Un giorno con Hanan Al Hroub, Nobel per l’insegnamento: perchè l’educazione è cruciale nella Palestina martoriata

“Dobbiamo insegnare ai bambini che le nostre uniche armi sono il sapere e l’educazione”. Quando oggi pomeriggio ho avuto l’onore di incontrare Hanan Al Hroub, la donna palestinese diventata famosa per aver ricevuto il Nobel come miglior insegnante del mondo, in occasione di un evento promosso dall’Ambasciata palestinese in Italia a Roma, mi sono subito ritornate in mente quelle parole pronunciate due mesi fa quando Papa Francesco annunciò che lei, professoressa in un campo profughi palestinese, era diventata il simbolo di quella professione in tutto il mondo. Quelle parole mi colpirono allora e oggi ancora di più. L’educazione ricopre un ruolo cruciale in una terra, la Palestina, martoriata da guerre e dall’occupazione militare, dove la popolazione locale è costretta a vivere in condizioni precarie, a volte al limite della dignità umana.

Ho avuto modo di visitare più volte la Palestina in qualità di membro dell’intergruppo dei parlamentari per la pace. Ho visto da vicino le condizioni del popolo palestinese, che sono drammatiche e tali permangono anche quando i clamori della guerra e dei media non raggiungono l’apice. Parliamo di condizioni disumane. Violazioni continue dei diritti umani, mancanza di prospettive politiche ed economiche, sfiducia totale nella ripresa del processo di pace, povertà, disoccupazione, limiti enormi alla libertà di movimento. Una condizione, quella che vivono i palestinesi, che non si può esitare a definire di apartheid. I bambini sono costretti ogni giorno a fare i conti con i lacrimogeni lanciati dagli israeliani: quel veleno penetra nei loro corpi, li stordisce, e al di là dell’effetto fisico, li annienta emotivamente. Li fa vivere nella paura. Durante uno dei miei viaggi ho incontrato un  bambino di dieci anni del campo profughi di Aida, che mi ha mostrato cicatrice sulla fronte causata da un proiettile di gomma israeliano: si può definire questa infanzia? Certamente no. Quando alcuni ragazzi raccontano di essere stati costretti ad abbandonare in fretta e furia la propria casa, poi demolita dalle ruspe, è impossibile non chiedersi con quali sentimenti cresceranno questi ragazzi, quante ferite rimarranno aperte nelle loro coscienze, come potranno aspirare ad una vita e a delle relazioni normali.

Non possiamo abbandonare questi ragazzi. C’è chi, come i comitati popolari della resistenza non violenta, attivi in diversi campi profughi, provano ogni giorno a far vivere ai ragazzi una quotidianità normale: musica, sport e gioco provano a innestarsi in un ambiente dove la disperazione la fa da padrone. A quella generazione smarrita, che non ha conosciuto la storica stretta di mano tra Yasser Arafat e Yitzhak Rabin alla Casa bianca, dobbiamo guardare non con lo sguardo del pietismo, ma con quello del sostegno e della solidarietà. Hanan Al Hroub è una donna che vive nei campi profughi e che ha dato un esempio straordinario in tutto il mondo: il muro della non conoscenza si deve e si può rompere perché l’ignoranza rende fragili. Per questo popolo l’educazione delle giovani generazioni è fondamentale. Dobbiamo puntare sulla conoscenza e sul sapere, che è consapevolezza, se vogliamo dare un futuro a questo popolo che sogna uno Stato, che vive da straniero in una terra che è sua. Educare alla pace, quando chi ti costringe a vivere in condizioni disumane è dietro l’angolo, non è facile. Ma è cruciale. Perché se non educhiamo le giovani generazioni alla pace e alla convivenza civile le guerre non cesseranno mai, in Palestina come in tanti altri Paesi del mondo, dove la povertà e la minaccia del terrorismo islamico rischiano di trasformarsi sempre in pericolosi detonatori. Affidiamo alle nuove generazioni il compito di costruire un mondo migliore. Noi non ne siamo stati capaci: prenderne atto non è un segno di debolezza, ma di coraggio e di lungimiranza. Abbiamo, però, una grande occasione di riscatto: spiegare agli adulti di domani i nostri errori, affinchè non si ripetano mai più.

On Marietta Tidei

28 maggio 2016

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