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Autismo, Aliberti (Ini): “Più inclusione per bimbi e non solo a scuola”

bimbo autismo
L'esperta: "Focalizzare azioni su riconoscimento diritto a 'normalità'"
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ROMA – Non solo un’inclusione limitata alla scuola ma in tutti i contesti di vita, da quello ludico ricreativo a quello sportivo, per una partecipazione che favorisca il diritto alla normalita’. E’ questo l’appello lanciato da Maria Nicoletta Aliberti, neuropsichiatra infantile del Gruppo INI-Istituto Neurotraumatologico Italiano, in occasione della Giornata mondiale dell’autismo che si celebra il 2 aprile. “I disturbi dello spettro autistico sono un complesso di disturbi dello sviluppo, caratterizzato da una compromissione della modalita’ di interazione sociale e della capacita’ di comunicare del bambino nel rapporto con coetanei e adulti, associati alla presenza di schemi comportamentali alterati, ripetitivi, ristretti- spiega l’esperta- Per questo e’ fondamentale individuare azioni riabilitative e psicoeducative che possano aiutare il bambino a individuare le giuste strategie per avviare un graduale e costante processo di inclusione e partecipazione nei contesti di vita e non solo in quello scolastico”. “Se e’ infatti consolidato in Italia il valore dell’inclusione e l’importanza della partecipazione delle persone con disturbo dello spettro autistico nelle istituzioni scolastiche- afferma- l’aspetto sul quale e’ necessario focalizzare le azioni sinergiche e’ la condivisione del valore dell’inclusione in tutti i contesti di vita, attraverso il riconoscimento del diritto alla ‘normalita’. Per normalita’ si intende il riconoscimento del ‘pari valore’, attraverso la ‘diversa’ espressione della propria capacita’ di comunicazione, di relazione sociale ed emotiva con gli altri, di apprendimento e conoscenza. Inclusivo e’ il contesto in cui si possono realizzare condizioni che, attraverso l’utilizzo di modelli, metodi e atteggiamenti, garantiscano il diritto a ricevere le stesse opportunita’ delle persone non affette da disturbo dello spettro autistico”.

Quello che serve e’ un lavoro di squadra tra l’equipe medico-riabilitativa e psicoeducativa, la famiglia e il contesto di vita: “I genitori devono essere sostenuti affinche’ riescano a costruire una rete di relazioni sociali che consentano un’esposizione al rapporto mediato, graduale ma costante con i pari e con gli adulti. Ma l’impegno comune dovrebbe essere orientato all’organizzazione di sistemi e luoghi di vita di tipo ricreativo, ludico, sportivo, lavorativo, di trasporti, ambienti adatti ad accogliere le specificita’ e le peculiarita’ delle persone con disturbi dello spettro autistico. Luoghi che siano ‘di tutti’ e non solo di ‘alcuni’ per ridurre il rischio di stigmatizzazioni, di stereotipi negativi e di isolamento”. “Non vi e’ un unico approccio comportamentale e un’unica cura appropriata per tutti- prosegue Aliberti- ma un insieme di trattamenti riabilitativi e psicoeducativi volti ad aumentare la capacita’ di adattamento e di autoregolazione in relazione al momento evolutivo del bambino e al contesto in cui vive”. E a giocare un ruolo e’ anche lo sport: “E’ importante attivare programmi sportivi appositamente strutturati con personale altamente specializzato che possa avvicinare il bambino alle condizioni di relazione e partecipazione e condivisione, spirito cardine dell’attivita’ sportiva”. 

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