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Report del Consiglio grande e generale del 30 gennaio

SAN MARINO - Riprende la sessione consiliare, impegnando l'Aula al comma 11, con la ratifica dei Decreti delegati. In
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SAN MARINO – Riprende la sessione consiliare, impegnando l’Aula al comma 11, con la ratifica dei Decreti delegati. In particolare, sono due i decreti che occupano i lavori odierni: il n. 127 “ Prevenzione della disabilità, salute e riabilitazione delle persone con disabilità” che viene ratificato a maggioranza con voto palese, e il n.128 “Disposizioni per favorire il rientro di patrimoni e l’emersione di alcuni beni detenuti all’estero”, su cui viene interrotto l’esame dell’articolato, a fine seduta.

Rispetto al decreto n. 127, inizia l’esame dell’articolato, ma dei numerosi emendamenti presentati dall’opposizione, in particolare da Rete e Pdcs, solo un paio dei civici, di natura formale, sono recepiti dal governo. Come anticipato dal Segretario di Stato per la Sanità, Franco Santi, due emendamenti del governo introducono novità rispetto al testo originale del decreto. Il primo, L’articolo 12 bis ‘Dopo di noi e vita indipendente’ , trova sostegno bipartisan, e l’emendamento all’articolo 13 sul congedo parentale, riformula la versione originaria, eliminando la necessità di motivare la richiesta di permesso del genitore. Pdcs e Rete apprezzano la modifica, ma presentano emendamenti al comma 6 con lo scopo di eliminare del tutto, sostengono, la burocrazia nell’iter di richiesta del congedo. A riguardo il Segretario di Stato Franco Santi interviene nuovamente sul testo per venire incontro alle richieste dell’opposizione, con il risultato che Dc e Rete ritirano gli emendamenti e la nuova versione dell’articolo 13 viene approvata.

Ratificato il decreto 127, si passa al successivo, relativo allo “Scudo fiscale” sammarinese. “Con il decreto- spiega il Segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli- si vuole agevolare l’emersione dei beni e patrimoni detenuti all’estero che al momento non sono stati dichiarati dal contribuente, finalità è anche avere un quadro reale della capacità patrimoniale dei contribuenti”. Nel corso del dibattito, l’opposizione esprime le sue perplessità sul provvedimento: Marco Gatti, Pdcs, rileva che i contribuenti hanno già possibilità di regolarizzare beni detenuti all’estero, con la legge n.166 del 2013. Iro Belluzzi, Psd riconosce uno scopo diverso del decreto dall’emersione del sommerso: “Qua si va a raschiare il fondo- osserva- e vengono fatte scelte che non appartengono alla nostra dimensione”. Dalla maggioranza, Stefano Palmieri, Rf, ribatte al consigliere Teodoro Lonfernini, Pdcs, che ha rilevato come, per riportare liquidità nelle banche del Titano, il vero problema da affrontare sia la mancanza di fiducia nel sistema finanziario sammarinese. “Qui non si tratta di mancanza di fiducia- manda a dire invece Palmieri- ma di regolarizzare e mettere in chiaro quello che è stato costituito fuori o che è stato portato fuori dall’interno”. Scettico sui risultati del provvedimento, Roberto Ciavatta di Rete: “A livello di liquidità- ammonisce- il ritorno sarà irrisorio e limitatissimo alla luce degli sconvolgimenti capitati quest’anno”. Alessandro Mancini, Ps, osserva che “se le finalità sono quelle di fare rientrare i capitali e alimentare un settore bancario in sofferenza, l’emendamento della possibilità di rimpatrio giuridico va a vanificare questa finalità”. Critico anche Gian Carlo Capicchioni, Psd, che stima un rientro di cifre “irrisorie”, non arriveremo, sostiene, neanche a 300 mila euro, la somma prevista in Finanziaria. Lo corregge in replica il Segretario Celli: “Nella previsione di bilancio, la cifra era molto moderata- di 800 mila euro, non 300 mila- ma era prudenziale e pensiamo i risultati possano essere superiori”.

Inizia l’esame dell’articolato ma viene interrotto a chiusura della seduta. I lavori consiliari riprenderanno domani alle 13,30, come da ordine del giorno, ovvero con l’avvio del comma 12 e il riferimento e dibattito relativo alla recente missione del Fondo Monetario sul Titano.

Di seguito un estratto della seduta odierna.

