martedì 14 Aprile 2026

Iran, il presidente Pezeshkian scrive agli americani: “È l’America First una vera priorità del governo statunitense?”. E parla del ruolo di Israele nel conflitto

Su X la lunga missiva con cui il presidente analizza il conflitto in corso con gli Usa e parla "legittima autodifesa" e di un'aggressione, gran parte basata sulla disinformazione: "Ritrarre l'Iran come una minaccia non è coerente"

ROMA – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha pubblicato su X una lettera indirizzata al “popolo americano” e “a tutti coloro che, in mezzo a un diluvio di distorsioni e narrazioni inventate, continuano a cercare la verità”. A tal proposito, il presidente sottolinea come “nonostante i suoi vantaggi storici e geografici, l’Iran non ha mai, nella sua storia moderna, scelto la via dell’aggressione, dell’espansione, del colonialismo o del dominio. Anche dopo aver sopportato occupazione, invasione e una pressione costante da parte delle potenze globali e nonostante possedesse la superiorità militare su molti dei suoi vicini, l’Iran non ha mai iniziato una guerra“. Al contrario, ha solo “respinto con coraggio coloro che l’hanno attaccato”.

“LA PERCEZIONE DELL’IRAN COME MINACCIA È IL PRODOTTO DEI CAPRICCI POLITICI ED ECONOMICI DEI POTENTI”

“Il popolo iraniano- prosegue Pezeshkian- non nutre inamicizia verso altre nazioni, inclusi i popoli dell’America, dell’Europa o dei paesi limitrofi”, perciò “ritrarre l’Iran come una minaccia non è coerente né con la realtà storica né con i fatti osservabili oggi”. Tale percezione è “il prodotto dei capricci politici ed economici dei potenti, della necessità di creare un nemico per giustificare la pressione, mantenere il dominio militare, sostenere l’industria delle armi e controllare mercati strategici. In un ambiente del genere, se una minaccia non esiste, viene inventata”. E ribadisce: “Ciò che l’Iran ha fatto e continua a fare è una risposta misurata sulla legittima autodifesa e non un’iniziazione di una guerra o un’aggressione”.

“La continuazione dell’aggressione militare e i recenti bombardamenti”, secondo il presidente pongono alcune domande che definisce fondamentali: “Quali interessi del popolo americano vengono realmente serviti da questa guerra? C’era una minaccia oggettiva da parte dell’Iran che giustificasse questo comportamento?“.

“L’IRAN HA PORTATO AVANTI I NEGOZIATI, HA RAGGIUNTO UN ACCORDO. L’AMERICA È ENTRATA IN QUESTA GUERRA COME STRUMENTO DI ISRAELE”

“L’Iran- spiega- ha portato avanti i negoziati, ha raggiunto un accordo e ha rispettato tutti i suoi impegni. La decisione di ritirarsi da tale accordo, di intensificare le ostilità verso lo scontro e di lanciare due atti di aggressione nel bel mezzo dei negoziati sono scelte distruttive compiute dal governo statunitense, scelte che hanno alimentato le illusioni di un aggressore straniero”.

“Attaccare le infrastruttute vitali dell’Iran, comprese le strutture energetiche e industriali, prende di mira direttamente il popolo iraniano. Oltre a costituire un crimine di guerra, tali azioni hanno conseguenze che si estendono ben oltre i confini dell’Iran– dice ancora Pezeshkian-. Generano instabilità, aumentano i costi umani ed economici e perpetuano cicli di tensione, seminando risentimento che durerà per anni. Questa non è una dimostrazione di forza, è un segno di smarrimento strategico e incapacità di raggiungere una soluzione sostenibile”.

Poi, incalza: “Non è forse vero che l’America è entrata in questa guerra come strumento di Israele, influenzata e manipolata da quel regime? Non è forse vero che Israele, creando una minaccia iraniana, cerca di distogliere l’attenzione globale dai suoi crimini contro i palestinesi? Non è forse evidente che Israele ora mira a combattere l’Iran fino all’ultimo soldato americano e fino all’ultimo contribuente americano?”

“L’AMERICA FIRST È DAVVERO LA PRIORITÀ DEL GOVERNO STATUNITENSE?”

Pezeshkian si chiede se l’America First sia “davvero tra le priorità del governo” a stelle e strisce oggi. Rivolgendosi agli americani, così, aggiunge: “Vi invito a guardare oltre il meccanismo della disinformazione, parte integrante di questa aggressione, e a parlare invece con coloro che hanno visitato l’Iran. Osservate i numerosi immigrati iraniani di successo, istruiti in Iran, che ora insegnano e conducono ricerche nelle università più prestigiose del mondo o contribuiscono alle aziende tecnologiche più avanzate dell’Occidente. Queste realtà corrispondono alle distorsioni che vi vengono raccontate sull’Iran e sul suo popolo?”.

Pezeshkian ha affermato che “il mondo si trova a un bivio” e ha sostenuto che continuare su una strada di ostilità verso l’Iran è “più costoso e inutile che mai”. Ha descritto la scelta tra scontro e dialogo come “reale e di grande importanza”, avvertendo che il suo esito “plasmerà il futuro per le generazioni a venire”.

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