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Alta tensione al confine Kosovo-Serbia, rimossi alcuni blocchi ai valichi di frontiera

A scatenare i disordini l'annuncio dell'arrivo di carte d'identità e targhe speciali per chi transiti verso la Serbia. È stato rinviato, ma il premier Vucic ha intimato: "Non minacciare la minoranza serba"

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ROMA – Le autorità kosovare hanno iniziato a rimuovere i blocchi che chiudevano le strade verso i valichi di frontiera di Bernjak e Jarinje. A organizzare l’interruzione della viabilità in questi ultimi giorni è stata la comunità di etnia serba residente nel nord del Paese, che ha deciso di protestare così contro la decisione delle autorità di Pristina di emettere carte d’identità e targhe automobolistiche speciali per chiunque transiti verso la vicina Serbia. Un provvedimento che colpisce i circa 50mila serbi che vivono in Kosovo e che utilizzano documenti emessi da Belgrado, non riconoscendo l’indipendenza del Kosovo, proclamata nel 2008 e accettata dalla maggior parte dei Paesi europei e dagli Stati Uniti ma non dalla Russia.

MANIFESTAZIONI IN STRADA, IL PREMIER VUCIC: “KOSOVO NON MINACCI I SERBI”

Il provvedimento, che sarebbe dovuto entrare in vigore oggi, primo agosto, ha suscitato tensioni e nella serata di ieri i valichi di frontiera di Bernjak e Jarinje sono stati chiusi perché, a detta dalla polizia kosovara, i manifestanti hanno bloccato le strade e soprattutto esploso colpi d’arma da fuoco contro gli agenti. Il primo ministro della Serbia Aleksandr Vucic ha reagito mettendo in guardia le autorità kosovare di non “minacciare” i serbi, oppure Belgrado “ne uscirà vittoriosa”.

Come riporta Kosova Press, dopo l’intervento dell’ambasciatore statunitense a Pristina, ieri il premier Albin Kurti ha acconsentito a rinviare di un mese il provvedimento.

CODE ALLA FRONTIERA PER TORNARE IN SERBIA

La testata riferisce anche di lunghe code quest’oggi al posto di frontiera di Merdare per chi cerca di tornare in Serbia o in altri paesi europei. Secondo Kosova Press le code potrebbero essere dovute a difficoltà create dalla polizia serba, ma chiarisce anche che le lungaggini burocratiche di recente si sarebbero fatte più frequenti, con automobilisti che riferiscono di aver atteso per uscire dal Kosovo anche per più di tre ore.

DALLA RUSSIA APPELLO AGLI STATI UNITI: “LAVORI PER SOLUZIONE, KOSOVO RISPETTI MINORANZA SERBA”

A livello internazionale, sulle rinnovate tensioni tra Serbia e Kosovo sono subito intervenuti vari attori in linea con le rispettive alleanze con Pristina o Belgrado, a partire dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, che ha lanciato un appello a Stati Uniti e Unione europea affinché medino una soluzione e spingano il Kosovo a rispettare i diritti della minoranza serba evitando ogni provocazione, oppure la Kfor, la missione della Nato in Kosovo, che si è invece detta pronta a intervenire nel caso di un’aggressione da parte della Serbia.

Stamani anche il primo ministro dell’Albania Edi Rama si è schierato con Pristina, ribadendo che il Kosovo “ha il diritto di assumere decisioni in applicazione della sovranità territoriale”, quindi ha giudicato l’escalation “irragionevole”. È toccato all’alto rappresentante della politica estera europea Josep Borrell ricordare l’importanza di ridurre i toni, plaudendo al rinvio del provvedimento da parte delle autorità kosovare e ricordando che eventuali tensioni andrebbero a scapito del processo di intergrazione europea, intrapreso da entrambi i paesi.

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2022-08-01T14:48:48+02:00