Comma 11. Ratifica Decreti Delegati

Decreto Delegato 31 ottobre 2017 n.127 – Prevenzione della disabilità, salute e riabilitazione delle persone con disabilità, sostegno alla persona con disabilità e al nucleo familiare/ ratificato a maggioranza

Esame dell’articolato

Articolo 12 bis Persone con disabilità gravi e/o prive di sostegno familiare Durante, Dopo di noi e Vita

-. Indipendente’” /approvato a maggioranza

Franco Santi, Sds Sanità
Qui troviamo uno dei valori aggiunti del decreto, lo reintroduciamo. L’articolo infatti introduce innovazioni di tipo organizzativo e risposte che lo Stato si impegna a mettere in campo che vanno incontro a due esigenze sentite. In primis, ‘il dopo di noi’, su cui ribadisco l’impegno dello Stato in questa direzione, riusciremo a mettere in campo risorse per dare concretezza alle scelte. Rispetto poi alle aspettative della vera indipendenza, ovvero la possibilità che il disabile possa avere di costruire una rete assistenziale e di supporto che garantisca la gestione della propria vita. Mi auguro che sia possibile in tempi brevi mettere in campo progetti pilota per capire con dati concreti l’attuabilità di questo tipo di risposta.

Pasquale Valentini, Pdcs
Condividiamo la filosofia di questo emendamento che riguarda un’area sempre più importante di famiglie con disabili, ‘il dopo di noi’. Mi auguro anche questa parte trovi adeguata attenzione, mi complimento perché anche nella formulazione mi sembra si tenga conto adeguatamente del fatto che una ripsosta a questa problematica sia anche delle istituzioni ma non solo. Apprezzo l’idea che sia necessaria quanto mai una logica sussidiaria per fare in modo che ciascuno possa avere il meglio rispetto alle sue esigenze è importantissimo, per dare sostegno a tutto quello che può nascere dal basso. Sosterremo questo emendamento.

Marina Lazzarini, Ssd
Colgo con soddisfazione il reiserimento di questo articolo cui la Comissione Csd Onu ha lavorato alacramente. In questo articolo si concretizza il cambio di paradigma sulla disabilità, non più basato sull’assistenza medicalizzata, ma si punta all’inclusione sociale delle persone con disabilità. Bene la proposta dell’assistente personale, il discorso del dopo di noi, che ha un peso enorme sulle famiglie delle persone disabili.

Marianna Bucci, Rete
Questo è l’articolo che certamente caratterizza nel modo migliore questo decreto e vede il contributo di associazioni e della commissione Csd Onu per la sua stesura. Nel nostro paese, per le sue dimensioni ridotte, questo intervento ha un significato più profondo rispetto alle realtà limitrofi, si va a creare una rete di sostengo all’interno della comunità alla persona disabile e per la sua famiglia, cosa che non può che incontrare il nostro favore. Speriamo nell’attuazione dell’articolo si mantenga lo spirito con cui è nato.

Articolo 13. (Modifica dell’articolo 5 della Legge 29 ottobre 2003 n.137 e successive modifiche- Congedi Parentali) /Presentano emendamenti Pdcs, Rete e governo. Alla fine del dibattito, Pdcs e Rete li ritirano, mentre quello del governo viene riformulato e viene approvato con 34 voti a favore, 10 contrari e 1 astenuto.

Franco Santi, Sds per la Sanità
L’Articolo andava a modificare l’articolo 5 relativo ai congedi parentali, il governo ha presentato un emendamento modificativo dell’articolo stesso che è il compimento di un percorso molto articolato di confroto e approfondimento messo in campo insiemea sindacati, genitori e associazioni che si occupano di disaiblità e insieme ai servizi che erogano e gestiscono la certificazione dei congedi parentali. Siamo giunti a una definizione di un articolato che vuole raggiungere diversi obiettivi, primo riproporre nella sua interezza l’articolo 5 della legge del 2003 che aveva disperso alcune disposizioni. Abbiamo voluto ripristinarlo nella sua completezza per dargli l’organicità che merita abbiamo poi inteso ripristinare il principio originale del legislatore nel 2003, ovvero la concessione di un supporto e aiuto alle famiglie in determinate condizioni, certificate dai servizi, che era il riconoscimento di un diritto. Cosa che è cambiata negli anni perché si è affiancato il pricipio dell’accompagno, ovvero il permesso doveva essere legato a una motivazione. Questa modalità, con l’approfondimento fatto in questi mesi, non è mai stata effettivamente applicata, perchè la realtà vissuta da queste persone non permette l’effettività del collegamento tra accompagno e permesso di lavoro. Abbiamo ritenuto più utile quindi rispristinare il principio iniziale della ‘presa in cura’ del familiare, senza andare a sindacare il collegamento. La normativa prevederà una fase istruttoria di certificazione puntuale, dopo di che il permesso di lavoro vene concesso al di là della certificazioe di qualsivoglia situazione. Insieme a questo. è introdotta una modaità nuova di quantificazione dei permessi, dai 4 giorni inziali, al monte orario in modo proporzionale ai contratti di lavoro, per dare giusta equità ai lavoratori. Con questa formulazione crediamo di poter garantire un diritto nella maniera più equa possible.

