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Il Consiglio di Stato ribalta il Tar, A24 e A25 tornano all’Anas: “Scongiurare il rischio di cedimenti strutturali”

Ennesima virata sulla vicenda della concessione autostradale delle due tratte alla società 'Strada dei Parchi'

02-08-2022 17:18
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ROMA – Il controllo delle autostrade abruzzesi e laziali A24 (Roma-L’Aquila-Teramo) e A25 (Torano-Pescara) torna all’Anas. L’ennesima virata sulla vicenda della concessione autostradale delle due tratte alla società ‘Strada dei Parchi’ arriva questa volta dal Consiglio di Stato che, con un decreto, ha riformato l’ordinanza con la quale il Tar del Lazio aveva per due volte (sostanzialmente accogliendo il ricorso della concessionaria) stabilito la sospensiva alla decisione del Consiglio dei ministri del 7 luglio, di revocare la gestione alla società del gruppo Toto.

Il Cdm aveva motivato la decisione sulla base di un provvedimento del ministero per le Infrastrutture, nel quale veniva elencata una serie di inadempienze. La società si era rivolta immediatamente dopo ai giudici del tribunale amministrativo del Lazio contro la revoca in danno per gravi inadempienze della concessione. Il Consiglio di Stato, ora ha invece accolto l’istanza dell’avvocatura dello Stato e ha sospeso la successiva sentenza del Tar del 27 luglio, fissando un’udienza di merito il prossimo 25 agosto. La gestione delle due tratte autostradali più controverse torna dunque da oggi nella gestione dello Stato attraverso l’Anas.

“La delicatezza della fattispecie, che attiene alla tutela della circolazione autostradale e all’incolumità degli utenti e la tipologia delle questioni dove viene in rilievo la problematica della continuità della circolazione, in condizioni di sicurezza e l’esigenza di scongiurare il rischio di cedimenti strutturali delle infrastrutture“: queste sono le motivazioni del Consiglio di Stato che si leggono nella sentenza. La società nelle ore successive alla decisione del Governo, aveva dichiarato in una nota: “Nessun inadempimento, è un autentico sopruso al quale reagiremo prontamente e duramente chiedendo i danni ai responsabili”.
Il riferimento era probabilmente alla possibilità di avviare un contenzioso tra la società ‘Strada dei Parchi’ e lo Stato proprio per la cessazione anticipata del rapporto in scadenza tra otto anni (nel 2030), con un possibile indennizzo fino a 2,5 miliardi di euro.

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