ROMA – “Oggi sono state udite esplosioni in diverse zone di Dubai, ma non risultano comunicazioni ufficiali su danni gravi“: a parlare con l’agenzia Dire è una cittadina italiana che vive nella città degli Emirati Arabi Uniti.
La sua testimonianza unisce il riferimento alla cronaca dei fatti militari, con la reazione dell’Iran ai bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele, e il racconto delle preoccupazioni e delle scelte delle persone.
“A Dubai la vita sta proseguendo in modo relativamente normale”, premette la donna. “Le strade sono vuote o quasi, ma è anche domenica ed è Ramadan; non si percepisce panico, anche se c’è tensione e apprensione”.
Il racconto prosegue: “Molti scelgono di restare a casa per prudenza, altri continuano le attività quotidiane monitorando le comunicazioni ufficiali; delivery, internet e altri servizi funzionano regolarmente“.
Stando alla testimonianza, “alcuni italiani hanno già deciso di oltrepassare il confine verso l’Oman e stanno rientrando, anche perché da quanto risulta la frontiera al momento è tranquilla”. Altre persone, invece, starebbero valutando o hanno già scelto di spostarsi temporaneamente in altre zone degli Emirati, come Ras Al Khaimah, Fujairah o Ajman: “Soprattutto famiglie con bambini piccoli o persone che non hanno mai vissuto situazioni simili e si sentono più vulnerabili”.
Ieri i media hanno diffuso le immagini di un albergo di lusso a Dubai, il Palm Hotel, in fiamme dopo essere stato colpito da un missile. “Non esistono indicazioni ufficiali su zone ‘più sicure’ in città”, aggiunge la donna, “anche se, in generale, le aree periferiche e lontane da infrastrutture sensibili sono percepite come più tranquille”. Non risultano, inoltre, né evacuazioni né zone formalmente interdette.
La cittadina italiana parla anche di sé e della sua famiglia. “Vivo in una zona periferica, verso il deserto, e al momento siamo tranquilli“, riferisce. “I figli non vogliono lasciare Dubai e, non avvertendo un’emergenza concreta, ho scelto di non muovermi, anche se ho preparato valigie e beni di prima necessità in auto in caso di evacuazione e ho prenotato una stanza in un hotel fuori città”.
Il momento è delicato anche sul piano della psicologia sociale. “C’è uno shock collettivo”, evidenzia la donna. “Dubai è sempre stata una delle città più sicure al mondo e nessuno si sarebbe aspettato di trovarsi in una situazione simile; allo stesso tempo, chi conosce le dinamiche regionali sa che, in un contesto di escalation, certe reazioni sono del tutto imprevedibili”.
Dunque previsioni impossibili? “Potrebbero esserci ancora giorni delicati“, risponde. “La percezione però è che le autorità locali stiano lavorando per mantenere stabilità e sicurezza, preoccupandosi di proteggere allo stesso modo emiratini e residenti stranieri”.
Infine, una riflessione chi si trova negli Emirati di passaggio o con soggiorni brevi. “Le persone più fragili”, sottolinea la donna, “sono probabilmente i nuovi arrivati, chi è qui da solo o i turisti che dovevano rientrare nei prossimi giorni e si trovano improvvisamente in un contesto che non conoscono; si sono attivati gruppi di psicologi che, gratuitamente, si occupano della gestione delle ansie, e c’è chi ha messo a disposizione la propria abitazione per situazioni di particolare difficoltà”.
Gli Emirati ospitano alcune basi americane. Anzitutto, quella aerea di Al Dhafra, situata a sud della capitale Abu Dhabi, che è un hub strategico per l’US Air Force. C’è poi il porto di Jebel Ali, a Dubai, che pur non essendo ufficialmente una base militare costituisce uno scalo importante per la US Navy in Medio Oriente, ospitando regolarmente anche portaerei statunitensi.