Marianna Bucci sull’emendamento soppressivo di Rete
Siamo a sopprirmere il comma 6 in questo emendamento, totalmente incoerente con la finalità di sburocratizzazione per le famiglie. Si chiedono 3 giorni di anticipo per procedere alla richiesta di congedo, si dice poi ‘fatto salvi casi di comprovata urgenza’ che non è un criterio oggettivo, chiediamo in caso di specificare cosa si intenda.

Pasquale Valentini, Pdcs
Il primo emendamento lo ritiriamo, perchè nel frattempo su questo si è innescato un confronto e delle proposte, noi abbiamo ragionato sulla proposta di decreto così come era stato presentato e avevamo richiesto di eliminare la frase che aveva prodotto l’annullamento dei congedi, quando si diceva che il permesso era legato esclusivamente a prestazioni sociosanitarie o sanitarie documentate. Vedo nell’emendamento del governo che il passaggio è superato. E’ positivo aver eliminato la restrizione, ma vorrei capire: si dice non c’è più questa dizione. Ma si dice poi che è possibile richiedere il permesso 3 giorni prima, ‘fatto salvi casi di comprovata urgenza’ che con secondo emendamento, come Rete, chiediamo di eliminare.

Denise Bronzetti, Ps
Ribadisco quanto già detto in comma comunicazioni al Segretario sull’Iss. Era più idoneo non andare a modificare una legge con un decreto, per motivi di gerarchia delle fonti, sarebbe stato meglio prendersi il tempo di modificare la legge e non di forzare come avvenuto in questa situazione. Nell’emettere il decreto c’è stato un periodo di validità prima della ratifica che ha creato una confusione terribile per le famiglie. Avevamo chiesto di verificare il contenuto del decreto, di pazientare e oggi le ribadiamo che non si può, perché ci sono degli abusi, far sì che poi si colpisca anche chi gli abusi non li commette.

Roberto Ciavatta, Rete
Fin da principio abbiamo evidenziato la necessità di non introdurre contraddizioni in una legge, era necessario fare qualcosa, ma non si vede la necessità di intervenire in questa direzione. Lo diceva il collega Bronzetti, ci saranno stati degli abusi, ma la legge non può rincorrere chi se ne approfitta, deve prevedere un principio e chi non lo rispetta va punito, ci devono essere controlli su chi usufruisce di un diritto e che non debba essere umiliato a dover richiedere in anticipo ci che gli spetta di diritto. Gli abusi vanno perseguiti, ma non è per via di questi che possiamo permetterci di cambiare la normativa.

Franco Santi, Sds Sanità esprime orientamento negativo all’accoglimento degli emendamenti

Marianna Bucci, Rete
Mi auguro che se venisse bocciato il nostro emendamento non ci troveremo a dover modificare ancora il decreto.

Pasquale Valentini, Pdcs
Più approfondiamo, più devo pentirmi del primo giudizio positivo. Devo capire come è difficile identificare questa tipologia di ‘chi si prende cura’, il campo si amplia enormemente, tutti i genitori si prendono cura dei figli. Poi si dice ‘portatore di gravissima patologia correlata all’età’, cosa vuole dire? Dall’altra inventiamo delle restrizioni, vorrei conoscere quale sia la casistica per capire se erano già applicabili i tre gioni di anticipo. Perchè è così difficile? Se le persone disabili sono certificate e viene concesso il diritto dei congedi parentali, basta questo. Va bene accettare l’emendamento del govenro, ma se ci sono poi semplificazioni. Stiamo votanto un articolo in cui non si capisce chi ne ha diritto.

(dopo una consultazione, si modifica l’emendamento del governo)

Franco Santi, Sds per la Sanità
Abbiamo depositato una nuova versione dell’emendamento, al comma 6 abbiamo tolto la parola “comprovata”, per evitare l’eccesso di burocrazia che riteniamo così non sia più riscontrabile nella norma.

