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Tu chiamalo se vuoi, caminetto

conte grillo
Il caminetto in politica nasce a sinistra, Renzi lo mandò in soffitta ma poi risorse e oggi riconquista le prime pagine in forza del suo più acerrimo nemico: Beppe Grillo
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ROMA – Quando la politica fibrilla, c’è un luogo in cui tensioni e polemiche trovano sicuro riparo: il caminetto. Se fuori imperversa la buriana, la regola è chiudersi dentro una stanza e tentar di risolvere l’irrisolvibile. Niente di bucolico. Il caminetto della politica non è il ‘camino, ove scoppia la mortella’ del Pascoli. Per dire, il clima è in genere quello che un operaio napoletano descrisse a Bersani nel corso di un corteo. “Vui ro Piddì. Facite e’ riunion co cul facc o muro”. Per quelli a nord del 41mo parallelo: “Voi del Pd, siete costretti a riunirvi mantenendo le spalle – ed altro – ben attaccate al muro”. 

Il caminetto in politica nasce a sinistra. E conosce una vera e propria golden age con l’Ulivo di Prodi. Prima circoscritto a una selezionata platea di maggiorenti, proliferò fino a diventare una sorta di comitatone, quando il professore diede vita al secondo governo, quello dei quattordici partiti dell’Unione. Luciana Sbarbati, i compianti Roberto Villetti e Willer Bordon, Leoluca Orlando, Pino Sgobio, Franco Giordano le star indiscusse. Ognuno portatore di un ultimatum a un esecutivo che al Senato si reggeva su due-tre voti di scarto. Massimo D’Alema, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Arturo Parisi ne furono spettatori, più o meno convinti. Anche per questo, di norma le riunioni del caminetto di maggioranza erano seguite, e precedute, da altri caminetti, quelli dei Ds e della Margherita. E poi di ogni singola corrente dei Ds e della Margherita. L’incendio divampava di camino in camino. Ma non era la rivoluzione. Anzi. 

Venne Matteo Renzi e con lui una massima che ancora riscuote qualche successo. ‘Tutto il potere a me’, disse a un Pd tramortito dai sondaggi. Così Renzi mandò in soffitta il caminetto. Ma ignorava che la fiamma ardeva ancora, sotto la cenere della rottamazione. E il caminetto risorse, senza i renziani. Ora, e qui sta la notizia, il caminetto riconquista le prime pagine in forza del suo più acerrimo nemico: Beppe Grillo.

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Il fautore della democrazia diretta e partecipata, l’uomo che assediava il Senato brandendo decine di leggi di iniziativa popolare, al posto del Capo politico vuole eleggere un organismo di 5 membri. Nelle sue intenzioni costoro sostituiranno il Capo politico, o meglio l’ex Capo politico in pectore, Giuseppe Conte. Perché il caminetto sotto le stelle servirebbe ad allietare le serate del Capo politico autonominato, cioè il garante Beppe Grillo in persona. Ma l’uomo che odiava i caminetti è scivolato sulla bruschetta. Pare infatti, e così risulta alle fonti parlamentari consultate dalla Dire, che l’operazione sia destinata al fallimento perché non riesce a conquistare il 51 per cento degli iscritti al M5s richiesti dallo Statuto. Povero Beppe. Il caminetto non si elegge. Il caminetto si verifica, è un po’ Parmenide e Lou Reed. Il caminetto è il lato selvaggio della strada. È e non può non essere.

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