Draghi silura Arcuri, Conte leader del M5S competitor del Pd

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L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Tanti saluti e grazie. Per battere il Covid meglio l’esercito. Il premier Mario Draghi non ha perso tempo e in quattro e quattr’otto ha silurato Domenico Arcuri e nominato il Generale di Corpo d’Armata, Francesco Paolo Figliuolo, nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid. Dal 7 novembre 2018 ricopriva il ruolo di Comandante Logistico dell’Esercito e nel corso degli anni ha maturato esperienze e ricoperto incarichi molteplici e diversificati, in ambito Forza Armata Esercito, interforze e internazionale. Nato e cresciuto a Potenza prima di entrare in Accademia Militare, ora il Generale Figliuolo vive a Torino con la moglie Enza ed ha due figli: Salvatore e Federico. Appassionato di lettura e sport, pratica nuoto e sci di cui è istruttore militare. Troppe inchieste aperte dai magistrati in tutta Italia, troppe domande e poche risposte chiare su come è stata affrontata l’emergenza in questi mesi e su come sono stati spesi tanti soldi pubblici. La questione ora viene ‘militarizzata’ e sarà difficile sfuggire al controllo non solo di Figliuolo ma pure dell’ex Capo della Polizia, Franco Gabrielli, che Draghi ha delegato per la gestione dei servizi di sicurezza.

Sul fronte politico ci sono due importanti novità: la decisione di affidare il rilancio del M5S a Giuseppe Conte; lo scontro e la guerra che continua dentro il Pd. Per quanto riguarda ‘Giuseppi‘, l’ex premier si è preso un paio di settimane per studiare come far uscire i ‘grillini’ dalla palude e metter fine alle cento battaglie quotidiane tra le diverse fazioni. Non sarà affatto semplice, perché il nuovo Capo politico del Movimento d’ora in avanti dovrà vedersela con i ‘nemici’ interni, che magari puntavano ad un organismo più collegiale, ed anche con gli ex alleati di Governo che adesso diventano competitor. E dovrà pure indicare, far capire quale spazio politico il nuovo Movimento intende occupare in futuro. In molti hanno storto il naso di fronte all’indicazione lanciata da Luigi Di Maio di spostarsi più al Centro trasformando i ‘grillini’ in moderati liberali. Con ‘Giuseppi’, al contrario, l’area politica sarà quella del Centro-sinistra, e saranno guai soprattutto per il Pd di Nicola Zingaretti. Il perché lo hanno già certificato i sondaggi fatti in passato sul ‘partito di Conte’, che non prendeva voti al centrodestra ma saccheggiava di brutto tra l’elettorato Pd.

“Purtroppo ultimamente non ne azzecchiamo una – dice sconsolata una dirigente Dem- dovevamo almeno tener fuori Conte e invece lo abbiamo regalato ai ‘grillini’, che ora rischiano di affossarci, complimenti”. Avverte il rischio Goffredo Bettini, voce pensante vicina alla segreteria che corre ai ripari suggerendo a Conte la scelta da fare: “Sarà quella di mettere in campo una grande forza popolare, ambientalista che si rivolge ai giovani, non ideologica e non collocata a sinistra in maniera marcata ma che possa raccogliere anche sentimento moderato e centrista”. Calenda, ad esempio, “ha già detto no a Renzi, altri non riescono a farla”, per questo “serve l’entrata in campo di una persona più credibile e Conte è questo”.

In pochi sono disposti a scommettere che Conte seguirà questo consiglio. Al contrario, da subito il segretario Nicola Zingaretti avrà nell’ex premier un altro possibile avversario, perché adesso sarà lotta dura fino alle prossime elezioni politiche per vedere chi sarà il primo partito, quello che deciderà la leadership di Governo. Sul fronte interno la decisione del segretario Zingaretti di lasciare al suo posto il vicesegretario Andrea Orlando e di nominare un’altra vicesegretaria donna – in pole Cecilia D’Elia, seguita da Debora Serracchiani- che, se confermata, creerà altri problemi. Domani è già stata fissata la riunione di Base Riformista: “Noi avevamo chiesto le dimissioni di Orlando, come era successo con Paola De Micheli quando fu nominata ministro- spiega una fonte- non solo hanno fatto orecchie da mercante lasciando Orlando, ma adesso la maggioranza punta al raddoppio. Per noi viene meno la gestione collegiale, passeremo all’opposizione”.

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