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Alla Luiss con le diaspore, webinar sul digitale con un pensiero all’Ucraina

L'incontro 'Migration and development. The role of distance education' è stato organizzato dall'Ateneo con l'associazione Le Reseau

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ROMA – Formazione a distanza ed educazione digitale. Strumenti per le comunità della diaspore, che possono impiegarli per strutturare competenze che diano una forma ulteriore, più solida e compiuta, all’energia e capacità di reazione immediata agli eventi che le caratterizza e di cui stanno dando prova in queste ore i cittadini ucraini che vivono nel nostro Paese a fronte del conflitto armato nel loro Paese di origine. Ma anche chiavi della cooperazione accademica, nell’ottica di imprimere ancora più forza al moto circolare della migrazione, di esseri umani, capacità e risorse, trasformando chi si sposta da un Paese all’altro in un sempre più cruciale vettore di sviluppo sostenibile. Concetti, riflessioni e orizzonti che emergono dal webinar ‘Migration and development. The role of distance education’ organizzato oggi dalla Luiss Guido Carli con l’associazione Le Reseau. L’appuntamento è promosso nell’ambito del Programma diaspore dell’ateneo, giunto al suo secondo anno. Sul significato del progetto torna in apertura Marco Francesco Mazzù, professore di Marketing e Digital e recruiting leader dell’Università. “Nella visione Luiss la migrazione è soprattutto scambio circolare di conoscenze che mirano allo sviluppo e alla creazione di società dove le nuove generazioni sono in grado di prendere decisioni su questioni complesse come riscaldamento globale e violazioni dei diritti umani”, sottolinea il docente, convinto che “negli anni le diaspore stanno diventando un vettore di sviluppo tale che il principio che muoveva la cooperazione anni fa è di fatto invertito: non fare di più per avere meno migrazione, ma il contrario”.

Il ruolo della diaspora emerge come centrale sul lungo periodo, ma sono anche le contingenze a dimostrarlo. Abderrahmane Amajou, presidente del Coordinamento delle diaspore per la cooperazione internazionale – Piemonte (Codiasco), inizia il suo intervento con un omaggio all’impegno della diaspora ucraina “per la risposta tempestiva messa in atto” nell’inviare aiuti concreti alla popolazione colpita dall’offensiva militare russa in corso. L’attivista fa di questa prontezza un emblema del “ruolo dell’amore, che spinge queste realtà a rinunciare a metà del proprio piatto per poter aiutare il proprio territorio d’origine”, come rappresentato economicamente dalle rimesse “che a dispetto delle previsione della Banca mondiale durante la pandemia non sono affatto diminuite drasticamente”.

L’esperienza della comunità ucraine in Piemonte, però, secondo Amajou, mette anche in evidenza “la necessità di costituire delle associazioni vere e proprie, che al momento mancano all’interno di questa comunità sul territorio piemontese”. Secondo il presidente di Codiasco, infatti, “i battitori liberi non vanno molto lontano ed è solo creando un coordinamento, fatto di persone che studiano e che si formano come accade sempre di più fra le diaspore, che si diventa attori chiave nello sviluppo”. Il tema delle prospettive delle diaspore torna nelle parole di Ada Ugo Abara, fondatrice e amministratrice delegata di D-Tech 4Good, società che realizza consulenze per l’utilizzo di strumenti digitali e in modo particolare dei podcast, esperienza che ha fatto nascere l’iniziativa. “Le comunità delle diaspore intervengono spesso in modo puntuale e con grande energia alle crisi nell’immediato”, dice Abara riprendendo il filo del ragionamento sull’Ucraina. “Quello che manca a volte è la capacità di strutturare poi percorsi e di creare una forma salda nel tempo”. Secondo la fondatrice di D-Tech 4Good, anche da qui l’esigenza della formazione nel digitale, che “risponde a un bisogno molto diffuso, come ci dicono chiaramente i dati sull’utilizzo di internet, e che nella diaspore si centra spesso nell’ampliare la propria capacità di impatto sulla società” ma che deve anche “essere flessibile e riuscire a ritargliarsi un posto nel flusso delle attività lavorative di tutti i giorni”.

La cooperazione accademica è al centro dell’intervento di Antonella Cavallari, segretaria generale dell’Organizzazione internazionale italo-latina americana (Iila). La dirigente parla del tema forte dell’esperienza della sua organizzazione, che nei tre anni in cui ha gestito per la Farnesina le borse di studio rivolte al Sudamerica ha formato “74 ricercatori e studenti” e ha assistito a un aumento “esponenziale delle candidature, che dalle 170 nel 2018 sono passate alle 496 nel 2021”. L’ottica, secondo Cavallaro, è anche quella di “formare personale qualificato dai Paesi dell’America Latina, sia sul piano del background culturale che delle capacità operative che può contribuire a politiche di soft-power mantenendo legami con l’Italia una volta fatto ritorno in patria”.

La Luiss si sta impegnando anche a elaborare un modello educativo innovativo, spiega Antonio Gullo, vicerettore dell’ateneo per l’Educazione. “Il nostro – sottolinea il dirigente – è un approccio ‘inquiry based’ che promuove la partecipazione interattiva dello studente ai processi educativi e che vuole sviluppare la capacità dei ricercatori di porsi in modo critico e plurifocale rispetto ai problemi”. A raccontare, con esperienze è impressioni, in cosa consista la ‘Luiss unique’ di cui dice Gullo, tre studenti dall’Africa, chi ancora impegnato nel corso di studi come Fernando Gimo Simango, studente di laurea triennale in Politica, filosofia ed economia di origine mozambicane, chi ormai tornato in patria per lavorare dopo un percorso durato cinque anni, come Steffie Benite, alle prese con la scuola di diplomazia nel natio Camerun e ricercatrice presso un’organizzazione internazionale. “Ho scelto questo ateneo per gli studi ma ho avuto molto di più di un master – dice Benite – sia sul piano del sostegno ricevuto che per quanto riguarda le possibilità di conoscere e collaborare con altri studenti e partecipare alle lezioni di professori straordinari”.

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2022-03-01T19:40:45+02:00