ROMA – Sono donne i due terzi delle persone colpite dell’epidemia di ebola in corso nell’Est della Repubblica democratica del Congo, così come avvenne nell’ultima epidemia del 2018-2019. Lo riferiscono gli operatori sanitari congolesi, seguendo l’allarme lanciato da UnWomen, secondo cui negli ultimi cinquant’anni donne e ragazze sono state le più colpite dalla temibile febbre emorragica. L’agenzia Onu ha spiegato che questo accade sia perché sono le prime in famiglia a prestare assistenza ai malati, sia perché nelle strutture sanitarie rappresentano la maggior parte del personale medico-sanitario. Ieri, il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha inaugurato un centro per la cura di ebola a Bunia, nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia. La struttura ha una capacità di cento posti letto, di cui 45 già occupati, e presto riceverà un team di medici specializzati proveniente da Kinshasa.
Durante la cerimonia il dirigente dell’Oms ha sottolineato la necessità di fermare la trasmissione del virus Bundibugyo, contro cui non esistono ancora farmaci e vaccini approvati, ma da cui “si può guarire” se diagnosticato per tempo. Per questo “Ogni cittadino dovrebbe preoccuparsi, e ognuno dovrebbe prendersi cura di sé stesso e anche degli altri”, ha detto, perché la tempestività “fa davvero la differenza”. “Naturalmente- ha aggiunto- stiamo lavorando su vaccini e trattamenti, ma questo non significa che le persone non possano guarire dall’Ebola”.





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