Infezioni difficili: 25mila morti all’anno in Europa per un costo annuale complessivo di 1,5 miliardi di euro

Sono 25mila i decessi annuali in Europa a causa di
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Sono 25mila i decessi annuali in Europa a causa di infezioni da germi multiresistenti (Mdr), con un costo annuale complessivo pari a 1,5 miliardi di euro. I dati emergono da recenti studi dell’European centre of disease prevention and control (Ecdc). Se il fenomeno dell’antibiotico- resistenza continuerà a crescere come oggi, si stima che nel 2050 le persone che nel mondo moriranno per queste infezioni saranno 10 milioni all’anno, con un costo complessivo di 100 triliardi di dollari per anno. Proprio sull’argomento il 4 marzo a Roma si terrà presso gli Ifo Regina Elena e San Gallicano un incontro interattivo tra esperti per discutere proprio di infezioni difficili in oncologia e dermatologia e degli aspetti economici che ne derivano. Responsabile scientifico del convegno è Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri. L’appuntamento è alle 8.30 presso il Centro Congressi Multimediale.

“Lo sviluppo negli ultimi anni- fanno sapere in una nota gli esperti- di farmaci sempre più efficaci in ambito oncologico e dermatologico ha notevolmente migliorato la spettanza e la qualità di vita di molti pazienti con tali patologie ed analogo risultato è stato ottenuto con i farmaci altamente efficaci contro l’infezione da Hiv”. Queste nuove opportunità terapeutiche, precisa quindi Toma, determinano “inevitabilmente una maggiore complessità dei pazienti che, diventando sempre più anziani e/o immunodepressi, sono maggiormente esposti a complicanze infettive spesso sostenute da Mdr”.

Un altro aspetto che rende più complessa la gestione clinica delle complicanze infettive, specie nel paziente anziano, è rappresentato dal sempre maggior uso di dispositivi medici all’interno del corpo umano e dall’intrinseca capacità da parte di alcuni microrganismi di formare il cosiddetto ‘biofilm microbico’ su tali dispositivi. “La gestione clinica di tali complicanze- chiarisce l’infettivologo Toma- non può prescindere dal supporto del microbiologo clinico che a sua volta viene investito con sempre maggiore frequenza della responsabilità di scelte terapeutiche che tengano anche conto delle caratteristiche peculiari dei singoli ceppi microbici.” Anche il settore della microbiologia clinica, fanno ancora sapere gli esperti, ha conosciuto negli ultimi anni notevoli progressi metodologici e strutturali che permettono oggi di avere in pochissimo tempo l’identificazione microbica dell’agente eziologico in molte complicanze infettive. “Non tutti gli ospedali- sottolinea Marta Branca, commissario straordinario Ifo- hanno un reparto di microbiologia clinica in grado di fornire tali servizi e questo a volte determina: inappropriatezza terapeutica, aumento dei costi di degenza, incremento della mortalità- conclude- e della farmaco-resistenza”.

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