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Il tennista Conte e il marchese Grillo

conte grillo
L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Il M5S è lacerato, lo scontro tra Giuseppe Conte, il leader a suo tempo incaricato dall’Elevato Beppe Grillo, che però ci ha ripensato, sta creando fratture e schieramenti che tutto fanno pensare meno che a una soluzione. Vien da pensare ad un vecchio titolo di ‘Cuore’, settimanale satirico, che oggi potrebbe suonare così: “M5S un grande partito! Siamo d’accordo su tutto, basta che non si parli di politica”. Ora si recita, da una parte Conte che si presenta ai giornalisti in tenuta da tennista, pronto a schiacciare; dall’altra Grillo, che posta un video da libro Cuore, con lui tutto riccioluto che parla da bravo papà, di chi si preoccupa per davvero della creatura. E non state lì a guardare se dopo un secondo cambia idea e manda tutti a quel paese, se ormai sembra sempre di più il ‘Marchese del Grillo’, quello di “io so io e voi nun siete un cazzo”. Il povero Luigi Di Maio, ex capo politico del Movimento, in queste ore sta cercando di mediare, vorrebbe farli incontrare, magari farli abbracciare e far pace davanti a tutti. Gioco delle parti, o fatica sprecata. Perché le parole usate da Conte e Grillo nelle ultime ore, le minacce di render pubblica la corrispondenza intercorsa, mettono in chiaro una cosa: solo uno dei due può vincere, se uno cede anche un pochino di fatto non conterà più. Per quanto riguarda le altre mosse, dentro il Movimento una parte sta ragionando su come mettere in minoranza Grillo, che da parte sua insiste per tornare a votare quello che vuole lui sulla piattaforma Rousseau. Intanto dal sud del mondo, il puro Alessandro Di Battista si fa avanti e chiede subito di votare se il M5S deve sostenere o no il Governo Draghi. Da parte dei ‘contiani’, appunto, si fanno i conti: in molti insistono a dire che una gran parte dei parlamentari è pronta a seguire Conte aderendo al suo progetto di Nuovo Movimento. Il problema è che se con Grillo resta anche un manipolo di restauratori è a questi che spetta il simbolo, gli altri anche se in maggioranza finirebbero nel gruppo Misto. Cosa che nessuno vuole. Dunque tutti resteranno stretti stretti ed è facile però pensare che l’unione forzata potrebbe trasformarsi in immobilismo. Con il rischio che il Governo Draghi, chiamato nei prossimi mesi a superare e risolvere i problemi della crisi e anche due elezioni (amministrative e nuovo capo dello Stato), non resti a sua volta impantanato nel gioco delle parti. In pochi ne parlano, ma la ministra Gelmini di Forza Italia è sicura: “Rispetto tutto quello che sta avvenendo in casa d’altri ma credo che il gradimento del premier Mario Draghi sia elevato, e il governo stia facendo delle cose buone che servono al Paese. Quindi pericoli non ne vedo”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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