Mato grosso e soia, un binomio di sviluppo

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Intervista alla Dire del presidente Welligton Andrade, direttore esecutivo della Associacao Brasileira dos Produtores de Soja (Aprosoja)
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di Brando Ricci

ROMA – Se fosse un Paese autonomo, e non uno Stato federale del Brasile, sarebbe da solo il quarto produttore di soia al mondo. Il tutto, sfruttando meno di un decimo dell’estensione di tutto il suo territorio. Sono alcune delle coordinate del Mato Grosso, terzo Stato per estensione del Brasile e principale produttore della soia del Paese, a sua volta il secondo maggior produttore al mondo dopo gli Stati Uniti e prima dell’Argentina.

Con l’agenzia Dire ne parla in un’intervista Welligton Andrade, il direttore esecutivo della Associacao Brasileira dos Produtores de Soja (Aprosoja), in Mato Grosso. L’organizzazione è la più importante rappresentante dei produttori del legume in Brasile.

“A oggi produciamo circa il 30 per cento di tutta la soia brasiliana: la previsione per quest’anno e di 35,4 milioni di tonnellate” afferma il dirigente, che poi spiega: “Il Mato Grosso è costituito da due grandi biomi principali: quello dell’Amazzonia e quello del Cerrado”.

La storia della produzione della soia è legata in modo indissolubile a quest’ultimo ecosistema, inizialmente caratterizzato però da terre aride e povere. “L’apporto della tencnologia è stato fondamentale nel rendere queste terre coltivabili e produttive a partire da circa 40 anni fa” evidenzia Andrade. “A renderlo possibile sono state soprattutto l’azienda statale Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuaria, o Embrapa, e l’azienda di ricerca agricola Fondacao Mato Grosso”.

La storia, le caratteristiche e le potenzialità di cooperazione con l’Italia di Aprosoja sono state il tema al centro di un webinar organizzato in settimana con la collaborazione dell’Ambasciata del Brasile in Italia. Nel corso dell’incontro, al quale ha partecipato anche il presidente di Aprosoja, Bartolomeu Braz, è stato più volte evidenziata l’importanza della sostenibilità ambientale. Un elemento questo, che secondo diversi critici non sarebbe una priorità nella produzione della soia. Welligton Andrade alla Dire afferma invece che i produttori di soia in Mato Grosso “sono tenuti legalmente a preservare il 35 per cento dei territori dove producono. Una percentuale questa, che arriva all’80 per cento nella zona dell’Amazzonia”. Il direttore definisce queste aree “degli asset ambientali fondamentali, che praticamente rendono la nostra produzione ‘carbon-free”, anche perche’, ribadisce Andrade, “i territori coltivati con la soia sono solo il 7 per cento del totale”. Il massimo dirigente di Aprosoja fornisce poi un altro dato: “il 65 per cento della vegetazione del Mato Grosso è autoctona e protetta, e di questa, ben il 35 per cento si trova all’interno delle fattorie dove produciamo”.

A caratterizzare la produzione della soia in Mato Grosso poi è anche la presenza di imprenditori di origine italiana. Andrade dice che “non è raro trovare una fattoria dal cognome italiano”. La storia e lo sviluppo che c’è dietro a questo legume infatti, si è incrociato con le vicende dei nostri migranti nel Paese sudamericano: “All’inizio gli italiani sono andati soprattutto nel sud, in stati come Rio Grande do Sul e Parana’ – spiega il direttore – poi quando il Cerrado ha iniziato a crescere, si sono trasferiti anche in Mato Grosso attratti da attività come la coltivazione della soia”.

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