Pasquale Valentini, Pdcs
Visto che è già compresa l’eliminazione di una parte richiesta, non abbiamo emendamenti da mettere in votazione.

Marianna Bucci, Rete
Anche noi abbiamo ritirato l’emendamento, comunque sia la nuova formulazione proposta da Santi non incide sulla questione dell’aggravio burocratico, resta il criterio dell’urgenza che è arbitrario e non oggettivo. Saremmo favorevoli all’abrogazione del comma.

Decreto Delegato n.128 – Disposizioni per favorire il rientro di patrimoni e l’emersione di alcuni beni detenuti all’estero/ l’esame dell’articolato viene interrotto al termine della seduta.

Simone Celli, Segretario di Stato per le Finanze
Con il decreto si dà attuazione alla legge finanziaria, si vuole agevolare l’emersione dei beni detenuti all’estero che al momento non sono stati dichiarati dal contribuente, finalità è anche avere un quadro reale della capacità patrimoniale dei contribuenti. E’ una normativa che si inserisce all’interno della svolta sostanziale di San Marino in materia di cooperazione fiscale internazioanale, ovvero il passagigo allo scambio automatico di informazioni. In questa fase di trapasso che ha già portato allo scambio automatico, riteniamo che offrire la possiibltià al contribuente di far emergere beni non dichiarati detenuti all’estero rappresenti un’opportunità in più, nel momento poi in cui il rientro di capitali può rappresentare anche una misura positiva di sostegno al sistema economico e finanziario della Repubblica di San Marino. La norma stabilisce il rimpatrio fisico o la regolarizzazione, sono stati presentati anche alcuni emendamenti, obiettivo è fare in modo che redditi e beni non dichiarati possano tornare ad emergere, con l’obiettivo di aumentare la capacità patrimoniale dei contribuenti. Presentiamo 5 emendamenti: tra questi, il primo mira ad anticipare i termini per adesione, prima fissati a settembre, ora al 31 maggio 2018, con il secondo si elimina l’obbligo del rimpatrio fisico per somme di denaro e strumenti finanziari; un altro distingue l’aliquota, il rimpatiro fisico è sanzionato con un’aliquota inferiore, aumentan per la regolarizzazione con rimpatrio giuridico. Nei prossimi giorni attiveremo, come governo, una campagna di informazione. Sottolineo il confronto avuto co Anis e Abs sulla definizione del decreto, l’auspicio è che si raggiungano risultati positivi per il rietro di disponibilità economiche e finanziarie nel Paese.

Marco Gatti, Pdcs
Lo spirito del decreto fa fronte alla normativa fiscale introdotta nel 2013 che ha notevolemnte cambiato la modalità e le informazioni che richiede la Pa, non solo redditi quindi, ma anche capitali detenuti all’estero, e di fronte al fatto che San Marino oggi scambia informazioni con le altre amministrazoni, anche a proprio favore, il governo ha inteso di introdurre un decreto per far emergere eventuali omissioni nella dichiarazioni. Faccio alcune considerazioni: già la legge n.166 del 2013 ha due articoli che prevedono la possibilità di regolarizzare dichiarazioni incomplete o con omissioni. Se effettivamente oggi i contribuenti devono dichiarare beni all’estero, hanno già quindi la possiiblità di regolarizzarli.

Iro Belluzzi, Psd
Purtroppo mi sembra che la Repubblica stia imboccando una strada di non ritorno che non si confà a quelli che sono gli elementi per rilanciare la nostra economia. Francamente si è contrari a quello che è portato avanti con questo decreto. Se occorreva far sì che i nostri cittadini potessero regolarizzarsi, per disattenzione verso elementi non ritenuti importanti fino poco tempo fa, c’erano elementi già descritti dal collega Gatti, qua invece si va a raschiare il fondo. E vengono fatte scelte che non appartengono alla nostra dimensione.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
In un tempo normale, il fatto che si favoriva il rientro di capitali sammarinesi, poteva essere sicuramente qualcosa di avveduto. Oggi invece il problema è la mancanza di fiducia nel sistema bancario e finaziario. Auspico quindi il recupero di fiducia piena e di sistema, che passa anche attraverso il messaggio che riusciamo a far uscire da nostro piccolo contesto territoriale.

Stefano Palmieri, Rf
Qui non si tratta di mancanza di fiducia del sistema, ma di regolarizzare e mettere in chiaro quello che è stato costituito fuori o che è stato portato fuori dall’interno. E tutti dobbiamo impegnarci per ricreare fiducia, se la si chiede la si deve anche dare, senza un sistema finanziario il paese non esiste, lo scudo fiscale che chiede di far emergere le disponiblità che sono fuori e il decreto viene inserito in questa logica.

