Un’idea ‘Made in Bo’ scende in campo con gli All Blacks

Una piccola azienda bolognese porterà ai mondiali di rugby del Giappone gli occhiali protettivi che ha brevettato: li indosserà Ardie Savea degli All Blacks
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BOLOGNA – Ci sono mail nella storia di un’impresa con un valore speciale. La settimana scorsa ne è stata spedita una che, con qualche peripezia, porterà una piccola azienda bolognese ai mondiali di rugby del Giappone, direttamente sulla faccia di uno super campioni degli All Blacks, la nazionale neozelandese, forse la più forte, team iconico, amato e seguito dagli appassionati della palla ovale. Alcuni giorni fa, infatti, le strade di Ardie Savea, terza linea degli All Blacks, e quelle di Raleri, micro-impresa con sede a Borgo Panigale, unico produttore al mondo della mascherina protettiva per il gioco del rugby (realizzata in collaborazione con la federazione mondiale, la World rugby), si sono incrociate per la prima volta: Savea, che ha un problema all’occhio sinistro e vuole proteggere il destro, ha chiesto a Raleri di poter avere alcune mascherine da utilizzare in campo per i mondiali. Detto, fatto.

I rugby-goggles (una produzione tutta made in Italy) sono già in viaggio sulle rotte del Sol Levante. Nel frattempo, però, perché Savea potesse testare subito la maschera, si è mosso il distributore giapponese di Raleri, che nei giorni scorsi ha preso un aereo per Beppu per consegnare, lui che parla pochissimo inglese, i goggles direttamente nelle mani del giocatore maori. Il flanker li ha utilizzati in allenamento questa settimana e li indosserà nella partita di domani contro il Canada (forse anche contro l’Italia la prossima settimana).

 

“Un paio di anni fa- spiega Savea in un’intervista rilanciata dalla All Blacks Tv– mi sono reso conto di non vedere bene con il mio occhio sinistro. Tutto era come sfocato. L’ho detto al medico degli All Blacks che la cosa stava peggiorando e per questo adesso stiamo cercando di fare qualcosa. Il dottore mi ha detto che la World Rugby ha una mascherina approvata e tutti sono stati veramente di aiuto”. 

Indossata la protezione, “in termini di visione, è gradevole. Adesso è solo questione di abituarsi”, dice Savea. A maggio di quest’anno, ricorda il team neozelandese, la World rugby ha approvato l’utilizzo della mascherina a tutti i livelli del rugby per permettere di giocare anche a chi ha problemi di vista. Il via libera è arrivato dopo una lunga fase di test, che ha impegnato Raleri per anni.

Nel 2012 fu la federazione mondiale della palla ovale a rivolgersi all’azienda bolognese perché sviluppasse una maschera protettiva che potesse consentire di entrare in campo anche agli atleti con problemi alla vista e agli occhi. Per questo sport, che nei propri regolamenti non consentiva l’uso di protezioni rigide, è stata una vera rivoluzione, anche culturale, che, però, ha permesso a giocatori come Ian McKinley, irlandese naturalizzato italiano, mediano della Benetton e della nazionale azzurra (non convocato per i mondiali in Giappone), di tornare a giocare dopo un gravissimo incidente in partita che ha compromesso l’occhio sinistro e lo ha costretto per anni a stare lontano dal campo.

Ian è stato il primo rugbista a indossare gli occhiali ideati dall’azienda bolognese in collaborazione con la World Rugby, ma altri sono venuti dopo di lui, come il francese Florian Cazenave. Adesso tocca Savea sul palcoscenico del mondiale. “Sta per fare la storia della World Cup”, scrive il quotidiano inglese Guardian.

“Oggi sono contento per due motivi. In primis è soddisfacente vedere come il lavoro di tanti anni abbia portato l’uso del prodotto ad un livello veramente alto. E’ ovviamente lusinghiero essere al fianco di grandi campioni permettendo loro di esprimere al meglio il proprio potenziale, ma non è certo un traguardo meno importante, nell’ottica dell’inclusività, potere portare in campo anziani, adulti e bambini, alcuni dei quali non potrebbero dedicarsi allo sport”, commenta l’ad di Raleri, Francesco Rambaldi.

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1 Ottobre 2019
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