Giovani e ribelli: come sono le ‘Piccole donne’ di oggi?

Dopo il successo sul grande schermo del capolavoro di Louisa May Alcott, intervista alla psicoterapeuta Laura Sartori
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ROMA – Greta Gerwig ha riportato sul grande schermo uno dei più grandi classici della narrativa per ragazzi, Piccole Donne: l’intramontabile e sempre attuale storia delle sorelle March pubblicata da Louisa May Alcott. La protagonista del film – uscito lo scorso 9 gennaio e candidato in sei categorie agli Oscar 2020 – è Jo March, interpretata da Saoirse Ronan: bella, sognante, ribelle, una che non scende a compromessi, non ha paura di essere un po’ goffa e un po’ un maschiaccio ed è sempre in lotta contro tutti gli stereotipi del suo tempo. ​

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La pellicola è ambientata nel periodo successivo alla guerra di secessione americana e per le donne non c’è molto spazio: un’epoca in cui la protagonista di un libro deve essere essere sposata e se non lo è deve essere morta, in cui maschi e femmine non possono frequentare la stessa scuola e in cui zia March, interpretata da Meryl Streep, ritiene che una donna abbia pochi modi di farsi strada da sola: o si sposa o gestisce un bordello. Oggi, c’è ancora bisogno di superare gli stereotipi di fatto penalizzanti per la piena realizzazione delle pari opportunità? Ne abbiamo parlato con Laura Sartori, psicoterapeuta dell’Istituto di Ortofonologia (IdO).

“Non credo si possa dire che gli stereotipi di genere siano completamente superati”, ha dichiarato l’esperta. “Probabilmente sono diversi e meno eclatanti, ma continuano a serpeggiare in diverse forme e in diversi contesti. Uno studio dell’ISTAT del novembre 2019 – ha continuato – ha rilevato che gli stereotipi sui ruoli di genere più comuni sono: ‘per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro’ (32,5%), ‘gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche’ (31,5%), ‘è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia’ (27,9%). Sicuramente le sorelle March si confrontavano con stereotipi più rigidi e radicati, ma comunque c’è ancora da fare per eliminarli del tutto. I più giovani sembrano avere opportunità e informazioni che possono facilitare il superamento di questi preconcetti, ma non possiamo dire che siano stati sradicati”.

Nel film, ad incoraggiare l’emancipazione femminile è la tenera e paciosa madre delle sorelle March, interpretata da Laura Dern, che non perde occasione per ripetere alle sue figlie “le ragazze devono farsi delle opinioni e conoscere il mondo”. Una mamma forte che lascia alle proprie “piccole donne” la libertà di fare le proprie scelte. Chi più di tutte ha fatto proprio il consiglio di mamma March è Jo. Le ragazze di oggi, invece, possono considerarsi libere?

Il concetto di libertà è molto ampio e può essere declinato in molteplici aspetti ma “sono cambiate le ‘sbarre’ che simbolicamente imprigionano alcune possibilità di libera espressione delle ragazze e degli adolescenti in genere -ha dichiarato Sartori- basta pensare a quanto possano essere stringenti i diktat dei social network, dettati spesso dal bisogno di corrispondere a delle aspettative rispetto all’immagine che si diffonde di sé. Questi costituiscono probabilmente il più forte vincolo attuale e possono essere piuttosto limitanti per la libera espressione di sé”.

Al tempo di Piccole Donne non c’erano i social ma la libertà di Jo era ugualmente minata da una società retrograda che non amava l’emancipazione. Questo non ha fermato la passione della protagonista: la scrittura. Un sogno che, come si vede nel film, l’ha portata spesso a passare notti insonni per convincere l’editore bigotto a pubblicare il suo romanzo.

“Oggi i ragazzi e le ragazze hanno perso il senso dell’attesa e della perseveranza abituati a consumare tutto in fretta”, ha commentato la psicoterapeuta. “Sicuramente la fretta e la superficialità tendono a inquinare la nostra modalità di rapportarci alle cose e di dedicarci ad esse e di coltivare interessi e passioni. La capacità di ‘stare’ – ha continuato – in tutte le sue sfaccettature, è spesso fortemente compromessa. Al disagio sempre più frequente di stare al passo delle attuali modalità relazionali spesso artefatte e superficiali, si pensi al fenomeno degli ‘hikikomori’ (questo termine significa letteralmente ‘stare in disparte’ e viene utilizzato per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, ndr), si associa spesso la più profonda e preoccupante difficoltà a stare in contatto con se stessi. Tuttavia, incontriamo tutti i giorni ragazzi e ragazze che sono ancora in grado di farlo, che credono in un progetto, che praticano sport o interessi specifici con dedizione e perseveranza. È vero che non sono la maggioranza degli adolescenti, ma costituiscono una realtà da valorizzare e da sostenere”.

