In Turchia rinasce il partito dei Verdi: “Tutelare natura e diritti umani”

In Turchia 110 attivisti guidati dal giornalista Dogan Urbarli hanno ricostituito lo Yesiller Partisi, il "Green Party" turco
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ROMA – “La natura in Turchia è sotto attacco. Il problema si riassume in una frase: ‘Abbiamo siglato l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ma il Parlamento non lo ha mai ratificato’. La politica oggi continua a ignorare la questione. E poi bisogna garantire il rispetto dei diritti umani. Ecco perché abbiamo deciso di rifondare il Partito dei Verdi”. Koray Dogan Urbarli, giornalista e scrittore, ha 35 anni. Da quando ne aveva 23 è impiegato al Comune, ma la passione per l’ambiente lo ha spinto a entrare in politica ricostituendo insieme ad altri 110 attivisti lo Yesiller Partisi, il “Green Party” turco del quale è portavoce. La prima esperienza dello Yesiller risale al 1988 ma per due volte il partito si era sciolto. Ora una nuova generazione di turchi ci riprova, al motto di ‘La nostra casa è in fiamme: spegniamo l’incendio‘.

 

“Lo Yesiller Partisi – sottolinea Urbarli in un’intervista con l’agenzia Dire – è un movimento di cui si sentiva la mancanza”. La presentazione del partito si è tenuta il 21 settembre, in concomitanza con la Giornata internazionale della pace. “Siamo consapevoli delle sfide attuali, prima tra tutte i cambiamenti climatici” dice il portavoce, convinto che in Turchia la crisi degli ultimi anni “ha spinto il governo a sacrificare la natura pur di salvare gli interessi economici”.

Urbarli denuncia “disboscamenti continui, distruzione di ecosistemi e sfruttamento selvaggio delle risorse naturali solo per fare posto a nuove città, miniere, centrali idroelettriche o nucleari”. “Il nostro compito – continua il portavoce – è invertire questa tendenza proponendo soluzioni sostenibili, come produzioni carbon-free e rivoluzione delle rinnovabili, utile anche a creare posti di lavoro”. Il monito di Urbarli trova conferma nella vicenda del parco nazionale di Kazdagi, 21.000 ettari di variegata biodiversità nella regione occidentale di Marmara. Il governo ha dato via libera all’estrazione dell’oro nell’area e così migliaia di alberi sono già stati abbattuti per fare posto alla miniera e alle esplorazioni per individuare filoni aurei.

Lo Yesiller Partisi promette inoltre di concentrarsi sulla difesa dei diritti fondamentali, in linea con lo spirito del movimento Gezi Park: nel 2013, le proteste nate per contestare la distruzione di polmoni verdi a Istanbul divennero occasione per rivendicare dal governo di Recep Tayyip Erdogan libertà d’espressione, laicità dello Stato e rispetto delle minoranze, tra cui quella curda. La situazione oggi non sembra migliorata: l’esecutivo, ancora guidato da Erdogan, è accusato di persecuzioni e migliaia di arresti a danno di oppositori e difensori dei diritti umani.

“Gli arresti di natura politica sono un pericolo per la democrazia” dice Urbarli: “Solo unendo le forze potremo difenderla”. Di recente Ankara ha anche annunciato di voler uscire dalla Convenzione internazionale di Istanbul, che condanna la violenza contro le donne. Urbarli assicura: “Quell’impegno non si tocca. Discriminazioni, abusi e uccisioni di donne e esponenti della comunità Lgbt in Turchia avvengono quotidianamente. Fermarle è tra le nostre priorità”.

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1 Ottobre 2020
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