Lavoro, i riders: “Basta promesse, Catalfo ci incontri pubblicamente”

Catalfo si è impegnata a modificare la parte del decreto Salva imprese che li riguarda, ma i riders bolognesi pretendono concretezza
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BOLOGNA – Tanto i riders autorganizzati quanto l’amministrazione comunale: Bologna lancia una manovra a tenaglia per fare pressione sul ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, affinchè venga sancita una svolta nella normativa con cui tutelare chi lavora per le piattaforme. Oggi se ne discute in un’audizione in Senato e con l’occasione si rivolgono pubblicamente a Catalfo sia la sigla Riders Union che l’assessore comunale al Lavoro, Marco Lombardo.

In occasione di un convegno tenutosi proprio a Bologna, pochi giorni fa, Catalfo si è impegnata a modificare la parte del decreto Salva imprese che riguarda i lavoratori delle piattaforme. Ma i riders bolognesi pretendono concretezza. “Il tempo delle promesse è finito; è giunta l’ora della discontinuità e dell’estensione dei diritti. Ci riferiamo- scrive Riders Union su Facebook- soprattutto all’operato del precedente Governo, che è passato dall’annunciare la Waterloo della precarietà al licenziare un testo che mantiene il cottimo e non riconosce maggiori tutele”.

I tempi, insomma, “sono più che maturi per fare una legge migliore rispetto al testo attuale”, continuano i riders, segnalando le “lacune principali” da colmare: per prima cosa “non ci sono passi avanti sulla qualifica del rapporto di lavoro”, poi “la paga a cottimo non viene abolita” e infine “non vengono vietati i sistemi di rating e ranking, con cui le aziende ci controllano, ci valutano, ci discriminano, ci spingono a lavorare sempre e a qualunque condizione”.

Ragioni che i riders promettono di ribadire nell’audizione in Senato. “Pensiamo però che questo non basti” e per questo i riders chiedono a Catalfo “un incontro pubblico e formale, da dove per noi deve uscire necessariamente una presa in carico di queste rivendicazioni”.

Nel post, infine, Riders Union intende fare “chiarezza sulla novità che circola in questo giorni”, riguardante “un fantomatico gruppetto di ‘lavoratori’ starebbe gridando ai quattro venti che i riders vogliono il cottimo ma non i diritti”.

La sigla bolognese invita a non fidarsi, perchè si tratterebbe di un gruppo “autoreferenziale che gioca a fare il sindacato giallo che piace a quelle stesse aziende che sarebbero la vera regia di questo teatrino grottesco, a quanto emerge da alcuni organi di stampa. Crediamo che per ragioni di serietà l’unico interlocutore possibile possa essere chi da due anni si batte per migliorare le condizioni di chi è sfruttato dalle piattaforme digitali”.

Sempre su Facebook, intanto, interviene anche Lombardo per sottolineare che ora “tocca al nuovo Governo dimostrare che la discontinuità è possibile sui temi del lavoro, evitando la ‘fuga dalla subordinazione’ e dai diritti ad essa collegati. Non si tratta di ritagliare regole ad hoc per i riders o per i lavoratori della gig-economy, ma di riconoscere che questi nuovi fenomeni hanno bisogno di essere regolamentati, per evitare che il rischio d’impresa ricada sulla sicurezza dei lavoratori più deboli”.

Catalfo ha annunciato che “è in corso una nuova iniziativa legislativa per regolamentare i lavoratori della gig-economy, con particolare riguardo al tema dei riders. Per la prima volta- rileva l’assessore bolognese- il ministro del Lavoro ha pubblicamente fatto riferimento all’esperienza della Carta di Bologna e alle tutele minime di diritti in essa riconosciute”.

Per Lombardo questo è motivo di ottimismo: “Forse siamo alla svolta decisiva per dare finalmente regole, senza eccessive rigidità. E’ arrivato il momento di passare ora dalle parole ai fatti”.

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1 Ottobre 2019
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