Coronavirus, la mamma di Federico Barakat: “Bambini in casa famiglia stanno peggio dei carcerati”

"Fa più danni la Pas del Covid-19", commenta la mamma del piccolo ucciso dal padre a otto anni, durante un incontro con gli assistenti sociali
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ROMA – “Due settimane fa avevo segnalato alle istituzioni la necessità di andare a vedere cosa accade dentro le case famiglia. Parliamo di 40mila bambini (dati 2017), chiusi in strutture nelle quali siamo al livello del 41bis. L’ultima circolare del Viminale, del 31 marzo, parla di possibilità di contatti con ‘familiari muniti di dispositivi di sicurezza’ e sono ovviamente contenta di apprendere questa notizia, lo colgo come un primo passo importante, ma la verità che non emerge è che, nonostante il polverone ‘Bibbiano’, le case famiglia rimangono fortini inaccessibili a tutti, dai genitori ai pediatri”. A denunciare questa mancanza di tutele per i bambini, anche in questa emergenza sanitaria, e queste “indagini e commissioni sulle casa famiglia di cui non si è fatto mai nulla e con cui lo Stato italiano ha preso per i fondelli migliaia di genitori”, è Antonella Penati, intervistata dalla Dire, la mamma di Federico Barakat, ucciso a 8 anni, il 25 febbraio 2009, in ambito protetto dal padre davanti agli assistenti sociali. In sua memoria la mamma ha fondato l’associazione ‘Federico nel cuore onlus'(http://www.federiconelcuore.com), con la quale è impegnata da anni per la difesa dei diritti dei bambini.

“I servizi territoriali di molte regioni di fatto- continua Antonella Penati- interpretano in modo arbitrario le disposizioni non solo del governo in tema di coronavirus, bloccando ogni tipo di contatto dei bambini soprattutto con la figura materna, la più vittimizzata rispetto ai padri contrariamente a quanto si vuole far credere. I figli in Italia finiscono in comunità a causa del pregiudizio che vede vittime le madri alle quali viene negato il diritto di proteggere i figli in caso di abuso e violenza domestica. E’ cosa risaputa anche dai Centri Antiviolenza e dalle associazioni che si occupano di violenza domestica che un gran numero di bambini in comunità sono stati sottratti alla madre dopo che questa si è ‘permessa’ di denunciare maltrattamenti e violenze. I bambini vengono rinchiusi e le madri private del figlio, mentre i maltrattanti vanno in ‘giro a piede libero’ giocando il ruolo dei padri incompresi, mistificando la realtà ed offendendo a mio dire anche tutti i padri per bene, che sono la maggioranza, che mai manderebbero in propri figli in una prigione purché non stiano con la madre. In troppi casi i bambini finiscono nelle case famiglia con trasferimenti coatti, che sono di una violenza inaudita che lascerà per sempre dei segni indelebili sulla loro psiche. Sono a conoscenza di madri che non sanno nemmeno dove siano i propri figli”.

Questo l’appello di Antonella Penati: “Se siamo in presenza di un virus potentissimo, chiedo allo Stato come mai i bambini non abbiano gli stessi diritti di un carcerato al 41bis. Come mai questi bambini non possono uscire e andare in una casa, dove sarebbero più sicuri, e almeno poter parlare con i loro nonni? Perchè non si permette loro di rientrare nella famiglia di origine o di avere un contatto quotidiano con parenti affini, muniti di mascherina? Vanno riportati alla loro madre a meno che non ci siano condizioni di pericolo, e per il coronavirus deve esser consentito ai genitori che hanno figli in comunità di poter avere un contatto fisico laddove possibile (molti bambini finiscono in altri Comuni) o in altre modalità. E’ inimmaginabile- sottolinea la mamma di Federico- per chi non l‘ha sperimentato percepire la preoccupazione delle madri che non possono ne vedere ne sentire i loro figli per sapere come stanno”.

L’emergenza sanitaria coronavirus, per la mamma di Federico, non fa che amplificare i problemi storici legati alle case famiglia: “La loro proliferazione, il loro numero, la loro ragione di esistere. Il 90% dei minori chiusi li dentro è un abuso- dice Penati- perchè non si considera il diritto del bambino di non voler entrare in contatto con uno dei genitori se di questi ne ha paura“.

“Le casa famiglia- spiega- non devono esistere in queste modalità e numero, così come le abbiamo in Italia. Dovrebbero essere l’ultima ratio e ne basterebbe una a Regione per i casi di quei bambini con genitori entrambi maltrattanti, in pericolo e senza altri familiari prossimi. Il legame con la famiglia non va mai spezzato, ma va supportato, soprattutto con il caregiver primario che è la madre. L’Associazione- tiene a chiarirlo la mamma di Federico- non è contro i padri, ma contro chi maltratta i bambini. Ho conosciuto anche mamme maltrattanti, tre casi in 10 anni, perché di solito sono i padri”.

L’Associazione ‘Federico nel cuore’, proprio in memoria della battaglia giudiziaria affrontata da Antonella e suo figlio, del mancato ascolto delle volontà del bambino che ha pagato con la vita in uno spazio protetto, si batte perché i bambini “non siano considerati, come accade in questo Paese, semplici contenitori, per impedire che siano prevaricati, vittimizzati e violati i loro diritti. Esiste il diritto del minore- rivendica Penati- a non avere rapporto con uno dei due genitori se questi è maltrattante e violento “. Ed è su questo che “In Italia si è innescata la famosa PAS (teoria dell’alienazione parentale): questa spazzatura, questo costrutto ideologico fantasioso che non è altro che uno strumento di procacciamento di guadagno per periti, avvocati e case famiglia. La Pas miete vittime peggio del coronavirus. Da oltre 11 anni l’associazione si batte proprio per l’ascolto dei minori, il no alle casa famiglia e contro questa teoria. Il libro di Maria Serenella Pignotti, vicepresidente dell’onlus, ‘I nostri bimbi meritano di piu’ dovrebbe essere la Bibbia dei giudici”.

Secondo Antonella Penati, che di casi in tutta Italia con il suo board di esperti ne segue molti, ci accorgeremo dei danni procurati a questi bambini strappati alle madri. “La rottura del legame materno accudente porterà drammi esistenziali e sarà fonte di atteggiamenti asociali e autolesivi. La scienza lo dice: ‘I bambini che hanno vissuto in comunità in fase adolescenziale hanno una predisposizione 4 volte maggiore al suicidio, alla dipendenza e ad agiti criminali’ e, loro malgrado, non saranno in grado di essere genitori adeguati”.

L’Associazione promuove convegni di sensibilizzazione e formazione in tutta Italia, perchè “i bambini sono depositari di diritti” ripete la mamma di Federico durante tutta l’intervista. “Abbiamo sperimentato la dura esperienza anche non in presenza dell’emergenza virus – racconta- di verificare la condizione di salute di una bambina cardiopatica del bresciano rinchiusa in casa famiglia e ci è stato impedito, contro ogni diritto costituzionale del bambino e del genitore di proteggere la prole. Questi sono bambini- denuncia Penati- che vengono rinchiusi come prigionieri. Lo Stato dovrebbe rivedere immediatamente tutto il sistema a partire dalle attuali forme di case di prigionia chiamate case famiglia, dove di famiglia non vi è nulla ma solo business”.

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1 Aprile 2020
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