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Tg Sanità, edizione dell’1 giugno 2020

CORONAVIRUS. SPERANZA: DA DPI IMPATTO AMBIENTALE CHE RICHIEDE MISURE

L’uso massivo di dispositivi di protezione individuale e il loro smaltimento “darà un possibile impatto ambientale che necessita di adeguate politiche di governo del ciclo dei rifiuti”. Così il ministro della Salute Roberto Speranza, in audizione in Commissione Ecomafie in merito alla gestione dei rifiuti legata all’emergenza Covid-19. “Nel giro di pochi mesi- ha aggiunto Speranza- avremo un’autonoma produzione italiana di mascherine che ci consentirà di essere pienamente autosufficienti e indipendenti dal mercato internazionale”. Sul vaccino contro il Coronavirus, infine, il ministro della Salute ha detto: “Auspichiamo che arrivi il prima possibile e la ricerca globale sta facendo uno sforzo senza precedenti. Ma non c’è scritto da nessuna parte che c’è una data certa per il vaccino”.

CORONAVIRUS. BRUSAFERRO (ISS): DATI FANNO PREVEDERE SECONDA ONDATA

“Per gli scenari che immaginiamo, in autunno, una patologia come il Sars-cov-2, che è trasmessa da droplet, si può maggiormente diffondere e si può confondere con altre sintomatologie di tipo respiratorio” e “la famosa ipotesi della seconda ondata è collegata a questo, che, dal punto di vista tecnico scientifico è un dato obiettivo”. Così il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante l’audizione in Commissione Bilancio della Camera. “In autunno- ha proseguito- si diffondono le infezioni respiratorie, meno ore di sole e attività all’aperto e più la circolazione aumenta”. Con la riapertura delle Regioni e anche quella internazionale, ha fatto infine sapere Brusaferro, ci avviamo ad una “sfida che sarà ancora più importante” e questo “richiederà una capacità ancora più attenta di monitorare e rispondere a focolai”.

CORONAVIRUS. AIFA: TOCILIZUMAB INCORAGGIANTE, MA MANCANO RISULTATI DEFINITIVI

“È complicato dire quali sono le sperimentazioni dei farmaci contro il Covid-19 più promettenti, ma ce ne sono alcune che sono ora in fase più avanzata e per le quali iniziano ad esserci dei risultati. Come quella che vede l’utilizzo dell’anticorpo monoclonale Tocilizumab, farmaco utilizzato solitamente per trattare l’artrite reumatoide, per il quale sono emersi risultati preliminari incoraggianti, che tuttavia necessitano di essere confermati”. A farlo sapere all’agenzia Dire è Francesco Trotta, dirigente dell’Ufficio monitoraggio della spesa farmaceutica e rapporti con le Regioni di AIFA e membro della task force che si occupa dell’emergenza Covid costituita dall’agenzia. “Quello con il Tocilizumab è uno “studio non randomizzato, quindi a braccio singolo- ha spiegato Trotta- e per avere maggiori evidenze sull’entità del beneficio del farmaco dovremo aspettare le conclusioni di studi controllati e randomizzati, dove è previsto il confronto con la terapia standard disponibile”.

CORONAVIRUS. AISM: 70% PERSONE CON SCLEROSI MULTIPLA HA INTERROTTO RIABILITAZIONE

Il 40% delle persone con sclerosi multipla durante l’emergenza sanitaria da covid-19 ha avuto difficoltà all’accesso dei farmaci specifici e il 70% ha interrotto la riabilitazione. I dati emergono da un sondaggio condotto dall’AISM su oltre 5mila persone con sclerosi multipla, per raccontare la loro esperienza di vita durante la pandemia. Ma è il lavoro uno degli ambiti più colpiti: dei lavoratori con sclerosi multipla solo 1 persona su 3 ha avuto accesso allo smart working e il 40% ha dovuto gestire il lockdown con l’assenza per malattia e le ferie. In generale, fa sapere ancora la ricerca, il 47% delle persone con sclerosi multipla teme un peggioramento della malattia a causa dello stress, e 1 su 4 un peggioramento della propria condizione di salute per le mancate cure. Secondo uno studio promosso dalla Società Italiana di Neurologia e dall’AISM, con la sua fondazione FISM, intanto, non sembra esserci una maggiore suscettibilità al virus o alle forme più gravi di covid-19 per i pazienti con sclerosi multipla. Il virus in Italia ha però colpito circa 740 persone con SM, con 401 casi registrati in Lombardia.

CORONAVIRUS. AIMO: OCULISTI VISITANO A 20 CM DA PAZIENTI, IMPENSABILE LAVORARE SENZA DPI

“Noi oculisti visitano i nostri pazienti a 20 centimetri di distanza e sappiamo, come è stato anche riportato anche dalla prestigiosa rivista scientifica ‘The Lancet’, che il Covid-19 può essere presente nel film lacrimale. Quindi è impensabile per noi continuare a lavorare senza i presidi di sicurezza, di cui devono necessariamente essere dotati tutti gli ambulatori specialistici territoriali”. Così il presidente dell’Associazione Italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni, intervenendo all’advisory board di Senior Italia FederAnziani, che ha promosso la tavola rotonda virtuale ‘Il problema delle cronicità al tempo del Covid-19‘. “Secondo alcuni oftalmologi sarebbe obbligatorio fare i tamponi per accedere ai nostri ambulatori- ha proseguito Menabuoni- ma questo a nostro avviso è un’utopia ed è irrealizzabile, servirebbe solo a bloccare ancora a lungo l’attività oculistica nel nostro Paese”. Secondo il presidente di AIMO, quindi, per sbloccare la situazione sono necessari “investimenti per il personale, ma anche per creare adeguati ambulatori con opportuni spazi”, ha concluso.

CORONAVIRUS. MEDICINA ESTETICA, SIME: DOPO LOCKDOWN STUDI PRESI D’ASSALTO

“Anche il settore della medicina estetica, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, è stato inevitabilmente investito dalla crisi economica. Ma per fortuna la ripresa è stata importante: appena abbiamo avuto la possibilità di riaprire, le pazienti hanno letteralmente riempito i nostri studi”. A raccontarlo è il presidente della Società Italiana di Medicina Estetica, Emanuele Bartoletti, nel corso di un’intervista rilasciata via Skype all’agenzia Dire. “La medicina estetica è richiesta soprattutto nel periodo primaverile- ha proseguito Bartoletti- e aver chiuso le attività nei mesi di marzo, aprile e anche metà maggio ha provocato una grande riduzione nelle entrate economiche dei nostri colleghi”. Non appena allentate le misure di restrizione, però, le pazienti non si sono fatte attendere: “Ne abbiamo avute molte che ci hanno detto di non essere mai uscite durante il lockdown, nemmeno per fare la spesa- ha concluso Bartoletti- e che la prima uscita che hanno fatto è stata per venire da noi”.

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1 Giugno 2020
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