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VIDEO | Presidio donne in Regione Lazio: “Pochi consultori e troppi obiettori”

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ROMA – Dovrebbero essere uno ogni 20mila abitanti, per legge. Ma la realtà dei consultori di Roma e del Lazio è profondamente diversa. Pochi e sempre più sguarniti di personale, non più presidi sociosanitari e assistenziali per le donne ma estensione di servizi ambulatoriali nell’ambito di attività vaccinale e di ostetricia, con una tendenza alla centralizzazione a scapito dell’assistenza territoriale. Sono solo alcuni dei punti denunciati stamattina dal Coordinamento Assemblee Donne Consultorio V Municipio (Condottieri, Denina e Resede), che assieme alle attiviste dell’Assemblea Donne Consultorio del Trullo e delle Asl Roma 2, 3 e 6 e di Non Una di Meno Roma, si sono date appuntamento davanti alla sede della Regione Lazio a Roma per chiedere al presidente Nicola Zingaretti un cambio di rotta sui consultori. Nel corso della mattinata sono intervenuti al presidio la consigliera Marta Bonafoni, la presidente della cabina di regia contro la violenza sulle donne della Regione Lazio, Cecilia D’Elia, ed Egidio Schiavetti, della Direzione Regionale Salute e Politiche Sociali, in rappresentanza della Regione Lazio.

Un cambio di rotta chiesto a partire da una promessa non mantenuta: il Dca 152 del 2014 emanato dal governatore Zingaretti per ridefinire e riordinare le funzioni e le attività dei consultori familiari, che, denunciano le donne “è rimasto nel cassetto”. 

“Negli ultimi mesi hanno chiuso tre consultori a Roma Nord, quartieri ricchi dove, visti i minori accessi, si è pensato di chiudere il servizio- spiega all’Agenzia di stampa Dire Milena Fanizza dell’Associazione D.a.l.i.a.-Assemblea Donne Consultorio Condottieri– C’è una politica di centralizzazione che va a scapito dei territori, quindi delle donne. In più c’è una gran confusione sui dati, che da due-tre anni non vengono raccolti in modo ufficiale”. A mancare, secondo Fanizza, è la funzione di presidio socio-sanitario dei consultori, troppo concentrati “sui percorsi materno-infantili” e non “sull’accesso alle giovani donne”. “Non si fanno più corsi nelle scuole– denuncia- le ragazze non conoscono i consultori e la RU486 non viene somministrata“. Una situazione difficile resa insostenibile, poi, dalla presenza dei ginecologi obiettori in strutture nate negli Anni 70 anche per orientare le donne che decidono di interrompere la gravidanza, ma che spesso si limitano a indirizzarle verso gli ospedali che praticano l’ivg.

Nonostante la situazione di affanno, però, il consultorio di piazza dei Condottieri è punto di riferimento per le donne del quartiere: “Abbiamo un’utenza che per il 60% è composta da donne migranti- spiega Fanizza- Per questo abbiamo deciso di attivare corsi di italiano per stranieri con rilascio di certificazione valida per il permesso di soggiorno e uno sportello antiviolenza, l’unico presente nei consultori di Roma”. Servizi gratuiti appesi però ad una convenzione con la Asl non più ad libitum, come fino a qualche tempo fa, ma rinnovabile ogni due anni, con una “precarietà e un breve periodo” che non permette una vera programmazione.

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“Al Policlinico Umberto I le interruzioni di gravidanza vengono eseguite in una sala operatoria dove si operano le donne con parti cesarei d’urgenza- spiega alla Dire Graziella Bastelli, infermiera del Policlinico Umberto I in pensione, di Non Una di Meno Roma- Il reparto Ivg esiste, ma di fatto una donna che deve abortire viene accolta lì per poi essere operata dove altre donne partoriscono. In più, a parte il responsabile del reparto, c’è solo un altro medico non obiettore, che però ha un Co.Co.Pro.”. A monte, secondo Bastelli, è la politica di finanziamento alla sanità privata che produce un depauperamento di quella pubblica e, di riflesso, dei consultori.

