Ddl Zan, Valente (Pd): “Lega inaccettabile, ma inserire donne un errore: lo voterò solo se…”

La senatrice dem spiega le sue perplessità in merito al testo della legge Zan
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ROMA – “Contesto senza se e senza ma l’atteggiamento assolutamente inaccettabile della Lega che ha provato a impedire la calendarizzazione del ddl Zan: è profondamente antidemocratico. Il diritto di veto non si riconosce a nessuno, men che meno su una legge che è stata approvata dall’altro ramo del Parlamento con un ampio consenso”. Così la senatrice Pd e presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, Valeria Valente, nel corso del suo intervento al webinar promosso dalla cooperativa sociale BeFree ‘I corpi e le norme: ddl Zan tra merito, urgenza, confronto’.

Per Valente, le motivazioni della Lega sono state “in alcuni casi strumentali, in altri coerenti con la sua storia. Quelle strumentali- spiega- sono di facile lettura: l’utilizzo di alcuni pensieri appartenenti a un pezzo di mondo femminista. Sarebbe stato utile che a far notare questa strumentalità fossero tutti. Credo che sia stata un’occasione persa in termini di liberta’ di pensiero, che qualcuno chiedesse di silenziare il confronto in ragione della strumentalità di un partito poco incline al dialogo, al confronto, al riconoscimento delle differenze e dei diritti- osserva- e dicesse a chi propone modifiche a questo disegno di legge ‘Vi prego, non parlate, perche’ altrimenti prestate il fianco’. Questo significa essere subalterni all’arroganza e alla prepotenza e non e’ mai un bene”. Rispetto alle priorita’ dell’agenda politica, poi Valente affonda: “Per la Lega non è mai il tempo per l’allargamento dei diritti”.

“INSERIRE DONNE CON ALTRI GRUPPI È ARRETRAMENTO DI DECENNI”

“Per una legge contro l’omotransfobia e i reati d’odio, che attiene ai diritti e alle libertà fondamentali di ciascuno, occorre costruire, nelle condizioni date, il consenso più ampio possibile. Avrei preferito la versione originaria di questo disegno di legge, che, in corso d’opera, ha rischiato di peggiorare per mediazioni fatte non innalzando la ragione d’essere di quel ddl, ma abbassandola, mischiando e generando confusione”, spiega.

Diversi i punti critici rilevati dalla senatrice dem: “La prima cosa che mi sento di non condividere è la scelta di fondo di costruire una legge su questi temi soltanto dando centralità alle modifiche del Codice penale, che è la parte più forte del testo. Io avrei lavorato non ampliando una fattispecie, quindi facendo dell’odio transfobico l’elemento costitutivo di una fattispecie di reato, ma sulle aggravanti”. Poi “l’elenco contenuto al 604-bis, che include sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, è un elenco troppo composito e lascia troppi margini rispetto a quella che sarà la necessità delle scelte applicative. Il Codice penale- osserva tecnicamente Valente- richiede tassatività e determinatezza e in alcuni concetti cosi’ noi le perdiamo”.

Criticabile, secondo Valente, è in particolare la scelta dell’espressione ‘identita’ di genere’: “Altri Paesi europei, tranne la Francia, hanno usato ‘orientamento sessuale’ o ‘identità sessuale’, ci dovremmo chiedere perché. Forse perché erano meno divisivi, più netti e determinati in una fattispecie più leggibile”. Sull’elenco “troppo lungo” e in particolare sull’inclusione della disabilità, la senatrice parla di “pasticcio”, mentre sull’inserimento delle donne è ancora più netta: “Io sono assolutamente contraria che le donne entrino in questo disegno di legge, perché anche nelle intenzioni di chi lo ha ispirato c’è l’esigenza di tutelare particolari categorie e gruppi sociali. Le donne non sono una categoria sociale, sono la metà dell’umanità- sottolinea- e io credo che mettere le donne al fianco di altre categorie sociali sia, soprattutto dal punto di vista culturale, un arretramento di anni, di decenni rispetto alle battaglie delle donne”, aggiunge.

“PER MISOGINIA LEGGE AD HOC O IN TESTO SU MOLESTIE”

Sull’omotransfobia “io credo che la violenza contro le donne non abbia la stessa matrice, o meglio, la violenza domestica è legata a una volont° di dominio, di possesso, non è legata alla diversità. Mi è stato detto ‘Ma se una donna viene insultata per strada, allora quella è misoginia, non violenza domestica. Assolutamente, sì ma io quel tipo di odio l’avrei trattato con un reato ad hoc e una legge sulla misoginia, o abbinata alla legge che stiamo discutendo sulle molestie sessuali”, spiega Valeria Valente.

“SE DECISIVO DAREI MIO VOTO, MA CON RAMMARICO”

Se il mio voto dovesse essere decisivo per dire io voterei il ddl Zan, con molto rammarico e molte preoccupazioni, ma lo voterei perché penso che è meglio questo che niente”, aggiunge ancora Valente.

“Finché si può avere la possibilità di modificare una legge credo che le ragioni debbano essere ascoltate- aggiunge Valente- Sono intollerante nei confronti di chi e’ intollerante al confronto, verso chi dice ‘È cosi’ o niente, perche’ senno’ si rischia di affossarlo’. Non e’ cosi’. Il tema e’ la volonta’ politica, l’accordo, e bisogna tenere conto anche di una maggioranza molto variegata”, conclude.

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