tema delle case popolari.

“MEGLIO MATTINZOLI DI BOLOGNINI SU ALER”

“Nella fase di gestione dell’assessore lombardo Stefano Bolognini, che aveva un mandato politico probabilmente più forte, la collaborazione è stata maggiormente discontinua”.
L’assessore milanese alle Politiche Sociali e Abitative, Gabriele Rabaiotti, parlando con la ‘Dire’ dell’ipotesi di una gestione unificata per le case popolari di Milano tra la partecipata del Comune MM, e quella della Regione, Aler, fa un sunto del suo mandato a Palazzo Marino, commentando anche i vari rapporti istituzionali con il Pirellone.

“Mi sembra che in questo momento la condizione sia molto diversa, perché né il sottoscritto né l’assessore alla Casa Alessandro Mattinzoli (subentrato a Bolognini nel rimpasto di giunta voluto da Attilio Fontana a gennaio, ndr) stiamo lavorando politicizzando questa operazione”, dice Rabaiotti. Negli ultimi giorni, un altro assessore milanese, il titolare dell’Urbanistica Pierfrancesco Maran, era andato oltre, affermando che il Comune, tramite Mm, è pronto a prendere in gestione anche le case popolari di Aler, ritenuta una struttura non all’altezza. Ma “più che farne una sollecitazione politica”, Rabaiotti insiste sul senso che avrebbe senso un’operazione di riunificazione dei due soggetti in un’unica società di scopo. “Poi la campagna elettorale serve anche a questo– commenta con diplomazia l’assessore- a scuotere alcuni equilibri e modelli di azione che sono consolidati e che non funzionano più come vorremmo”. Però, “al netto dello scossone- prosegue- il tema vero è capire cosa potremmo fare se ottenessimo questo risultato“.

La “grande operazione” sulla casa “è possibile nel momento in cui unifichiamo dentro un soggetto la proprietà degli alloggi e magari anche la gestione- spiega- ma lì sono meno preoccupato. L’elemento vero è capire se ce la facciamo ad averlo un soggetto del genere”. Rabaiotti fa poi il punto del suo mandato, analizzando il lavoro fatto sulle case popolari: “Sono soddisfatto di come è andata con Mm e lo sanno anche loro”, racconta l’assessore. Ma comunque “ho dato un segnale molto chiaro- continua- abbiamo dato il tempo a Mm di riordinare le carte e i documenti di una base informativa che era molto disordinata e arretrata”. Adesso invece, gli stimoli di Rabaiotti hanno portato a un meccanismo “che ci consente di fare affidamento su una banca dati attendibile. Ora però è arrivato il tempo di uscire dagli uffici- sprona ancora l’assessore- e fare l’operazione che a noi interessa di più, che si chiama ‘gestione sociale e immobiliare’. Perché quelle case sono abitate, non sono un patrimonio vuoto”. Necessario dunque “potenziare la presenza di Mm sul territorio”. Un commento finale Rabaiotti lo riserva invece alla gestione di Aler, che secondo l’assessore “risente molto di più, rispetto a Mm, delle pressioni della politica”. Una condizione “che non permette all’azienda regionale di fare il lavoro che vorrebbe”. D’altro canto, però, “mi sembra di vedere che lo sforzo e le intenzioni di migliorare il percorso di questi anni siano delle volontà che esistono- aggiunge- ora dobbiamo capire come si fa a passare dalla spinta interna alla traduzione completa”. E comunque, conclude Rabaiotti, “tendenzialmente vedo che i grandi quartieri di Aler soffrono di più di quelli del Comune”.

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