domenica 19 Aprile 2026

Non solo la cronista rapita, l’Iraq è bombardato ogni giorno

Miriam Ambrosini di Terre Des Hommes intervistata dall'Agenzia Dire: "Nel Paese c'è profonda incertezza"

ROMA – “In Iraq si respira profonda incertezza: la popolazione non è ancora coinvolta direttamente negli attacchi ma, sebbene se ne stia parlando molto poco, è l’unico Paese che viene bombardato tutti i giorni, oltre a Iran e Libano. Questo conflitto deve finire o prima o poi raggiungerà direttamente i civili che non si sono ancora lasciati alle spalle anni di conflitto precedente”. A parlare con l’agenzia Dire da Erbil, nell’Iraq orientale, è Miriam Ambrosini, responsabile dei programmi in Medio oriente di Terre des Hommes, fondazione presente con programmi di sostegno per minori in varie regioni del Paese.

L’intervista cade all’indomani del rapimento, in pieno giorno e nel centro di Baghdad, di una giornalista statunitense, Sherry Kittleson, da parte di uomini armati. Ancora molte ombre avvolgono il sequestro su cui le autorità stanno indagando insieme ai servizi di intelligence statunitensi, ma le modalità evidenziano quanto anche in Iraq sia profondo l’impatto del conflitto aperto da Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Qui, ambo le parti conducono quasi quotidianamente attacchi su basi militari – americane o dei gruppi filo-iraniani – o su obiettivi specifici come pozzi petroliferi, o istituzionali, come ambasciata e consolato statunitense.

Ambrosini osserva: “Dal punto di vista umanitario, la popolazione civile non è coinvolta direttamente ma risultano alcuni civili colpiti da frammenti di droni. Per ora, tra i morti ci sarebbero solo miliziani. Tuttavia per quanto ancora i bombardamenti resteranno confinati agli obiettivi militari? Per ora la popolazione non si è spostata: non saprebbe da che parte andare né chi tra le parti inizierà a prendere di mira le infrastrutture civili, come sta accadendo in modo devastante in Iran o in Libano”.

D’altro canto, per la responsabile della fondazione, se l’escalation continua, “sulla popolazione ricadranno problemi economici: nonostante la chiusura dello spazio aereo i beni continuano ad entrare su gomma dalla Turchia, ma il taglio, da un lato, agli approvvigionamenti di gas, frutta e verdura o elettrodomestici dall’Iran e il blocco, dall’altro, alle esportazioni di greggio iracheno attraverso Hormuz faranno lievitare il carburante”. Ambrosini evidenzia: “L’economia irachena dipende per il 90% dal commercio di idrocarburi. Non c’è un settore produttivo interno di beni e servizi. Quindi, il disavanzo commerciale non solo farà aumentare i prezzi dei beni di consumo ma spingerà il governo a tagliare sui servizi”.

I PROGRAMMI PER ASSISTERE ADULTI E BAMBINI

Dopo anni di guerra e anche di dominazione dello Stato islamico, la popolazione vive ancora un disagio enorme, a cui Terre des Hommes cerca di rispondere: “Abbiamo tre programmi di protezione per minori – che raggiungono oltre 10mila bambine e bambini – con servizi di assistenza sociale e supporto psicologico per coloro che ancora vivono nei pochi campi profughi rimasti oppure che sono rientrati con le famiglie nelle zone di origine, ma pagano il costo di povertà ed esclusione sociale. Poi, offriamo un programma di educazione, perché milioni di minori sono fuori dalla scuola per mancanza di risorse, scuole, insegnanti o per stigma sociale”. I figli degli affiliati ai gruppi terroristi – o presunti tali – subiscono infatti “esclusione”. Le attività di doposcuola di Terre des hommes sono quindi rivolte a “bambini a rischio abbandono o che devono essere reinseriti, dove possibile, nel sistema scolastico”. Terzo, “abbiamo un programma di assistenza legale perché in Iraq c’è un grande problema di persone, soprattutto bambini, senza documenti, sia come conseguenza della guerra che degli anni di dominazione dello Stato islamico e in parte dovuto anche a questione culturali”.

Al momento, nessun programma è stato sospeso, “abbiamo solo chiuso un centro per bambini per un giorno, poiché un missile era caduto in quell’area. Alla comunità internazionale- conclude Ambrosini- lanciamo però un appello a porre fine al conflitto: più tempo passa, più i rischi aumentano”.

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