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Lavoro, ecco 5 proposte dei direttori del personale per ripartire

Emerse durante il congresso Aidp, la nuova presidente Matilde Marandola
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ROMA – La parola d’ordine del 50esimo Congresso Nazionale dell’Aidp, l’Associazione italiana per la direzione del personale, che ha deciso di porre al centro di questa edizione 2021 – svoltasi in streaming a Torino dal 21 aprile al 21 Maggio – è stata: ripartire. Il concetto di ripartenza, grazie ai contributi di centinaia di esperti e professionisti del mondo del lavoro coinvolti, è stato declinato in 13 worshop suddivisi per aree. Contestualmente il Consiglio Nazionale ha eletto la nuova presidente dell’Aidp, Matilde Marandola, napoletana, già presidente Aidp Campania e referente dell’Area Responsabilità Sociale di Aidp, attualmente nelle risorse umane di Camomilla Italia, prima donna del Mezzogiorno ad essere eletta come presidente nazionale, succeduta a Isabella Covili Faggioli che ha guidato l’associazione negli ultimi 7 anni.

“Il 50esimo congresso nazionale dell’Aidp, che si è svolto in una modalità inedita a causa della pandemia, è stata una straordinaria occasione di riflessione, condivisione delle esperienze e di idee di altissimo valore che ci hanno spinto a valorizzare quanto emerso e a proporre per la crescita del lavoro e delle imprese in Italia una nostra proposta articolata per la ripartenza del lavoro- spiega Matilde Marandola, neo presidente Aidp- È il concetto di ‘umanità’ il punto di partenza per organizzazioni inclusive, responsabili socialmente e sostenibili. Organizzazioni che mettano realmente al centro la persona e il suo benessere”.

LE CINQUE PROPOSTE

1) Lo smart working dopo l’emergenza: il modello ibrido. Dopo il massiccio e forzoso ricorso allo smart working in fase pandemica bisognerà capire come riorganizzarlo in un contesto di normalità e a seguito di un’analisi costi-benefici. Si va verso un modello ibrido con alternanza tra lavoro da remoto e in presenza. Un modello che coinvolgerà tutte le figure lavorative e professionali ad esclusione delle mansioni non “remotizzabili”;

2) Per un’impresa resiliente. Usare il contratto collettivo di lavoro, ai vari livelli, per modellare una disciplina dei rapporti di lavoro secondo le esigenze aziendali; investire nella formazione permanente e continua del personale in percorsi di crescita e valorizzazione; organizzare l’impresa in senso orizzontale;

3) Le persone al centro dell’azienda. La riorganizzazione dell’azienda e del lavoro deve necessariamente partire dall’esigenza di mettere le persone e il loro benessere al centro. Allo scopo bisogna partire dal “basso” e ascoltare i suggerimenti provenienti dai lavoratori nella riprogettazione dei modelli organizzativi, semplificare la scala gerarchica, favorire la condivisione delle idee e valorizzare come priorità la dimensione umana del lavoro favorendo il benessere fisico ma anche psicologico dei dipendenti;

4) Potenziamento Welfare aziendale. Il ruolo integrativo dell’azienda nel nuovo modello di welfare community basato sempre di più sulla collaborazione tra pubblico e privato è decisivo soprattutto in considerazione dei nuovi bisogni sociali. Va potenziato lo strumento anche verso le nuove esigenza della mobilità sostenibile, l’aggiornamento di alcuni parametri come il concetto di famiglia, il sostegno ai servizi alla persona e l’innalzamento strutturale del tetto ai fringe benefit a 516 euro l’anno;

5) Allineamento delle competenze tra le attività di formazione e le reali richieste delle aziende. Si rende necessario un programma di reskilling di ampia portata verso le nuove competenze della rivoluzione ibrida, ossia intelligenza artificiale con intelligenza umana, cyber e fisico, per superare il digital divide e favorire un reale processo di occupabilità e di sviluppo economico. Il 72% delle aziende dubita di aver le giuste competenze (Gartner 2019).

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