Coronavirus, il suo ristorante non apre ma lei cucina lo stesso per i bisognosi

La volontaria della Caritas è grata a chi in questo momento le sta dando un motivo per alzarsi: “Dopo non dimentichiamo di aiutare"
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ROMA – Oggi è il giorno in cui avrebbe aperto i suoi ristoranti per dare l’inizio della stagione, a Rimini, ma invece che nella cucina di una delle sua attività è in quella della Caritas a preparare il cibo per chi ne ha più bisogno. È la storia di Alessandra, che il Comune di Rimini vuol raccontare perché “ricalca un modello di volontariato che sta emergendo in questi giorni”.

Quello di “tante persone ‘normali’, alcune senza precedenti, che chiamano per dare la propria disponibilità ad aiutare gli altri, consapevoli che in questo momento di estrema difficoltà, è giusto riscoprire quei sentimenti di solidarietà e appartenenza che nella normalità delle nostre vite teniamo più sullo sfondo”. C’è chi si impegna con la Protezione civile, chi con associazioni che stanno collaborando con il Comune, chi nel volontariato di vicinato.

ANDRÀ BENE ANCHE SE SARÀ UN’ESTATE CORTA

Alessandra ha scelto la Caritas, e nella lettera con la quale si è candidata ad aiutare, spiega le incertezze sue e di chi, come lei, lavora nel turismo. La domanda ricorrente è se le attività riapriranno e quando, se i turisti storici, quelli “che poi diventano amici” torneranno.

Si pensa “al personale dell’anno scorso con il quale ci siamo lasciati dicendo ‘ci vediamo il prossimo anno'”. Alessandra esorta tutti a non perdere “quella speranza di ritrovarci lì anche quest’anno tutti insieme”, perché “magari sarà un’estate corta, magari non potremo abbracciarci, ma il solo ritrovarci lì vorrà dire che potremo uscire di casa, vorrà dire che potremo lavorare, vorrà dire che tutti noi ce la stiamo facendo, perché se apro io, e i ristoranti saranno fra le ultime attività a ripartire, vorrà dire che la maggior parte di voi avrà già ripreso la propria attività”.

NON SCORDIAMO CHI CI HA DATO UN MOTIVO PER SENTIRCI VIVI

Ma nella lettera di Alessandra c’è anche un altro appello: “Quando tutto tornerà alla normalità non dimentichiamoci di chi in questo brutto momento ci ha dato la possibilità di sentirci vivi, utili, di alzarci la mattina e di uscire di casa facendoci sembrare, anche solo per un giorno, che nulla sia cambiato”. E, soprattutto, conclude, “non dimentichiamoci di quegli anziani a cui ora portiamo il pasto a casa, che ci sorridono quando ci accolgono sull’uscio, perché ora non possiamo intrattenerci con loro, ma verrà il giorno in cui sarà possibile dedicare a loro più tempo e sarà una gioia immensa, per loro e per noi”.

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1 Aprile 2020
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