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Smantellato gruppo italiano che si ispirava al terrorista Breivik: “Cercavano un nuovo Hitler o Mussolini”

Quattro ventenni arrestati tra Milano e Trieste: il loro gruppo A.R. (Avanguardia Rivoluzionaria) aveva pianificato azioni violente e intimidatorie e cercava di allacciare rapporti con altre organizzazioni di estrema destra
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Di Marialaura Iazzetti e Nicola Mente

MILANO – Un’organizzazione clandestina ispirata ai gruppi suprematisti americani che persegue l’instaurazione di un nuovo ordine mondiale di matrice nazi-fascista, “incitando alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e nazionali”. Gli agenti della Digos della Questura di Milano, coordinati dal capo della sezione Antiterrorismo della Procura meneghina Alberto Nobili e dal sostituto procuratore Enrico Pavone, hanno eseguito a Milano e Trieste misure restrittive della libertà personale, dell’obbligo di dimora con contestuale obbligo di presentazione giornaliera in questura a carico di quattro cittadini italiani, ventenni e milanesi.

L’inchiesta condotta dai poliziotti milanesi ha permesso di individuare e disarticolare il gruppo, denominato A.R. (Avanguardia Rivoluzionaria). Significativa al riguardo, la scelta da parte dei militanti di usare quali nomi di battaglia quello di terroristi divenuti icone di riferimento della galassia neonazista come, ad esempio, quello di Anders Breivik, responsabile dell’eccidio di Utoya del 22 luglio 2011, in cui morirono 69 persone.


Stando a quanto appreso dagli investigatori, la formazione, che aveva pianificato azioni violente e programmato azioni intimidatorie per recuperare denaro, aveva anche tentato di allargare il proprio raggio d’azione attraverso rapporti diretti con altre organizzazioni di estrema destra, come il sodalizio elvetico ‘Junge Tat’ che un indagato aveva visitato a maggio, rimanendo coinvolto nell’aggressione organizzata da movimenti antifascisti ai danni degli esponenti svizzeri.

I SUPREMATISTI PROGETTAVANO TERRORE NEL NOME DI HITLER

Aspiravano al crollo del sistema democratico occidentale e alla creazione di una nuova aristocrazia europea fondata sul sangue e sul censo. Avevano creato uno statuto e giurato fedeltà. “Sono ragazzi di ultradestra, che considerano Casapoud o Forza Nuova dei gruppi di perditempo” spiega il procuratore Alberto Nobili durante il punto stampa in questura a Milano. I giovani indagati si erano attivati, infatti, per creare un’associazione che tentasse – concretamente – di rovesciare il sistema e ristabilire gli equilibri: progettavano anni di aggressioni e violenze che avrebbero dovuto gettare nel panico la società. Si erano autodenominati ‘Avanguardia Rivoluzionaria’.


A detta degli agenti i quattro indagati sono giovani “di buona estrazione sociale”: due frequentano l’Università di Scienze politiche a Trieste, uno lavora e l’ultimo è disoccupato. L’obiettivo finale delle loro operazioni, come sottolinea Nobili, era la nascita di un nuovo ordinamento con a capo una figura ispirata ai valori di ‘Hitler o Mussolini’. Nei piani dell’organizzazione sarebbero stati gli stessi cittadini, esasperati dal terrore, a chiedere l’avvento di un nuovo duce. La Polizia ha deciso di intervenire tempestivamente e in maniera preventiva, nel momento in cui i ragazzi hanno iniziato a pianificare la prima aggressione. La vittima era un cittadino marocchino di fede musulmana. “Avevano programmato di picchiarlo per 20 secondi consecutivi con manganelli e coltelli”, racconta Nobili.


Le forze dell’ordine li hanno fermati poco prima che si verificasse l’agguato: erano usciti di casa vestiti di nero, le mani erano coperte da guanti rinforzati. “Negli zaini – aggiunge il procuratore – abbiamo trovato dei santini di Hitler e Mussolini che forse volevano lasciare sul luogo della violenza”. Lo scopo dell’aggressione non era uscire allo scoperto, ma iniziare a creare il panico. Cercavano adepti da poter coinvolgere nella loro missione. Secondo Monica Forte, presidente della commissione Antimafia al Pirellone, “gli arresti di oggi siano un monito per tutti rinnovare i nostri sforzi nella costruzione di una cultura della convivenza”.

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