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“Putin chi?”. In Parlamento va in scena il festival dell’oblio

Camera e Senato votano la risoluzione sulla crisi ucraina. Ma in Aula chi si sperticava in lodi per il presidente russo fa inversione a U

vladimir putin

ROMA – I grandi amori talvolta finiscono così: dopo la passione, cala il gelo. “Putin chi?”, dicono ora gli onorevoli che un tempo si sperticavano in lodi per il presidente russo. Inversioni a U giustificate dall’enormità dei fatti – una guerra nel cuore dell’Europa, col rischio dell’escalation nucleare – ma la manovra stride sull’asfalto della storia. E nell’aria resta il puzzo di gomma bruciata: solo ora scoprono Putin?

CANGINI, SEDOTTO E ABBANDONATO DA VOVA

In Parlamento si vota sulla crisi ucraina. Il premier Mario Draghi chiede a Camera e Senato il mandato per dare corso agli impegni italiani in seno alla Nato e all’Unione europea. Il testo bipartisan passa a larghissima maggioranza. Si unisce al coro il senatore di Forza Italia Andrea Cangini. Il più sincero: “Confesso, e lo faccio con imbarazzo, di aver avvertito in tempi decisamente lontani un certo fascino per la figura di Vladimir Putin…“. Ad attrarre l’esponente azzurro era stato “il suo decisionismo, la sua capacità di influenza internazionale”. Aspetti che, dice Cangini, lo hanno indotto “a una certa indulgenza per le posizioni che la Russia assumeva sullo scacchiere internazionale”.

Si è trattato di un vero e proprio ammaliamento, spiega a cuore aperto il senatore forzista, “qualcosa di irrazionale, un moto dello spirito dovuto al bisogno istintivo di compensare il senso di frustrazione di fronte al senso di impotenza della politica occidentale”. La Nato, gli Stati Uniti e l’Europa si mostrano deboli? E allora è impossibile resistere al fascino del duro e puro Vova. Per questo, afferma Cangini, bisogna “ridare dignità alla politica e forza all’Occidente”. Ciò, assicura il sedotto e abbandonato senatore azzurro, per evitare di “correre il rischio che qualcuno tra di noi provi fascino per qualcuno come Vladimir Putin e che qualcuno come Vladimir Putin dispieghi un disegno imperiale forte della nostra debolezza”.

CASINI: “QUALCUNO DOVREBBE FARE GIGANTESCO ESAME DI COSCIENZA”

Anche Pier Ferdinando Casini si muove lungo la strada del ripensamento: è stato un enorme abbaglio collettivo, ammette, e chiede un esame di coscienza ad “alcuni”. Chissà se a Matteo Salvini fischiano le orecchie. “Nessuno di noi – declama l’ex presidente della Camera – pensava seriamente che Putin potesse muovere militarmente milioni di persone su Kiev, coinvolgendo tutte le città ucraine nel più grande assalto visto dalla Seconda guerra mondiale. Tutti noi abbiamo sbagliato e dobbiamo riconoscerlo. Non facciamo ognuno l’esame agli altri, ma alcuni dovrebbero fare un gigantesco esame di coscienza sull’abbaglio collettivo che abbiamo preso”.

ANCORA SCINTILLE TRA SALVINI E IL PD

Casini non fa nomi né cognomi, ma è un fatto che nel corso del suo intervento in Aula, Salvini torni sulle polemiche con il Pd per le sue prese di posizione putiniane, magari in t-shirt col volto di Putin sull’ombelico. Ma il leader leghista, è noto, non è tipo da porgere l’altra guancia. “Ho scoperto che parlare di pace per qualcuno è un problema, perché sei filo-Tizio, sei equidistante. A me non interessa andare a riguardare le fotogallery che negli anni giustamente uomini al Governo hanno fatto con altri uomini al Governo”, attacca il segretario del Carroccio. “A me non interessa sbandierare le foto con Putin di Renzi, di Letta, di Prodi e di chiunque altro”. Eppure, è esattamente ciò che Salvini fa in Aula. E i Dem non gradiscono affatto, nonostante il leader leghista sottolinei: “Chi scatena una guerra ha sempre e comunque torto, senza se e senza ma”.

La risposta del Partito democratico non si fa attendere. Quel riferimento a Letta e Prodi scotta come un’abbronzatura senza protezione. “Forse chi ebbe modo di dire ‘cambio due Mattarella con mezzo Putin’ in questo momento dovrebbe avere un minimo di pudore, senza nascondersi dietro agli incontri ufficiali di ex presidenti del Consiglio italiani con il presidente russo e senza giocare a rimpiattino”, dice Enrico Borghi, che nella segreteria Pd è responsabile Sicurezza.

IL DIETROFRONT DI VALENTINO VALENTINI

Insomma, Putin non piace più a nessuno. Neppure al deputato di Forza Italia Valentino Valentini: secondo WikiLeaks, l’ex ambasciatore statunitense Ronald Spogli lo considerava “uomo chiave di Berlusconi in Russia“. Anche senza ricorrere ai file segreti, alle cronache Valentini è ex assistente di Silvio Berlusconi al Parlamento europeo, ex segretario particolare del Cavaliere, e soprattutto ex consigliere speciale per le relazioni estere e tutor delle imprese italiane in Russia. Ha ricevuto il prestigioso Ordine di Lomonosov. A premiarlo Vladimir Putin in persona.

Oggi, in Aula, Valentini ha affermato: “La catastrofe più grande del nostro secolo non è stata, come ha detto qualcuno, il crollo dell’Unione Sovietica, ma il tentativo di ricostituirla con la forza delle armi”. Curiosamente, è stato proprio Putin, nel discorso in cui ha dichiarato guerra all’Ucraina, a dire che la fine dell’Unione Sovietica è stata la “più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo”. Per il deputato forzista, “non ci sono ragioni geopolitiche o frustrazioni da superpotenza incompresa che possano giustificare quanto sta accadendo. Non si scatena una guerra per evitarne un’altra o per annullare ciò che viene percepito come uno svantaggio strategico. Non si spinge il mondo sull’orlo di un conflitto nucleare per cercare di riscrivere la storia“. Un piano, sottolinea Valentini, “destinato al fallimento”.

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2022-03-02T11:36:53+02:00