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Sono in grado di essere libere e inseguire i loro sogni anche il resto delle sorelle March, Amy, Meg e Beth. Loro sono meno ribelli di Jo ma non per questo meno forti perché loro hanno avuto la libertà di fare delle scelte: la prima ha lasciato il nido familiare per inseguire il suo sogno, la pittura. Ma alla fine l’amore le fa prendere un’altra strada, ovvero il matrimonio con il ricco e poetico Laurie. La seconda incarna la tradizione. Lei è moglie e mamma. Anche se la sua condizione economica non è delle migliori capisce che la cosa importante è l’amore. Ultima, ma non ultima Beth. Lei rappresenta la purezza, la sensibilità e la vulnerabilità. La sua grande passione è la musica, ma non può permettersi le lezioni di pianoforte e ne soffre. Ma per amore della sua famiglia non lo da a vedere. Forse è questo personaggio ad avere una grande forza interiore che nessuna delle sue sorelle ha. E’ il faro della famiglia March.Piccole donne

Le protagoniste di ‘Piccole Donne’ sono attuali perché sono imperfette – ha detto l’esperta – combattono con difetti e problemi caratteriali, si sentono spesso inadeguate rispetto ai canoni della società, come le adolescenti di oggi. È fondamentale che si comprenda che la ricerca della perfezione (o di quella che viene proposta come tale) in realtà può rivelarsi una pericolosa schiavitù, fonte di pesanti frustrazioni perché viene vista e vissuta come inarrivabile”.

Nell’ambito di un progetto realizzato da Diregiovani e DireDonne per educare le ‘Piccole Donne’ di oggi ad andare oltre gli stereotipi di genere e restituire alle ragazze la piena libertà di scegliere cosa essere e cosa fare da adulte, un gruppo di ragazzi del liceo ‘Gullace’ di Roma ha assistito in anteprima alla proiezione del film. Gli studenti non hanno avuto dubbi, è Jo il loro personaggio preferito: l’aspirante scrittrice che si ribella ad una società dove le donne sono relegate ad una vita domestica.

“Ci sono ancora ragazze e ragazzi che, attraverso la scrittura o altri canali espressivi come l’arte, la musica, la recitazione, trasmettono i loro vissuti e le loro inquietudini – ha detto Sartori – Jo potrebbe far pensare anche alle blogger odierne, che caratterizzano i loro spazi virtuali raccontando le loro esperienze nei diari di bordo sul web e che sanno coinvolgere e appassionare i lettori”.

Piccole Donne è di grande ispirazione e dà al pubblico, in particolar modo alle nuove generazioni, la possibilità di sognare insieme alle sorelle March e di riflettere sul concetto di libertà in ogni sua declinazione.

“L’adolescenza è una fase della vita in cui si è bersagliati da una notevole quantità di stimoli e di richieste da parte sia del mondo esterno che della propria interiorità, risulta quindi difficile darne una lettura univoca a causa delle innumerevoli peculiarità individuali, sociali e culturali. È possibile tuttavia evidenziare dei tratti che possono essere visti come ‘difetti’, come l’eccessivo investimento sulla propria immagine esteriore, che porta con sé il senso di inadeguatezza e il senso di solitudine di cui spesso gli adolescenti mi parlano. Tuttavia -ha affermato la psicoterapeuta- c’è sempre negli adolescenti una spinta vitale e un animo creativo che possono rappresentare le loro virtù più caratteristiche. È importante sempre ricordare che alle spalle di questi adolescenti ci sono degli adulti che troppo spesso non riescono ad essere realmente supportivi e a fornire reali occasioni alle nuove generazioni, fin dall’infanzia, di sano investimento delle loro splendide energie e potenzialità che li mantengano in contatto con la loro essenza più profonda. In particolare, per quanto riguarda l’espressione più autentica del femminile credo che le diverse generazioni di nonne, mamme, sorelle, figlie dovrebbero essere più consapevoli del loro ruolo transgenerazionale e dei valori di cui sono portatrici, cercando di alimentare una coesione che racchiude notevoli potenzialità e risorse, ma che sembra essere sempre più fragile. Sarebbe utile che diverse generazioni di donne più e meno giovani vedessero il film ‘Piccole donne’ insieme, per alimentare la riflessione su queste tematiche”.

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1 Febbraio 2020
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