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Primarie Pd, Rosati: “Con Zingaretti per ricostruire partito e alternativa”

A due giorni dalle Primarie del Partito democratico, l'intervista a Antonio Rosati, esponente dem di lungo corso e candidato all’Assemblea nazionale nella lista legata a Nicola Zingaretti
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ROMA – A due giorni dalle Primarie del Partito democratico, Antonio Rosati, esponente dem di lungo corso e candidato all’Assemblea nazionale nella lista legata a Nicola Zingaretti, si dice “orgoglioso di partecipare a questa sfida insieme a persone che stimo” e, a proposito del partito, aggiunge: “Deve tornare a essere una grande forza politica in grado di rappresentare desideri, ambizioni e speranze di chi non ce la fa e si sente sempre a rischio”. 

– Manca pochissimo alle primarie di domenica con cui il Partito democratico eleggerà il suo nuovo segretario, scelto tra Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Associati ai loro nomi, anche quelli dei candidati all’Assemblea nazionale del Pd, tra i quali c’è anche lei.

“Sì, ci sono anche io nel collegio del Centro, quello del I e del II municipio di Roma. Ho accettato questa candidatura perché mi convince Nicola Zingaretti e anche perché sento il pericolo di una crisi democratica fortissima, il rischio di uno stravolgimento della nostra Costituzione, che considero ancora la più bella del mondo. Con questa candidatura vorrei rappresentare, insieme a tante altre persone, le speranze, i bisogni e anche gli interessi di chi oggi non ha più voce. La crescita delle disuguaglianze è enorme e il lavoro è penalizzato, non solo quello dipendente, ma anche tutta la galassia di artigiani, piccoli commercianti, agricoltori e partite Iva. Dobbiamo ricostruire le condizioni che permettano a questo Paese di produrre ricchezza in forma ecosostenibile. Una ricchezza che va distribuita all’interno di quello che chiamo nuovo ordine sociale, perché vedo un Paese in declino. Basti pensare che nessuno fa più figli, segno di una assenza di speranza e fiducia nel futuro. L’Italia oggi è un Paese un po’ triste”.

– A proposito della candidatura di Zingaretti, quali sono secondo lei i tratti che lo distinguono dai suoi colleghi di partito? Insomma, domenica perché votare per lui?

“L’ho detto anche altre volte: ho sempre visto in lui un leader potenziale. Zingaretti ha delle qualità importanti: è una persona perbene ed è molto credibile, sa ascoltare e soprattutto ha una grande capacità di includere e di creare alleanze. Non ho mai amato il termine ‘rottamazione’, che nell’agire umano è una cosa anche un po’ offensiva. Nicola Zingaretti ha scelto invece di mettere insieme le generazioni, coinvolgendo ovviamente i giovani anche nella direzione del nostro partito. Del resto, non conosco nessuna azione umana, in qualsiasi campo, che non contempli una trasmissione del sapere e, dunque, un incontro tra generazioni. Questo Zingaretti lo rappresenta in modo plastico ed è il motivo per cui una forza politica può avere successo”.

– In ogni caso, il nuovo segretario del Partito democratico dovrà confrontarsi con uno scenario politico nuovo rispetto al 4 marzo 2018. Anche le ultime regionali, in Sardegna, testimoniano uno spostamento a destra. Contemporaneamente, il Movimento Cinque Stelle ha perso tantissimi voti, ma pochi sono tornati al Pd.

“Indubbiamente, la Sardegna conferma questo scenario. Grazie a un candidato brillante, la sinistra ha fatto una buona figura e ha dimostrato di esserci con oltre il 30%, che non è una cosa banale. Certo, non vince. Dobbiamo guardare non solo ai voti non ricevuti dal crollo dei Cinque Stelle, ma anche al bacino degli astenuti. In Sardegna ha votato circa il 50%, alle politiche mediamente si arriva al 70%. Sono convinto che la gran parte dell’astensione riguarda il centrosinistra. Si tratta di milioni di voti da recuperare attraverso la credibilità dei programmi e soprattutto con una grande attenzione alle nuove generazioni. Dobbiamo tornare a essere un partito del lavoro, che abbia un’attenzione particolare a questo mondo. Anche sul versante della semplificazione, togliendo un fardello burocratico sulle spalle di tanti piccoli agricoltori, artigiani e commercianti che altrimenti rischiano di consolidare il blocco sociale di Salvini. La mia idea è di andare verso una originale e intelligente presenza dello Stato nell’economia. Provo a spiegarmi meglio. In questi anni di incertezza e di paura, riscoprire modelli di protezione sociale è un dovere della sinistra, facendo proposte innovative sull’intervento pubblico in economia. Intendo dire che il lavoro è troppo tassato e salari e stipendi hanno perso potere d’acquisto a favore delle rendite. In sostanza, il mercato ha dimostrato numerosi fallimenti e quindi abbiamo bisogno di una potente forza sociale riequilibratrice. Ovviamente, bisogna anche disarticolare questo contraddittorio groviglio di alleanze che vede la Lega governare a livello nazionale con i Cinque Stelle e con Berlusconi a livello locale. Per fare tutto questo, però, è necessario riaffermare una forza politica in grado di rappresentare desideri, ambizioni e speranze di chi non ce la fa e si sente sempre a rischio. E Zingaretti incarna bene tutto questo”.

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