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La nuova era dello Spazio debutta con Elon Musk

La Storia fa ancora una volta tappa a Cape Canaveral, striscia di terra che si affaccia sull’Atlantico dalla costa della Florida, consacrata al lancio di razzi nello Spazio per conto della Nasa.

E’ dal Kennedy Space Center che sabato 30 maggio ha preso il volo il razzo Falcon9 con il compito, perfettamente riuscito, di portare in orbita a bordo della capsula Crew Dragon i due astronauti a stelle e strisce Robert Behnken e Douglas Hurley.

Destinazione Stazione spaziale internazionale. Fin qui niente di strano, se non fosse che la base non era utilizzata per il lancio di equipaggi dal 2011, anno in cui terminò il programma Space Shuttle, e che il lancio in questione è stato sognato, inseguito e realizzato da SpaceX, compagnia privata fondata dal magnate Elon Musk. E’ la prima volta che il viaggio degli astronauti viene realizzato da un privato, seppure con la supervisione dell’agenzia spaziale statunitense.

Per gli Stati Uniti è stato un momento importante- presente al lancio anche il presidente Donald Trump e il suo vice, MikePence- e l’entusiasmo si è rapidamente propagato in tutto il mondo, con milioni di persone collegate a tv e canali web per seguire l’evento in diretta, facendo volare su Twitter l’hashtag #LaunchAmerica che ha rapidamente scalato la classifica dei Trending topic.

Ma perché tanto entusiasmo? Le parole più ricorrenti nella comunità di appassionati sono ‘progresso’, ‘avanzamento tecnologico’, ‘scoperta’. In realtà c’è la consapevolezza che lo Spazio, dopo l’età dell’oro vissuta all’epoca della corsa alla Luna negli anni Sessanta, può essere ancora un terreno di sperimentazione tanto scientifica che tecnologica, in questo caso grazie all’iniezione di miliardi di dollari ad opera di un privato, Elon Musk. Non c’è in gioco solo il ritorno in pista degli Stati Uniti per un accesso nazionale allo Spazio per i suoi astronauti. Ricordiamo che negli ultimi anni gli astronauti statunitensi per raggiungere la Stazione spaziale si sono serviti della capsula russa Soyuz in partenza dal cosmodromo di Baikonour. Il lancio del 30 maggio significa molto altro: inaugura una nuova era in cui le agenzie spaziali si aprono alla collaborazione con compagnie commerciali.

Il debutto è stato da film. I due astronauti che hanno scritto il loro nome nella Storia, Behnken e Hurley sono entrambi sposati con due astronaute (Megan McArthur e Karen Nyberg, che, peraltro, ha svolto una missione con Luca Parmitano, nel 2013); sono saliti in ascensore per 70 metri per raggiungere la cima del Falcon9, da lì sono entrati nella capsula Crew Dragon, che assomiglia di più a una automobile biposto sportiva, con interni futuribili, che a un mezzo di trasporto spaziale. Sono stati loro, durante il viaggio, verso la Stazione, a decidere di ribattezzarla Endeavour, proprio come lo Shuttle che portò entrambi nello Spazio, anni fa. Un chiaro segnale di continuità con la storia della Nasa. Nel viaggio della Crew Dragon, durato 19 ore, tutto è scenografico, destinato a destare stupore, anche il segnalatore incaricato di mostrare l’arrivo nell’area a gravità zero, un dinosauro ricoperto di paillettes per cui è già aperta la caccia all’acquisto (costa 25 dollari).

I due astronauti si sono complimentati con i progettisti di SpaceX, mentre, da terra, si applaudiva a un altro successo. Il razzo Falcon9, infatti, è riutilizzabile. Per questo, dopo aver sganciato la capsula, è tornato verso il nostro pianeta centrando perfettamente una grande x in mezzo all’Oceano, dove è stato recuperato per la prossima missione.

Insomma, i passi in avanti sono tanti. In questa collaborazione allargata, c’è anche spazio per l’Italia. Il contributo del nostro Paese passa dal supporto fornito dalla base dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Broglio Space Center (BSC) di Malindi, in Kenya, che fa parte delle stazioni di tracking che hanno seguito il volo della Crew Dragon verso la Stazione Spaziale.

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1 Giugno 2020
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