ROMA – “I tre fermi eseguiti dalla Squadra Mobile e dalla Dda per la rissa e la clamorosa sparatoria con il Kalashnikov a Montesanto dimostrano la prontezza delle forze dell’ordine, ma certificano anche una realtà agghiacciante: nel cuore di Napoli si gira armati come in uno scenario di guerra, alla luce del sole e tra i passanti”.
LEGGI ANCHE VIDEO | Urla, rissa in strada, spari e kalashnikov in pugno: cosa è successo in piazza Montesanto a Napoli
Lo dichiara il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli, che alla Camera ha denunciato il grave episodio avvenuto l’altro ieri a nel centro di Napoli, a pochi passi dalla stazione della Cumana e dall’ospedale Pellegrini. I fermo nei confronti dei tre, due uomini ed una donna, è aggravato dalle modalità mafiose. Nel corso delle indagini gli agenti hanno sequestrato al’Ak-47, rinvenuto occultato sotto un’auto.
“Questo episodio – incalza il parlamentare – mette a nudo il fallimento strategico della gestione dell’ordine pubblico da noi. Il cosiddetto ‘Decreto Caivano’ si è rivelato un boomerang mediatico: per militarizzare in modo massiccio il Parco Verde, sono stati sottratti agenti e risorse a territori altrettanto complessi e nevralgici, depauperando la sicurezza da altri territori comprese Afragola e Napoli e chiudendo diverse caserme. C’è una carenza cronica e costante di organico tra polizia, carabinieri e polizia municipale che non può essere gestita semplicemente spostando le poche pedine da un quartiere o da un comune all’altro”.
Nel suo intervento Borrelli ha poi richiamato l’attenzione anche sulla matrice culturale della violenza cittadina, ricordando la sua recente partecipazione al funerale del giovane Lorenzo Spasiano, ucciso nel quartiere napoletano di Miano, secondo le ricostruzioni, dopo un diverbio durante una partita di calcetto.
“Siamo davanti a un degrado culturale profondo, dove perfino le madri dei criminali – le parole del parlamentare di Avs – usano i social per dirsi ‘orgogliose’ dei figli che sparano in aria con i mitra. Le leggi più dure da sole non bastano se manca il personale per applicarle sul territorio e, soprattutto, se lo Stato non investe massicciamente sugli assistenti sociali, gli unici presidi in grado di salvare i minori da contesti familiari palesemente delinquenziali prima che sia troppo tardi”.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