Roberto Ciavatta, Rete
Non sono contrario al tentativo di far rientrare somme non regolarizzate che sfuggono, d’altra parte non sarò mai d’accordo al principio degli scudi fiscali che portano alla detassazione. L’obiettivo nella fase iniziale è di prevedere il rimpatrio di somme e fornire liquidità al sistema sammarinese, le ragioni le sappiamo. Quest’anno abbiamo assistito a una perdita liquidità nel sistema preoccupante, ma i 700 mln di euro usciti in pochi mesi non rientrano subito, ma potranno rientrere invece capitali di derivazione illecita. A livello di liquidità il ritorno sarà irrisorio e limitatissimo alla luce degli sconvolgimenti capitati quest’anno.

Alessandro Mancini, Ps
Un intervento fatto qualche anno fa avrebbe fotografato il rientro di questi capitali in modo diverso, oggie- nonostante la normativa dia una copertura legislativa che va a sensibilizzare chi ha capitali all’estero- temo che gli effetti saranno ridotti. Le finalità, ci stanno se sono quelle di regolarizzare eventuali distorsioni e uscite di capitali. Ma se le finalità sono quelle di fare rientrare i capitali e alimentare un settore bancario in sofferenza, l’emendamento della possibilità di rimpatrio giuridico va a vanificare questa finalità.

Gian Carlo Capicchioni, Psd
E’ uno strumento non adeguato per come è stato importato e per il rientro dei capitali. Lo scambio di informazioni riguarda correnti bancari e altri titoli, non i beni. Manca il fare in modo che San Marino abbia una legislazione o delle condizioni favorevoli e un ambiente sereno e ospitale per questi beni e patrimoni, cosa che in questo momento non è. La perdita di fiducia nel sistema ha fatto sì che anche i nostri concittadini trasferissero in Italia somme. E non sono i grandi investitori, parliamo dei pensionati, dei dipendenti che cercano di tutelare i propri risparmi trasferendone fuori almeno una parte. Il decreto ci porta cifre irrisorie, non so la previsione, forsè è attorno i 300 mila euro, io credo che non arriveremo neanche a questa somma. In più le aliquote inserite: noi abbiamo fatto emendamenti per ridurle.

Sandra Giardi, Rete
Questo decreto porta già delle lacune, la finalità è di fare cassa, ma la somma dei 300 mila euro non è una certezza, vedremo quali saranno i frutti. Chi nell’ultimo anno è stato spinto a portare fuori i propri risparmi se li riporterà a San Marino, ma li dichiarerà sul 2018. Poi il rimpatrio è un palliativo, applica sanzioni, ma se non mettiamo in sicurezza il nostro sistema, il decreto in sé non porta certezze.. Poi anche sui capitali oggetti del decreto, come farà l’Aif a conoscere la loro origine effettiva?

Gian Matteo Zeppa, Rete
Ricordol’alzata di scudi” qua dentro con gli scudi fiscali italiani. E’ uno strumento che usano i governi in momenti di difficoltà, in cui non hanno la possibilità di creare ricchezza, è un modo estremo di raschiare il barile. Adesso voi, governo, siccome non avete idee di come andare a reperire somme immediate, vi inventate quello che criticavate anni fa. Nemmeno con un progetto di legge, ma con un decreto con cui si paventavano cifre di rientro irrisorie. E’ un voler punire, non un progetto di legge di ampio respiro che potevq riportare somme non in modo coercitivo. Vogliamo fare cassa con 300 mila euro paventati o è uno strumento di punizione?

Simone Celli, Sds per le Finanze, replica
La finalità è quella di avere un quadro reale della capacità patrimoniale dei contribuenti, è una finalità fiscale non legata alla fiducia o meno del sistema. Un minimo di chiarimento ci vuole, se no si fa solo confusione. Secondo aspetto relativo alla previsione di bilancio: la cifra era molto moderata- di 800 mila euro, non 300 mila- ma era prudenziale e pensiamo i risultati possano essere superiori. Sull’approccio punitivo o meno, la maggior parte degli Stati fa questi interventi, non solo l’italia, legittimamente si può incentivare il contribuente sammarinese a fare un certo di tipo di percorso di emersion Ho sentito tanti discorsi che nulla c’azzeccano sullo scudo fiscale. Ci sarà l’impegno specifico a trasmettere il decreto al Moneyval una volta ratificato.

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