Stati Uniti in fiamme, Casa Bianca sotto assedio: tre morti negli scontri di questa notte

Dopo la morte di George Floyd, Donald Trump attende asserragliato nella White House. Tra chi vuole ricucire e chi sceglie la linea dura, i suoi consiglieri si dividono / Foto di Rosa Pineda
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

MILANO – Un’altra notte di sangue e scontri negli Stati Uniti. Le proteste per l’omicidio di George Floyd hanno raggiunto il sesto giorno consecutivo, allargandosi in tutto il paese. Intanto, il presidente Donald Trump resta asserragliato nella Casa Bianca, in attesa di decidere quale azioni intraprendere.

TRE MORTI NEGLI SCONTRI DI QUESTA NOTTE

Sono tre i manifestanti che hanno perso la vita questa notte: due  a Davenport, Iowa, e uno a Louisville, Kentucky, ucciso da colpi di pistola esplosi dalla polizia per sgomberare un parcheggio.

Violenze anche a Washington Dc, New York e Philadephia. Nonostante il coprifuoco, infatti, i manifestanti sono scesi in piazza e si sono confrontati in duri scontri con la polizia. Secondo la Cnn, numerosi edifici sono stati dati alle fiamme e decine di manifestanti sono stati arrestati.

Continua intanto lo schieramento della Guardia Nazionale, attualmente attivata in 27 stati mentre il coprifuoco, imposto in più di 40 città, è stato violato quasi ovunque. Numerosi anche gli arresti: nella sola New York, questa notte sono state fermate più di 250 persone.

DONALD TRUMP ASSERRAGLIATO NELLA CASA BIANCA

Intanto l’America attende che il presidente Donald Trump prenda una posizione ufficiale. Secondo quanto riferito dalla Cnn, Trump ha trascorso la domenica asserragliato nella Casa Bianca dopo che le proteste di venerdì sera avevano costretto lui e la sua famiglia a rifugiarsi nel bunker sotterraneo.

Secondo l’editorialista della Cnn Stephen Collins, con il suo comportamento il presidente Trump starebbe esasperando gli animi. Il tweet di giovedì, dove l’inquilino della Casa Bianca ha scritto ‘when the looting starts, the shooting starts’, infatti, sarebbe “un chiaro riferimento al linguaggio razzista degli anni ’60”.

Per provare a gettare acqua sul fuoco, venerdì Trump ha parlato con la famiglia di George Floyd “per esprimergli le condoglianze a nome dell’intera nazione”. Questa conversazione, però, è stata criticata dallo stesso fratello di Floyd che, rispondendo al NYTimes, ha detto che il presidente “non mi ascoltava e non mi lasciava parlare”.

Secondo quanto riferito alla Cnn da fonti interne alla Casa Bianca, in questo momento il team di consiglieri del presidente sarebbe profondamente diviso sul da farsi. Da una parte, le ‘colombe’ consigliano il Presidente di intervenire con un discorso alla nazione per provare a pacificare la situazione. I ‘falchi’, invece, vorrebbero spingere Trump a condannare con forza le proteste per non perdere il voto della classe media bianca in vista delle elezioni del prossimo novembre.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

1 Giugno 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»