Roma, il ministro Orlando al parco Peppino Impastato

ROMA - Il parco Peppino Impastato sulla collina
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

parco_impastato2

ROMA – Il parco Peppino Impastato sulla collina della Pace, a Roma, è stato visitato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in compagnia del presidente del Pd, Matteo Orfini, e del candidato presidente del VI Municipio, Dario Nanni. “Questo– ha detto Nanni- è il simbolo di quello che vogliamo fare: legalità e progetti portati avanti con i cittadini. La collina della Pace è un posto simbolo. Abbiamo abbattuto l’ecomostro di Finocchio e poi usato i locali sequestrati alla banda della Magliana. Dico noi perché questa è stata una battaglia iniziata tanti anni fa con i cittadini e gli amministratori. Mi prendo l’impegno di rivedere alcune questioni clientelari perché penso che questo debba essere un servizio per i cittadini”.

“Questo- ha poi aggiunto Nanni- è uno dei Municipi più difficili di Roma. L’unico per cui sono arrivate indicazioni sulle liste dalla commissione Antimafia. Stanno accadendo cose strane qui, ci sono interessi forti. Ad esempio ci sono migliaia di manifesti appesi ai muri. Chi li paga?”. “Non è causale il rapporto tra ambiente e legalità- ha invece sottolineato Orlando-. Dove si è insediata la criminalità si è creato un contesto di degrado. Non sempre dove c’è speculazione c’è mafia, ma in tutti i posti dove c’è la mafia c’è speculazione edilizia”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»