 Stessa accusa lanciata da Elisabetta Canitano, ginecologa dell’associazione ‘Vita di Donna‘: “Le donne devono essere sempre anteposte al battito cardiaco fetale- spiega alla Dire la ginecologa- In questo momento noi abbiamo donne che vengono mandate via dagli ospedali religiosi con il sacco rotto a rischio della loro vita, perché gli ospedali religiosi non intervengono nell’interesse delle donne, che vagano cercando di essere messe da qualche parte in un ospedale laico che le assista. Le donne devono avere una diagnostica prenatale laica, in cui siano sicure che l’informazione che ricevano sia priva di pregiudizi religiosi. Questo nella Regione Lazio attualmente non viene assicurato- avverte Canitano- il Campus Biomedico, che è l’Opus Dei, aprirà il proprio pronto Soccorso nel 2020 con delibera regionale quando noi sappiamo che non gradiscono che lavorino i divorziati nei loro servizi. Noi chiediamo che venga rivista tutta l’assistenza ginecologico-ostetrica alle donne, che venga gestita dai laici e che questi spropositati finanziamenti alla sanità cattolica abbiano un termine, che le donne possano essere seguite in gravidanza in maniera non medicalizzata dalle ostetriche come succede in tutta Europa”.

Tra le cause del sempre maggiore depauperamento dei consultori il blocco del turn over. Come è accaduto nei tre presidi di Trullo, Corviale e Magliana, a Roma Nord, nell’XI Municipio, dove, denuncia un’attivista, “i servizi sono decaduti, non si fa più l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole e non si investe su nuove operatrici”. Una situazione drammatica, con un’unica psicologa che garantiva il servizio nei tre consultori, in pensione dal novembre del 2017 e non rimpiazzata. Stessa cosa successa con l’unica ostetrica che girava nei tre presidi, in pensione dal novembre 2018.

ANCHE LE STUDENTESSE DELLA SAPIENZA IN PROTESTA

Tra le donne scese in piazza anche un folto gruppo di studentesse che all’università La Sapienza hanno lanciato nell’ottobre 2018 la campagna, poi estesa anche ai licei, ‘A corpo libero’. “Abbiamo lanciato questa campagna con un ciclo di tre momenti di formazione– spiega alla Dire Arianna, studentessa dell’ateneo romano- Il primo sulle malattie sessualmente trasmissibili, il secondo di ambito giuridico sulle lotte delle donne fino al decreto Pillon e il terzo, calendarizzato per febbraio, che si focalizzerà sull’educazione sessuale e sentimentale”.

Due gli obiettivi della campagna, accompagnata da vademecum a fumetti sulla contraccezione disegnati dalle studentesse del liceo ‘Virgilio’. “Il primo, a medio termine, è la contraccezione gratuita, che deve essere libera, senza i criteri restrittivi presenti in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna- chiarisce la studentessa- Il secondo è la creazione di un consultorio alla Sapienza. Attualmente il più vicino è a via dei Frentani, ma versa in uno stato di abbandono e fornisce solo servizi medicalizzanti, mentre noi vogliamo che i consultori siano luoghi di condivisione e scambio di saperi per la salute della donna e di tutte le soggettività a 360 gradi. Il consultorio non può diventare un presidio ospedaliero“.

LA RISPOSTA DELLA REGIONE LAZIO

Dalla Regione Lazio arrivano però notizie rassicuranti. “Abbiamo richiesto i dati sui consultori alle Asl e dopo il 4 febbraio ve li faremo avere- ha sottolineato D’Elia- Il 14 febbraio è già fissato un nuovo incontro, dopo quello del 23 gennaio, per discutere questi dati e capire come procedere”. “Dopo anni di blocco del turn over, oggi siamo nelle condizioni di dire che la fase critica è superata- precisa Schiavetti- I budget funzionali oggi ci sono e il turn over è stato sbloccato. Abbiamo preso l’impegno di indire concorsi dedicati alla sanità professionale, con un fondamentale rilancio di quella territoriale, in particolare dei consultori. Sarà indetto un concorso con posti a tempo indeterminato per 42 operatori da distribuire nei consultori”. Schiavetti ha poi assicurato che sarà verificata la richiesta inoltrata dal movimento Pro Life al direttore generale della Asl Roma 6 per entrare a fare volontariato nei consultori. Situazione giudicata “pericolosa e inaccettabile” dalle attiviste.

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