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Vaccino, la pediatra: “Farlo ai bambini e ragazzi per proteggerli dagli effetti indiretti del Covid”

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Susanna Esposito, presidente dell'Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (WAidid), lancia l'allarme sugli effetti dell'isolamento sui più giovani: "Aumentano i fenomeni di autolesionismo e manca la prevenzione sulle altre malattie"
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“L’importanza della vaccinazione per i bambini e i ragazzi è centrale: per proteggerli dall’infezione, come misura di salute pubblica per ridurre la circolazione virale e il conseguente rischio di comparsa delle varianti, ma anche perché le conseguenze indirette del Covid sui ragazzi sono state gravissime. Abbiamo un numero elevato di adolescenti ricoverati per fenomeni di autolesionismo che non abbiamo mai avuto prima”. A parlare alla Dire è Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università di Parma, direttore della Clinica pediatrica dell’Ospedale Pietro Barilla dell’azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma, nonché presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (WAidid).

LE CONSEGUENZE DELL’ISOLAMENTO SUGLI ADOLESCENTI

“L’isolamento sociale e il Covid hanno determinato una sofferenza e una serie di gravi problemi nei ragazzi. La vaccinazione serve, quindi, per molteplici ragioni – sottolinea Esposito – dal punto di vista della sicurezza e dell’efficacia, il vaccino Pfizer è ottimale anche nei più giovani. La vaccinazione nei ragazzi è poi una misura di salute pubblica, perché ci consente di ridurre o persino azzerare, una volta che saranno protetti in gran numero, le nuove mutazioni del virus conseguenti alla sua circolazione. Lo ribadisco, è anche un modo di restituire agli adolescenti una socialità che hanno perso o che hanno vissuto come fortemente ridotta, tanto da aver generato in alcuni disturbi psichiatrici pure gravi: non è Covid ma è un impatto del Covid sulla salute degli adolescenti”.

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE DELLE ALTRE MALATTIE

C’è poi il tema della prevenzione che è venuta meno – spiega la presidente dell’Associazione WAidid – molte malattie su cui abbiamo fatto prevenzione negli anni passati, quest’anno, hanno avuto diagnosi tardive. Abbiamo visto casi conclamati di chetoacidosi diabetica perché le famiglie si sono presentate in estremo ritardo con i bambini in Pronto Soccorso per paura del Covid. Lo stesso è avvenuto con i casi di tumore diagnosticati in presenza di sintomi conclamati – aggiunge – perché molti hanno saltato i controlli di salute dal pediatra di famiglia”.

“VACCINARE I 12-15ENNI PRIMA DEL RIENTRO A SCUOLA”

L’impatto indiretto non significa, quindi, “il vantaggio per una terza persona ma per il bambino stesso. E poi c’è il tema dei ragazzi che si ammalano – prosegue Esposito – di solito non muoiono ma possono comunque ammalarsi e una parte di loro può presentare complicanze. I ragazzi dovrebbero e possono, quindi, essere vaccinati per ritornare a una vita di comunità, sana, dando a tutti loro le stesse possibilità. Non dimentichiamo – precisa Esposito- che la salute pubblica è promozione del benessere, che non è solo assenza di malattia ma benessere fisico, psichico e sociale”. Su come dovrebbe svolgersi la vaccinazione degli adolescenti 12-15 anni, Esposito ha idee molto chiare: “Meglio proseguire con una macchina rodata, rispettando le modalità approntate da ciascuna Regione. Se un territorio ha sviluppato una forte rete di hub vaccinali è bene proseguire le inoculazioni dei ragazzi presso queste sedi, coinvolgendo, se serve, anche i medici di base, oltre i pediatri naturalmente”.


“Ci sarà da fare una riflessione, infatti, sul fatto che i pediatri di famiglia seguono i giovani pazienti fino al quattordicesimo anno di età e spesso nelle grandi città, essendoci pochi pediatri di famiglia, è frequente che i bambini passino ai medici di base ben prima dei 14 anni. Quindi – ricorda la studiosa – in virtù anche del protocollo firmato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), laddove il ragazzo sia ancora in cura dal proprio pediatra, potrà effettuare nel suo studio la vaccinazione. Diversamente, potrà rivolgersi agli hub vaccinali o ai medici di base. Ci sono alcune Regioni che hanno già sviluppato protocolli regionali, come in Emilia-Romagna, per avviare la campagna vaccinale dei ragazzi. Certamente, sarà importante riuscire a vaccinare i 12-15enni prima del rientro a scuola e non credo sia un grande problema dal punto di vista organizzativo, visto che stiamo parlando di pochi soggetti rispetto al numero di adulti di cui ci si sta occupando in queste settimane”, spiega ancora Esposito.

LEGGI ANCHE: L’Aifa ha approvato il vaccino Pfizer per la fascia d’età 12-15 anni

I TEMPI DEL VACCINO PER I BAMBINI

“Sarà bene, una volta che la sperimentazione del vaccino sui bambini più piccoli sarà conclusa e il vaccino approvato, che la vaccinazione contro il Covid sia inserita all’interno del programma vaccinale di routine del bambino, rispettando tempi e dosi di somministrazione in modo che questa vaccinazione non interferisca con le altre”. Anche rispetto alla sicurezza del vaccino Pfizer, che sarà somministrato ai 12-15enni, Esposito spiega che “i dati sulla sicurezza e l’efficacia sono persino migliori rispetto ai dati riscontrati nell’adulto. I vaccini a Rna messaggero hanno un profilo di tollerabilità molto buono e, quindi, ai genitori dico che non c’è da temere“, conclude la professoressa.

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