“Voglia di ricominciare” per Draghi e… Berlusconi

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – “E’ la prima volta che esco da Roma e quello che si percepisce è un sollievo, un entusiasmo, una voglia di ricominciare e sprigionare le proprie energie produttive e imprenditoriali, la propria visione del mondo che da’ veramente conforto, la voglia di ricominciare” ha detto il premier, Mario Draghi, nel corso della visita in Emilia Romagna, al distretto della ceramica di Sassuolo. “Questa Italia è viva, forte e ha tanta voglia di ripartire” ha aggiunto. Uno, due.

Ieri era stato il Governatore di Bankitalia a spargere ottimismo, a parlare di forte ripresa già in atto, sottolineando che gli indici di fiducia delle imprese sono ai massimi da oltre tre anni. Insomma, è tempo di rimettersi a pensare al futuro e questo significa programmare, tirare fuori i soldi da sotto il materasso e di ricominciare a spendere. Vero che non bastano le sole parole, queste possono aiutare, creare il giusto clima di attesa fiduciosa, tocca al Governo però fare le cose necessarie perché il tempo è prezioso ed è comunque poco. E intanto arrivano i primi segnali certificati di ripresa sia sul versante della crescita economica che dell’occupazione.

Secondo l’Istat, infatti, nel primo trimestre si sono registrati dati migliori del previsto con un +0,1% rispetto al -1,8 del trimestre precedente. Aumentano anche gli occupati ad aprile: il saldo diventa positivo per oltre 120mila occupati rispetto a gennaio 2021. Ma c’è ancora molto da fare perché rispetto al dato di febbraio 2020, prima della pandemia, gli occupati sono oltre 800mila in meno. Ma il Governo è in campo e il premier Draghi promette che non si perderà tempo grazie al decreto legge sulle semplificazioni approvato la settimana scorsa in Consiglio dei Ministri: “Io mi auguro che rappresenti un cambio di passo essenziale per l’Italia. È vasto, molto complesso. Riduce le incertezze e i tempi delle burocrazie. Semplifica il lavoro dell’imprenditore e la vita del cittadino, ma senza indebolire i presidi di tutela dell’ambiente, del lavoro, e soprattutto della legalità” ha sottolineato.

Sul fronte più politico, al contrario, dietro le quinte dei Palazzi della politica corrono le voci che parlano di un patto per eleggere Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica il prossimo febbraio. A chi liquida la questione come fantapolitica va ricordato che tra i 1.009 delegati che saranno chiamati ad eleggere il nuovo presidente il centrodestra unito, insieme a Italia Viva di Matteo Renzi che tornerebbe centrale, e la forte maggioranza dei delegati regionali, ci sono i numeri per nominarlo dalla quarta votazione in poi quando basta la maggioranza semplice.

Le ‘voci’ parlano di un patto stretto da Salvini e Berlusconi. Il Cavaliere porterebbe in dota alla nuova Lega tutti i ‘pezzi’ di Forza Italia e in premio avrebbe il Colle per due anni. L’intesa avrebbe una scadenza temporale e una staffetta: Berlusconi resterebbe al Colle per due anni e il premier Draghi finirebbe la legislatura come premier fino al 2023. Dopo le elezioni, stando ai sondaggi di oggi, con il centrodestra vittorioso, il nuovo Parlamento, frutto della riforma costituzionale che ne riduce il numero del 30 per cento, sarebbe la ‘giusta causa’ per le dimissioni di Berlusconi da Capo dello Stato insieme a motivi legati all’età e alla salute. A quel punto le Camere, con le nuove quote di delegati regionali, tornerebbero a riunirsi per portare al Quirinale Mario Draghi. Dopo la pandemia anche la politica torna a sognare.

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